ArcheoTour, numismatica romana: Giovanni da Cavino

GIOVANNI da CAVINO

di Carlo Pavia

A proposito di una lezione sulla numismatica romana che ho tenuto l’8 Febbraio 2017.
Ad un certo punto abbiamo puntato l’attenzione su alcune monete di Giovanni da Cavino (Padova, maggio 1500 – Padova, 5 settembre 1570) che è stato uno straordinario incisore di medaglie.
Particolarmente note sono le sue imitazioni di monete antiche, tanto che anche i suoi esemplari hanno raggiunto cifre astronomiche nel mondo del collezionismo.
Il pregio maggiore è quello di aver duplicato monete romane di cui oggi si sono perse le tracce (Dio solo sa in quale collezione si trovino); tra i suoi scempi quello di aver usato delle vere monete romane (spero almeno le più illeggibili) a mo’ di tondino per coniarne di nuove.
La qualità delle sue riproduzioni rende estremamente difficile la loro identificazione come falsi.
Alla Bibliothèque Nationale di Parigi ci sono oltre centoventi coni originali incisi da Cavino.
I suoi lavori possono essere raggruppati in tre categorie diverse:
1) Riproduzione fedele delle monete antiche (esistono esemplari di monete uniche, di cui nulla si sa)
2) Coniazione di monete identiche agli originali (il cui dritto e rovescio può anche appartenere a due originali diversi)
3) Coniazione di monete d’invenzione

La foto 1 raffigura tre esemplari al dritto e al rovescio.
Il primo è un sesterzio di Nerone realizzato da un tondino con abbondanza di piombo oltreché stagno (da cui il colore nero; in quel periodo non era ancora stato riscoperto lo zinco). La seconda e la terza sono realizzazioni in oro di (parziale) invenzione; la prima rappresenta Adriano con una nave romana mentre la seconda Zeus con la città di Troia.
 

foto 1

Un lotto di monete (foto 2-3) nel dritto, derivanti da fusione, non ancora tagliate e rifinite.
Si tratta dei primi dodici imperatori di Roma, i dodici cesari di Svetonio.
Le monete di Cesare ed Othone (quest’ultimo ha coniato solo aurei e denari, almeno secondo le conoscenze attuali) sono completamente inventate, quelle di Augusto e Tiberio sono varianti probabilmente derivate da esemplari originali di cui si sono perse le tracce, le altre sono riproduzioni di sesterzi romani.

foto 2 – I primi 12 Imperatori di Roma
foto 3 – Il rovescio delle stesse monete

Giovanni Cavino ebbe tre figli, Camillo, Vincenzo ed Antonio.
Quest’ultimo fu l’unico a proseguire l’attività dopo la morte del padre, probabilmente continuando ad usare conii da lui incisi o le madri per fusioni.
Queste ultime (i “panini” in gergo; in uno dei prossimi post vi farò vedere come realizzarli) giravano ancora tra i falsari “minori” dell’800.
Esisterebbe anche una quarta categoria ma non viene presa molto sul serio: si tratta di monete il cui dritto è una copia perfetta di un originale romano mentre al suo rovescio campeggiano spesso scene oscene a sfondo sessuale ovviamente di immaginazione.
Qualora riuscissi a superare un mio certo innato pudore, ne pubblicherò almeno una e spiegherò da dove provenga il termine “patacca”.

Siete avvertiti!

La prossima settimana vedrete il relativo post… promesso!

Carlo Pavia




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