GUSVILLE: i Diavoli Neri di Borgo Sabotino | 6° puntata

Arrivai di fronte al Bar Centrale dove stranamente non c’era nessuno. Sapevo che si giocava a carte, anche d’azzardo, fino alle prime ore del mattino.
Lo capii subito dopo perché non c’era nessuno.
Girai dietro la piccola palazzina che sul davanti ospitava il bar e trovai Pino il barista e tutti i giocatori dietro la fettuccia che delimitava il luogo del delitto.
Il bar dava verso la rotonda centrale del Borgo, mentre la facciata posteriore della palazzina dava già verso la campagna, che, come riuscii ad intravedere, era coltivata a cocomeri.
Il retro era ben conosciuto a tutti gli avventori perché quando il piccolo bagno del bar era occupato ci si andava a pisciare, imprecando alla luna ed al barista.
E la puzza di urina faceva da sottofondo odoroso al racconto concitato di Radames.
Era lui che aveva ritrovato il cadavere proprio mentre stava espletando il proprio bisogno fisiologico.
Stava raccontando ad una platea non tanto attenta e neanche tanto lucida, quanto gli era successo, infarcendo il racconto di parole improbabili, apprese chissà come, e di ipotetici colpevoli.
In quel momento era al centro del mondo.

“….. e dallo spavento mi sono pisciato addosso!”

Finì tra l’ilarità generale.
Non sembrava che a pochi metri ci fosse un morto ammazzato.
Sembrava invece una di quelle serate da sagra, quando dopo la baldoria ed i balli ci si intrattiene fino alle ore piccole per una barzelletta ed una bevuta.
Un particolare del racconto di Radames mi aveva colpito.
Nel dare un‘occhiata alla persona per terra (era sdraiata con la pancia verso l’alto), per vedere in che stato fosse e poterla così soccorrere, oltre al tanto sangue, Radames aveva notato che il morto aveva in bocca qualcosa, forse un foglio accartocciato.

Il corpo del Ringhio era ad una decina di metri, nell’oscurità.
Si riusciva a vedere ben poco.
Mariano mi vide e con un segno della testa mi fece capire di avvicinarmi alla fettuccia.
Parlandomi sottovoce mi disse che qualche scellerato, o lo stesso Radames, (nonostante negasse con ostinazione) aveva levato dalla bocca del morto il foglio di carta, per poi ributtarlo aperto vicino al corpo.
Sicuramente per leggerne il contenuto.

“Cosa c’era scritto?” dissi, facendo trapelare la mia lacerante curiosità.
E Mariano, sorridendo lievemente, con quell’espressione bastarda di chi ti dice con gli occhi ‘ora mi sarai eterno debitore’ , mi sussurro’ in un orecchio:

“Gusville” .

Gusville fu il nuovo nome dato a Borgo Sabotino nel 1944.
Il principale obiettivo del pattugliamento della 1st Special Service Force era la allora piccola città di Littoria, che si trovava a circa 4 chilometri ad est del Canale Mussolini.
Littoria fu un avamposto per entrambe le parti, perché né gli Americani, né i Tedeschi riuscirono ad occuparla permanentemente.

Foto aerea di Littoria e dintorni

Di norma, i Tedeschi la occupavano di giorno mentre gli Americani la occupavano nelle ore notturne.
La zona fu scena di molti scontri tra le diverse pattuglie.
L’area era disseminata di piccole frazioni, di villaggi, a volte composti da poche case.
Uno di questi villaggi divenne famoso ed attirò l’attenzione della stampa americana.

Borgo Sabotino/GusVille su una mappa

Il nome italiano del villaggio era Borgo Sabotino ed era situato proprio al di là del Canale Mussolini, nella parte meridionale della terra di nessuno, vicino alla costa.
Quando il plotone entrò nel Borgo e lo trovò vuoto, decise di farne il proprio quartier generale.

Il nome italiano del villaggio era però troppo complicato per gli uomini della Devil’s Brigate.
E così i suoi nuovi abitanti lo chiamarono subito Gusville in onore del loro Tenente, Graham “Gus” Heilman, il comandante dell’unità, un vero e proprio personaggio “pittoresco, spavaldo e fanfarone”.

Graham “Gus” Heilman il comandante dell’unità

Gus Heilman le aveva tentate tutte pur di non fare il militare, ma nonostante questo era diventato una sorta di leggenda tra i suoi commilitoni.
Nel 1941 Gus era un giocatore di football all’Università della Virginia che per sostenere parte delle sue spese universitarie aprì un bar nelle vicinanze di Charlottesville, e lo chiamò Cavalier Bar.
Questa attività incominciò a rendergli molto ed il Cavalier Bar, con i suoi prezzi contenuti, divenne subito popolare in città.
Ma la commissione di leva locale gli fece chiudere il bar, rigettando le argomentazioni di Heilman, che in maniera calorosa si difese dichiarando che la chiusura del bar sarebbe stata dannosa per la morale civile. Ne rimase però  proprietario, anche quando nel frattempo fu chiamato in servizio.
Provò ad entrare nella Scuola Ufficiali di Fort Benning, ma non fu accettato.
Fu poi reclutato dalla 1St Special Service Force. La sua riluttanza nell’essere arruolato non era legata tanto al terrore di fare il servizio militare quanto dall’angoscia di dover vendere il Cavalier Bar.

Un diario di guerra della 1st Special Service Force

DIARIO di GUERRA
1 marzo 1944. Testa di ponte. Anzio, Italia
Nuvoloso, pioggia e vento freddo.
Lo scaglione di base si è spostato di giorno, dopo aver completato ieri quattro settimane in questa zona; ci siamo spostati in una pineta sulla costa, a 4000 metri circa sopra il Canale Mussolini.
Questo permette alla Forza di avere un angolo più appartato per la nostra base e per i rifornimenti.
Sveglia alle 06.30, colazione alle 07,00, le istruzioni e poi impacchettare tutto, compresi tutti i pali di recinzione ed il legname raccolto, poiché non ci sarà permesso di tagliare gli alberi.
Il camion è stato inviato singolarmente prima di mezzogiorno.
Il Quartier Generale si è trasferito in giornata.

Il sergente Cyril V Krotzer

4 marzo 1944. Testa di ponte. Anzio, Italia.
Mattino luminoso, nuvoloso e freddo a partire dal pomeriggio. Il Capitano Willison è andato alla base di Borgo Santa Maria per pagare il personale in ospedale e per preparare i documenti per quelli che saranno evacuati.
L’artiglieria tedesca in questo settore è molto attiva; sembrava cercasse di colpire la strada principale tra qui e Nettuno. Alle 19,00 circa sono caduti proiettili da 12, 88 millimetri, diretti al castello.
Tutti i proiettili sono caduti in acqua.
Al che il soldato Pitt mi ha detto divertito:
“Sergente Kinch, oggi gli Unni sono andati a pescare!”.

Una cartina usata dagli alleati dopo lo sbarco di Anzio

Cliccando qui potrete leggere la puntata precedente



Iscriviti alla Newsletter di Latina Città Aperta

* campo obbligatorio
/ ( dd / mm )



Condividi
  • 17
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *