GUSVILLE: i Diavoli Neri di Borgo Sabotino | 9° puntata

Cosa poteva volere l’Ermes da un balordo come il Ringhio?
Pensieri, idee, intuizioni e congetture incominciarono ad accavallarsi intorno ai personaggi di questa storia. Tutto mi fu chiaro nella sua semplicità. Non era come in quei film contorti dove per stupire lo spettatore si creano continui colpi di scena che alla fine ti portano a mandare a cagare gli sceneggiatori.
In questa trama tutto era lineare ed aveva un senso.
Ora sapevo cosa fare, e dovevo farlo in fretta.
Stavo pensando alla mia prossima mossa quando fui distolto da una cantilena lamentosa. Il Beppe si era messo a cantare l’ultimo successo di Britnei Spirs.
I tellinari ridevano divertiti.

La Divisione Hermann Goering era composta da veterani professionisti, ma venne comunque spiazzata e disorientata dalle incursioni della Brigata. Non riuscivano neanche a capire chi veramente avevano di fronte.

Soldati tedeschi della divisione corazzata Hermann Goering alle prese con un mortaio

Quello che disse il comandante di compagnia, Tenente Holbein, catturato in un’azione, confermò che fu quanto mai saggio da parte di Frederick nominare il suo gruppo “Brigata” piuttosto che usare un più accurato termine militare. “Noi abbiamo trovato grandi difficoltà nel reperire  informazioni certe sulla First Special Service Force”, confessò il tenente Tedesco. “La notizia più verosimile che la Divisione Hermann Goering aveva di voi è che voi foste una divisione, deducendolo dalla posizione che tenevate al fronte.”
I tedeschi infatti, confusi forse dal fatto che i soldati catturati si rifiutavano di parlare, stimarono la forza della Brigata pari a quella di una divisione. Come risultato Mackensen mantenne un paio di unità di riserva dietro le Paludi Pontine, unità che avrebbe potuto impegnare da altre parti.
Un’altra testimonianza fu resa da un altro prigioniero che disse di aver avuto un ordine scritto dal quartier generale che diceva “Tu stai combattendo contro un’elitè delle forze Americano Canadesi. Sono pericolosi, spietati ed intelligenti. Tu non puoi permetterti di rilassarti. Al primo soldato che catturerà uno di questi uomini  saranno riconosciuti dieci giorni di licenza.”

Anche se il numero degli appartenenti alla Brigata catturati dal nemico non fu mai ufficialmente stabilito, tutte le autorità furono concordi col dire che tale numero non raggiunse le 30 unità.

Alcuni uomini della FSSF

Poichè approssimativamente 4.000 uomini, più o meno, indossarono l’insegna della First Special Service Force, il numero dei loro prigionieri  probabilmente rappresenta il più basso indice di persone catturate di tutto l’esercito Americano.
I Diavoli Neri non si arresero mai. Solo nell’ultimo attacco in forze che i Tedeschi tennero contro l’abitato di Anzio una manciata di Forcemen rimase isolata e alcuni di loro furono catturati. Ma ciò fu dovuto principalmente alla relativa confusione che ne scaturì.

Un carro armato alleato Sherman colpito

Ermes, che era rimasto vedovo da un paio di mesi, era il padre di Massimo, il proprietario della ferramenta del Borgo. Aveva più di 80 anni ed era sempre stata una persona gioviale e piena di vita. Quanto però era successo due mesi prima lo aveva stordito. Non si faceva più vedere al bar e raramente andava a messa la domenica mattina. Gli amici mormoravano che forse, oltre al lutto che lo aveva colpito, Ermes non si facesse vedere in giro perché si vergognava di Massimo, che una decina di anni fa, stanco di lavorare la terra con il padre, aveva acquistato il negozio di ferramenta.
Era partito alla grande. Lo si capiva dalle macchine che cambiava in continuazione e da come ostentava in maniera volgare la sua ricchezza. Ad un certo punto, intorno a Massimo incominciarono a circolare strane voci. Divenne l’argomento di discussione di molte serate tra amici. C’era chi, al riguardo, parlava di debiti di gioco, di strane amicizie, di investimenti sbagliati, di soldi chiesti a strozzo.
Mi ricordo quello che mi disse un Comandante dei Carabinieri, esperto nei reati riguardanti l’usura, durante un’intervista.
“Perché molti si affidano agli usurai?” gli chiesi.
“È una questione di povertà, di ignoranza e di mentalità consumistica. Una miscela esplosiva che degenera nella richiesta di prestiti a usura appena eventi personali o il peggioramento delle condizioni economiche erodono le entrate.
L’usura ha rovinato tante persone: gente che cerca di salvare l’azienda, disoccupati costretti a ricorrere allo strozzino, magari per pagare una bolletta o un funerale, famiglie che ambiscono a un benessere al di sopra dei propri mezzi. Al Sud la crisi economica rende ancor più grave la situazione.
La difficoltà di accesso al credito è una delle cause dell’usura. Se è vero che le banche non possono e non debbono fare beneficenza, nessuno può negare gli enormi ostacoli che da esse vengono posti nell’erogazione del credito. Chi si vede rifiutato un prestito è costretto a rivolgersi a terze persone, magari su segnalazione di un operatore bancario, che anche in buona fede, può fornire recapiti di società finanziarie o di mediatori.”

“Ma chi è un usuraio?”, domandai. “Solitamente è una persona «pulita», ottimo cliente delle banche per l’ammontare dei propri depositi e la quantità di operazioni svolte. Di solito ha un amico che fa da mediatore e lui resta sempre dietro le quinte. Questo amico propone prestiti per importi bassi, con interessi ragionevoli, in alcuni casi anticipati, sempre garantiti «a copertura» da assegni o cambiali in bianco. Al primo mancato pagamento viene offerta «comprensione» e ulteriore credito (con la capitalizzazione degli interessi eventualmente non pagati), ma a tassi, ovviamente, crescenti, calcolati mensilmente o settimanalmente e di cui l’interessato non ha coscienza.”
“Gli usurai creano un’organizzazione ben definita, organizzata gerarchicamente – mi spiegò il Comandante – ognuno con compiti precisi: operativi, amministrativi, usando prestanome ‘puliti’ a cui vengono intestate le societa’ cadute nella rete degli usurai. Prima vengono sequestrati i beni dei debitori: i macchinari, gli immobili, poi fatalmente la stessa societa’ viene fagocitata dai creditori, che usano metodi illegali, minacce e pestaggi veri e propri, per avere i soldi dovuti”.
Il Comandante dei Carabinieri mi riferì di alcuni sequestri di persona: un padre e figlio imprenditori presi dai camorristi, immobilizzati nella sede della propria azienda e pestati selvaggiamente davanti ai loro operai.
“Un esempio lampante” disse il Comandante “per tutti quelli che avevano chiesto soldi ed erano in difficoltà”.


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