ArcheoTour, il colombario di Claudio Vitale

Il colombario di Claudio Vitale

di Carlo Pavia

La Vigna Falcone, nel Settecento, era solo una piccola proprietà agricola.
Nel XIX secolo fu trasformata in una grande residenza e prese il nome dai nuovi proprietari, Villa Wolkonsky.
L’area comprende ben 36 arcate dell’acquedotto Claudio-Neroniano e la nuova villa venne costruita inglobando tre campate dell’acquedotto, ai cui lati venne creato un giardino ricco di siepi e, soprattutto, roseti.
Gli scavi condotti dai Wolkonsky portarono alla luce alcuni mausolei romani tra cui il Colombario di Tiberio Claudio Vitale e il Sepolcro dei Servilii lungo il tracciato della via Celimontana antica, che attraversa la villa.

Villa Wolkonsky è la residenza ufficiale dell’ambasciatore britannico in Italia. Si trova a Roma, immersa in una proprietà che copre undici ettari della collina dell’Esquilino, appena dentro le Mura Aureliane, non lontano dalla Basilica di San Giovanni in Laterano.

Il complesso, ampliato dai proprietari successivi, è in una proprietà della Gran Bretagna, che tuttora lo utilizza come sede diplomatica.
Per questo motivo il Colombario di C. Vitale è difficilmente accessibile ed abbastanza sconosciuto anche agli addetti ai lavori.
Il monumento sepolcrale è stato costruito nel I secolo a ridosso della collina retrostante (Foto 2, A) come se volesse in qualche modo sostenerla al fine di evitare frane (cosa che si riscontra anche nei tre mausolei ad cumbas che vedremo più avanti).
L’ingresso era al pianterreno (A1). Una scala in muratura interna permetteva di raggiungere il primo piano (A2) ed il secondo piano (A3). Aperture sulla facciata in laterizio davano luce agli interni.


In un secondo momento un nuovo piano di calpestìo, causa smottamento tellurico, coprì l’originario (B4). L’ingresso venne tamponato e se ne costruì un altro (B5) al livello superiore. Il vano A1 diventò automaticamente sotterraneo.
In un terzo momento anche questo piano di calpestìo venne coperto da una frana e si portò fino a coprire il secondo ingresso (B7). Si rese necessaria la costruzione di un nuovo ingresso (B8). Il vano A2 diventò seminterrato.
Gli scavi hanno riportato alla luce tutta la facciata del mausoleo fino al livello originario che oggi risulta però nuovamente interrato (Foto 3).

foto 3

Il Titulus è ancora in sito (Foto 4).
TI CLAVDIO TI F VITALI (a Claudio Tiberio figlio di Vitale)
TI CLAVDIUS VITALIS ARCHITE (ctus) (Tiberio Claudio Vitalis architetto, ambedue ingenui, nati liberi, manca la L di liberto)
CLAUDIA TI L PRIMIGENA (Claudia Primegenia, liberta di Tiberio)
CLAVDIA TI ET C (la C è rovesciata) L OPTATA F (e Claudia Optata liberta figlia) 
TI CLAVDIVS AVG L (Tiberio Claudio Augusto liberto)
EVTICHVS ARCHITECTVS (Euticus Architetto)

foto 4 il Titulus

Dunque, una famiglia di architetti che certamente avevano collaborato alla messa in opera dell’acquedotto soprastante.
Al secondo piano è una mensa angolare e tracce dei fori dove erano infilate le panche lignee laterali. Qui si svolgevano i pasti in onore dei defunti (Foto 5).

foto 5

Gli interni rimangono perfetti, con un semplice intonaco a fondo bianco che riveste l’opera laterizia, le nicchie ad edicola e quelle ospitanti le olle cinerarie. Interessantissimi sono anche i tratti di mosaico pavimentale in bianco e nero che qua e là è possibile ammirare specialmente se si avrà cura di pulirli con uno straccio umido (Foto 6).

foto 6

La presenza di sarcofagi (Foto 7 e 8) dimostra che il mausoleo è stato frequentato ed utilizzato almeno fino alla fine dei III secolo.

Dal basso, e guardando in alto, si nota la caduta dei solai relativi all’ultimo piano (Foto 9).

foto 9



Per saperne di più, Carlo Pavia, ROMA SOTTERRANEA, Gangemi Editore.




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