L’amore finisce, resta il ridicolo

A pronunciare  parole d’amore, persi dentro tali e tante amenità, a volte può capitare che poi ci sentiamo ridicoli.
Ci siamo accorti che questo strano sortilegio che ammalia, coinvolge e avvolge, fa regredire gli innamorati ad una fase infantile: si cambia voce, cambiano i gesti, gli sguardi e persino orientamento; si assiste alla trasformazione di sé stessi in una propria versione edulcorata, che è tanto più piacevole e leggera di quella che il ruolo, l’età e la propria posizione sociale ci attribuiscono.
Ci sentiamo meglio, nonostante tutto.

Però, non si sa come, capita che agli innamorati avvenga più o meno come ad Adamo ed Eva che, solo dopo aver commesso il peccato originale, si vergognarono della propria nudità nel giardino dell’Eden.
Ovvero, esiste sempre un dopo nel quale ci guardiamo con distacco e, quasi risvegliandoci dal sogno, ci ritroviamo ad essere colti di colpo dal senso del ridicolo e dal bisogno tutto particolare di ricomporci, di nasconderci e di coprire le nudità con la foglia di fico.

Wiligelmo bassorilievo.
“La creazione di Eva” particolare
Duomo di Modena

Ciò non significa necessariamente rinnegarsi, perché non sempre il caso è così estremo: a volte, anzi, ci si guarda con indulgenza e ci si concede un sorriso benevolo, di quasi tenerezza, se pure in presenza di un certo imbarazzo, per essere stati così felici e incoscienti almeno una volta nella vita. L’incantesimo, lo sappiamo, non potrà più ripetersi dopo che si è rotta l’illusione e che siamo partiti verso gli sconfinati lidi del disincanto.

“C’è sempre qualcosa di ridicolo nei sentimenti di chi non si ama più”.  Lo ha detto Oscar Wilde, probabilmente osservando che il ridicolo si impadronisce dei gesti dell’amore quando li rivisitiamo ad amore finito.
Oggi che siamo nell’era digitale e che tutto ci viene riconsegnato attraverso i social, amplificato e messo in bella mostra, sembra normale per tutti o quasi, mettersi in posa per la spettacolarizzazione dei sentimenti, cosa della quale facciamo sfoggio a più non posso.

E allora non so quanto sia rimasto di quel ridicolo di cui parlava Oscar Wilde, se esso sia mutato o, per effetto contrario, sia stato azzerato da una assuefazione all’immagine che a lungo andare ha modificato il sentire umano, determinando una percezione della realtà artefatta con una facilità senza precedenti.

”Dev’esserci qualcuno che continua a spostare la soglia del ridicolo”,  ha osservato Ennio Flaiano molto prima dell’avvento dei social, in uno dei suoi molteplici aforismi.
È stato uomo di incredibile acume e probabilmente ha ragione lui, la soglia delle percezioni continua inesorabilmente a spostarsi: il senso del ridicolo oggi si è quasi estinto e ci sottrae ad ogni forma di pudore, in nome di una verità che teoricamente dovrebbe farci liberi, quando in realtà siamo diventati schiavi di una continua rappresentazione. 
Ci rappresentiamo prima ancora di viverci le nostre relazioni umane, le pensiamo nel formato più congeniale ad essere consegnato ad una posterità posticcia.

In breve, conta più l’apparire dell’essere.

René Magritte. La Decalcomanie 1966

Chissà se la percezione del ridicolo o quel beato senso del pudore abbia mai sfiorato Elisa Isoardi nell’attimo di dare in pasto ai social la foto scattata con il proprio ex tra le lenzuola, allo scopo di annunciare la fine di quella relazione.  
Ed essendo poi l’ex della fattispecie il Ministro degli Interni Matteo Salvini, si poteva ben presumere che la foto avrebbe fatto il giro del mondo, come è accaduto,  in meno di ottanta giorni, ma anche di poche ore se non addirittura minuti.

La foto con la quale la Isoardi annunciava la fine della relazione con Salvini

Potenza del web.

“Si può pure essere ridicoli quando si ama, ma non lo si è quando si soffre”, scrive Alfred De Musset che mi spiace di dover contraddire: nell’era dei social si riesce ad essere ridicoli in entrambi i casi, tant’è che in questo insolito modo di comunicare una storia d’amore finita, non si scorge alcuna traccia di sofferenza.
Si vive talmente di rappresentazioni che potremmo azzardare l’idea che ad essere coinvolta in certe storie d’amore sia solo l’immagine social e non noi stessi medesimi, il che mi fa pensare a quel capolavoro di Oscar Wilde – “Il ritratto di Dorian Gray” – in cui era il ritratto che invecchiava, imbruttiva, soffriva e si consumava al posto dell’originale. 
Nel caso del ridicolo sembra che non si sia proprio sfiorati dall’idea che possa travolgerci, anche se affidiamo ai social una nostra immagine ridicola nella posa scattata per racimolare notorietà.

Una scena del film “Dorian Gray” diretto da Oliver Parker e interpretato da Ben Barnes (2009)

Eppure, nonostante qualcuno continui a spostare questa benedetta soglia del ridicolo e malgrado la narrazione fatta delle proprie vite, con la smania di protagonismo che ci assale,  ci riconsegniamo alla realtà come delle meteore, pronti a svanire in un battibaleno.  Tanto che persino i più noti e all’apparenza più coriacei fenomeni mediatici, sfrecciano verso l’oblio… e allora?  Se finisce un amore, ciò che resta è il ridicolo.


Forse.  







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2 commenti su “L’amore finisce, resta il ridicolo

  1. Si parla e si scrive dell’amore come di una forza e capacità dell’animo umano ispirata dal divino. Queste idee contorte sono state erreditate dalla filosofia platonica, la più sempliciota e svampita della storia. La scienza ci ha dimostrato che l’amore così come ci viene propinato da poeti malinconici e impotenti, letterati e filosofi , non esiste. Esiste il sesso in quanto necessità naturale (come mangiare, bere, dormire) anzi, poiche serve alla procreazione della specie, dovremmo metterlo al primo posto.
    L’amore invece esiste al di fuori del sesso, é la comunione fra due esseri che condividono una certa visione della vita, una comunione di intenti, l’amore per ciò che esalta la gioia di vivere (arte). L’amore sessuale finisce come finisce la voglia delle abbuffate, e la stanchezza di mangiare sempre la solita minestra. Io sono fortunato, ho fatto tante abbuffate, ma sono da 50 anni innamorato di mia moglie.

    1. Gentile Mireno,
      condivido il contenuto del suo commento, anzi le anticipo che tornerò sull’argomento nel prossimo articolo di questo Venerdì, guarda caso sfiorando proprio Platone, tra il serio e il faceto.
      Come Nota Stonata lascio qui le mie piccole stecche nell’orchestra del mondo, e non è detto che poi non siano a volte addirittura le più intonate ad un coro stonato.
      Tutti ci raccontiamo storie, favole e viviamo a volte di illusioni, ma spesso abbiamo smarrita la capacità di sognare liberamente. Forse alcuni sogni ci sono stati suggeriti, o abbiamo travisato i motivi e le ragioni più intime di vera gioia, proprio nel sognarci i sogni preconfezionati, o mettendoci ad imitare i sogni altrui. Fagocitiamo tutto e da tutto siamo fagocitati.
      Però tornerei alla leggerezza con la quale mi piace affrontare questi temi, senza troppo pretendere e senza trascurare mai un po’ di sana ironia, intonandoli a noi esseri umani. Ciascuno poi potrà a suo modo riconoscersi persino nell’errore, senza doverne vivere ancora il dramma.
      L’Amore è cosa importante, è spesso raccontato in una chiave mistificatrice, lei ha bene elencato le forme di Amore che durano e bene sottolineato che i sensi non si confondano mai con i sentimenti. Se poi si ha la fortuna di incontrare chi ci corrisponda nell’Amore, allora si dura insieme. Ma soprattutto non si finisce mai di scegliersi.
      Grazie per aver commentato,
      un abbraccio
      Nota Stonata

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