GUSVILLE: i Diavoli Neri di Borgo Sabotino | 5° puntata

Una rara foto del Sergente Kinch, autore del diario

Dal diario del Sergente Thomas “Tommy” Kinch
Falso allarme. Sono solo animali.
Riesco a distinguere i lievi rumori degli animali in cerca di cibo che smuovono gli arbusti e che scavano per terra, da quelli di un Unno, pesante e goffo nel suo strisciare sui gomiti.
Mi ricordo quando andavo a cacciare con papà sui monti vicino casa.
Giorni e giorni di appostamento per sorprendere un’alce e ucciderlo.
Uccidere.
Non mi fa più paura uccidere.
Il nostro addestratore lo diceva. “Diventerai un automa, una macchina per uccidere”. Aveva ragione.
Il tempo passa. Fra un’ora ritorno alla base e mi potrò riposare un po’ prima di un’altra missione e di un’altra ancora….
Rumore.
Questo non è un’animale. E’ un uomo. E’ un Nazi.
Pulisco il coltello sull’uniforme dell’Unno.
Quanti anni potrà avere? Non più di una ventina, 
come mio fratello.
Non ha emesso un lamento.
Sono stato fulmineo, spietato.
Non sento nulla per il Nazi, penso solo a mio fratello.
Prendo la carta. Il comandante stasera le ha distribuite urlando “Non provate a portarne indietro neanche una!”. Gliela attacco sul petto in bella vista. Il sangue fa da colla. Posso tornare alla base.
Sorrido contento.

Volantino di “benvenuto” lanciato dagli aerei tedeschi sulle truppe alleate dopo lo sbarco di Anzio

Leggendo un sito di reduci scoprii che ad Anzio la 1st Special Service Force combattè per 99 giorni. Ed è proprio ad Anzio che la Special Service Force incominciò ad usare “le carte”.
Le carte furono un’invenzione di Frederick che ordinò una fornitura di etichette di carta sulle quali riprodusse le insegne della sua Brigata, la punta di freccia rossa con le parole Canada e Stati Uniti e a fianco fece scrivere in tedesco “Das Dicke Ende Kommt Noch”.
The Worst is Yet to Come
Il peggio deve ancora venire.
Das Dicke Ende Kommt Noch.

DDEKN

Il Generale John Lucas (a sinistra), comandante del VI Corpo d’armata statunitense durante lo sbarco di Anzio, stringe la mano al Generale di Brigata Robert T. Frederick comandante della 1st SSF

Non poteva essere una coincidenza. Ogni elemento si incastrava alla perfezione. La vecchia Luger rimandava alla II Guerra Mondiale, e la II Guerra Mondiale c’era stata a Borgo Sabotino, certo che c’era stata!
E a Borgo Sabotino era morto ammazzato un usuraio a cui avevano tatuate a pennarello sulla schiena le iniziali di una frase in tedesco; frase che proprio dalle parti di Borgo Sabotino gli incursori della 1st SSF avevano impresso su di una carta che appiccicavano sulla fronte dei Tedeschi, i quali con la Luger in mano, a loro volta, uccidevano chi oltrepassava il Canale Mussolini.
Canale che è a pochi passi dal luogo dell’omicidio.
Canale che è a pochi passi da casa mia.
Das Dicke Ende Kommt Noch
Chi poteva sapere della 1st Special Service Force e della carta al Borgo? C’erano dei Tedeschi al Borgo, o nelle vicinanze? Da escludere.
Al Borgo ci si conosceva tutti e non c’erano Tedeschi che dormissero o si facessero vedere da queste parti. Forse qualche turista d’estate.
Rumeni, Bielorussi, Ucraini, Moldavi, Marocchini, Egiziani, Indiani, quelli sì ce ne sono tanti. Ma di Tedeschi no.
Chi poteva sapere della 1st Special Service Force e della carta al Borgo? Forse un giovane. No, ai giovani non interessa il passato. Sono proiettati verso il futuro: le storie di una settantina di anni fa non gli interessano come non interessano neanche quelle di sette giorni fa.

Ultime istruzioni prima di un’azione 

Forse ad una persona anziana sì: un anziano potrebbe non solo conoscere la storia, ma potrebbe anche aver vissuto quei momenti.
Io i vecchi del Borgo li conosco tutti.
Quelli che si ritrovano al bar per giocare a carte; quelli che si siedono sulle panchine a prendere il sole, sperando che qualcuno si fermi a fare quattro chiacchiere con loro, quelli che stanno a casa, resi lenti ed inattivi dal tempo e dal lavoro duro dei campi, fatto quando nei campi era ancora duro. Io li conosco, li vedo ogni giorni, ci parlo.
Chi poteva sapere della 1st Special Service Force e della carta al Borgo? Forse un appassionato di cose militari, giovane o anziano che fosse.
Quello sì che avrebbe potuto conoscerne di storie della II Guerra Mondiale, avere una Luger nel cassetto e le carte nel portafoglio.
Das Dicke Ende Kommt Noch
Il peggio deve ancora venire.
Bisognava cercare una persona anziana o appassionata di cose di guerra, che avesse a che fare con il morto, probabilmente perché strozzato.

Stavo elencando su di pezzo di carta tutte le persone che conoscevo al Borgo, raggruppandole per famiglia, indicandone un’età approssimativa, rimuginando sul perché il peggio doveva ancora venire, quando mi telefonò Mariano il Maresciallo, che mi disse con voce concitata:

“Ne hanno ucciso un altro”.

Guardai l’orologio, erano le quattro di mattina.

Il soldato, dopo aver ucciso un Tedesco, doveva incollare la carta sulla fronte del morto, o sull’elmetto, e poi poteva andar via. Questa tattica, eseguita da una banda di guerriglieri con la faccia sporca di nero che si muovevano silenziosamente nella notte, non solo spaventava il nemico ma produceva un grande effetto sugli altri soldati della testa di ponte e sui corrispondenti di guerra.

Uno scrittore canadese evidentemente ispirato dalle gesta della Force, in un impeto di alta prosa, inviò a casa una corrispondenza, nella quale si leggeva:

“ I Black Devils di Anzio sono probabilmente i più tosti combattenti mai creati. Quando c’è da fare il lavoro duro i Black Devils non si tirano indietro! Si divertono nel pericolo, con le facce annerite ed armati fino ai denti. Inseguono la loro preda, la uccidono silenziosamente e ritornano mentre l’alba colora il cielo italiano, insanguinati, stanchi, stracciati, ma cupamente soddisfatti. Questi sono i Black Devils, considerati da molti i migliori combattenti del mondo.”

Il morto era Ringhio, uno dei due guardaspalle del Zizzania.
Lo chiamavano così per una vaga somiglianza con il giocatore del Milan. Mentre con lo scooter correvo verso il luogo che Mariano mi aveva indicato, dove avevano trovato il cadavere, pensai alle sue ultime parole, volte a rispondere alla mia domanda.

“Come è stato ucciso?”
“L’hanno sgozzato” mi rispose, lasciando trapelare non poca inquietudine.
Pensai subito al V-42, al coltello da combattimento espressamente costruito per la 1st Special Service Force. L’avevo visto su internet. Lungo quanto una baionetta, faceva paura.

Il pugnale V-42

Un’arma letale.
Che stronzata pensai. Quale arma non lo è?


Cliccando qui potrete leggere la puntata precedente



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