Lo scoop eversivo di Tarallo

“Se vuole sapere come la penso, al contrario di quello che si potrebbe immaginare, questo è proprio il momento giusto per fare investimenti di borsa in Inghilterra.
Se ne freghi della brexit, certe cose vanno avanti comunque e forse nel vuoto creato dal panico alcuni titoli finiranno per filare veloci come il vento.
Un po’ di coraggio dunque: punti su qualcosa di nuovo, di inaspettato.
Vuole una dritta? Sii?
Beh, le costerà un po’ ma è cosa sicura: sta per quotarsi in borsa il colosso legale DWF.
E’ la prima volta che uno studio di avvocati, seppure sia in realtà una specie di istituzione con clientela mondiale, prova a infilarsi nel listino: potrei sbagliarmi, ma credo che nei primi due mesi, investendoci qualche soldo, lei possa fare guadagni notevoli e dun…

Ehii, tu, guarda dove vai con quel Suv del cacchio!!”.

Abdhulafiah aveva fatto appena in tempo a scostarsi, tirandosi indietro con un balzo ed evitando così che il coglione, dal cervello inversamente proporzionale alla mole del bestione che guidava, lo mettesse sotto nel bel mezzo di una consulenza finanziaria delle sue.
Abdhul inseguì quel deficiente per cento metri inondandolo con una striscia altrettanto lunga di coloritissimi insulti. 
Il Notaio Parozzi, il suo interlocutore, un signore decisamente benestante che da almeno un anno si recava presso il parcheggio del Supermercato Carreconad per fruire dei preziosi consigli dell’ex migrante, preso di sorpresa da quella scena movimentata ed improvvisa, aveva eseguito un’impeccabile quanto involontaria figura di quel ballo rituale che di solito accompagna la macumba haitiana, e subito dopo l’atterraggio appariva pallido, proprio come uno zombie, fresco, si fa per dire, di evocazione.

Stentava a ritrovare la parola e le prime frasi che gli uscirono di bocca erano inficiate da una balbuzie di origine nervosa che lo metteva puntualmente in imbarazzo ogni qualvolta subiva un piccolo shock. Strizzando penosamente gli occhi e contraendo la bocca riuscì infine a dire: “Le.. le.. le.. lei d dice.. cch che è u u u una.. co co cosa.. si si sicura… s sto…ti ti titolo?” 

“Blindata”, gli fece di rimando Abdhulafiah, strizzandogli l’occhio in uno dei suoi sorrisi a lunga percorrenza e porgendogli una delle caramelline alla carota piperita che teneva sempre come genere di conforto per i clienti. Parozzi, ripresosi dallo spavento, pagò l’onorario del consulente e si avviò verso la sua auto, succhiando la caramellina con aria pensosa.

Le caramelline di conforto di Abdhulafiah

Rimasto solo e con un po’ di tempo da sfruttare prima del successivo appuntamento di lavoro, l’ex commercialista migrante tirò fuori dal carrello che gli faceva da ufficio una copia del fogliaccio quotidiano cittadino.
Una scorsa al titolo principale e Abdhulafiah scoppiò in una fragorosa, interminabile risata. Lesse:

Nello stesso momento la sede del fogliaccio, che affacciava sul corso principale della città, sempre intasato di traffico, era in gran subbuglio.
Tutti i redattori e tutto il personale, compresi quelli della ditta delle pulizie, tutti ex detenuti per spettacolari fatti di sangue, sapevano che da una settimana Ognissanti Frangiflutti, il Direttore, per decisione della Proprietà, era stato privato della Tessera Gold del Club delle Giovani Marmotte.

Questo era stato decretato perché era passato sul giornale un articolo di Tarallo considerato sovversivo e potenzialmente lesivo dei rapporti politici cari ai vertici dell’azienda.
C’era stato dunque un gran mormorare e un forsennato gioco a darsi di gomito da parte di tutti, finché il Direttore, colpito dolorosamente da quel provvedimento iniquo e scioccante, si era abbandonato ad un forsennato lancio di oggetti contro i suoi sottoposti.
Tra tutte quelle gelatine dei suoi colleghi, pronte a consegnarlo all’orco, Tarallo era stato l’unico che si fosse avviato virilmente verso la tana della Bestia, a mani nude.

Armato solo della potenza chimica della parola contro il fiato incandescente del mostro, il nostro spiegazzato eroe era riuscito a  placare quello spirito esacerbato, ammaliandolo nuovamente.
Il frutto di quell’incontro, romantico solo per una delle due parti, favorito anch’esso, come il primo, dai noti motivi chimico erotici, era stata la pubblicazione dell’inchiesta sul potere dei monnezzari e sul loro tentativo di condizionare la politica cittadina, proprio quella che aveva incontrato l’approvazione di Abdhulafiah a colpi di risate.
Ma tutto si sarebbe potuto rimproverare a quella Proprietà poco limpida, tranne che di mancare di buoni riflessi.
E infatti nella circostanza confermò la sua conclamata reattività: non aveva nemmeno terminato di leggere le prime due righe di quell’articolo, che lo chiamava pesantemente in causa, che il Grande Boss in persona, proprietario del fogliaccio, già aveva stabilito che il Direttore Ognissanti Frangiflutti dovesse subire immediatamente, quello stesso giorno, l’umiliazione di essere affiancato nella direzione.
Ridimensionato, doveva essere ridimensionato! Il prescelto per ricoprire il ruolo di condirettore fu quasi inevitabilmente Aloisio Li Corvi.
Costui, uno di fuori, un cinquantenne, per via delle sue miserabili doti umane e per il lezzo che di conseguenza emanava, era considerato dai colleghi l’unico essere al mondo con un odore tale da dirottare rapidamente un naso qualsiasi verso il più sopportabile puzzo di una discarica.

Li Corvi era l’uomo di ferro della Proprietà del giornale, portato in palma di mano dal Capo Supremo, dai dirigenti, dai valvassori e da tre quarti dei valvassini che allignavano nell’organigramma dell’azienda di gestione dei rifiuti che controllava il fogliaccio.
Per tre anni l’uomo era stato anche Direttore Responsabile della rivista “Il coraggio del rifiuto”, dove fin dalla sua fondazione firmava “Biciclo, non riciclo”, una popolare rubrica di itinerari turistici su due ruote attraverso  le discariche di charme.

Immediata conseguenza dell’arrivo del condirettore Li Corvi, fu il contemporaneo periodo di “ferie” che Frangiflutti fu costretto a prendersi.
Una voce particolarmente persuasiva gli fece anche capire che la Proprietà, benignamente preoccupata per il suo stato di salute, avrebbe gradito che il Direttore sfruttasse quel prezioso lasso di tempo libero andando a compiere una settimana di esercizi spirituali  presso la sede malese della rivista aziendale, a Kota Kinabalu.

La Spa situata nello stabilimento termale di Proprietà della rivista
“Il coraggio del rifiuto” a Kota Kinabalu

Il Direttore, già fiaccato dal ritiro della prestigiosa tessera,  dovette necessariamente piegarsi.
Appena sbarcato dall’aereo, Frangiflutti passò in un attimo dal clima invernale ad uno infernale, e si ritrovò subito soffocato dal suo abbraccio rovente, piagnucoloso di umidità.
Così come si trovava, senza nemmeno che gli fosse dato il tempo di cambiarsi e di togliersi di dosso la ruggine del viaggio, venne condotto da un funzionario, che somigliava in modo impressionante alla compianta Ave Ninchi, a Strahpuzzah, nella periferia meridionale della città, al terzo piano di uno smisurato palazzo che si innalzava ardito al centro della immensa discarica locale.

Quell’edificio imponente rivaleggiava in altezza coi circostanti cumuli di rifiuti fumiginosi, assediati ininterrottamente da una folla di uccelli troppo loquaci, assordanti.
Frangiflutti, frastornato, si ritrovò in una stanza che come unico arredo aveva un tappetino da preghiera.
Una signorina dai tratti gentili e dal sorriso sterminatore, tanto lieve nel camminare che gli sembrò spuntata di botto dal nulla, gli fece riempire un modulo scritto in  Bahasa Melayu, la lingua locale.

Utamakan bahasa melayu

Il Direttore riempì gli spazi a casaccio, scrivendo nome e cognome e data di nascita, aggiungendovi di suo un “Odio quel comunista di Tarallo!” che, nella sua assurda pleonasticità, tradiva il forte risentimento frangifluttiano. Qualche minuto di attesa e la spoglia nudità della stanza fu riempita dalla mole di un uomo vastissimo, una sorta di immane torre, fatta di muscoli e malagrazia.
Il gigante, che sorprendentemente parlava l’italiano con una forte cadenza umbra, spiegò a Frangiflutti che, firmando il modulo, intanto si era iscritto ad un Corso di Letteratura Malese, ma che contemporaneamente, sempre per via dell’incomprensibile documento che aveva sottoscritto, si era offerto anche come assaggiatore volontario dei pasti del Ministro delle Finanze della Malesia, Luem Guam Ong, un uomo odioso e sordido che nel suo paese contava più nemici giurati che peli superflui e che era stato già fatto oggetto di reiterati e pittoreschi tentativi di assassinio.
Piazzandogli  sotto il naso una manona grande quanto un prosciutto e gesticolando freneticamente, il colosso preannunciò a Frangiflutti anche che le lezioni del Corso di Letteratura Malese, della durata di cinque ore giornaliere, avrebbero riguardato principalmente l’opera del poeta Usman Awang e quella della popolarissima scrittrice Chong Yee Voon.

旅港開平商會中學

Guardandolo fisso in faccia, trucemente, fino a che a Frangiflutti non si piegarono le stanghette degli occhiali da lettura, quel bestione si fece dare dall’ospite italiano la somma necessaria all’iscrizione al corso, ovvero quasi tutti i ringgit che il direttore, vittima di un cambio sfavorevolissimo, aveva in tasca.
Ognissanti Frangiflutti, amaramente, in un attimo avvertì tutta la distanza che lo separava dal suo adorato  ufficio in patria e si chiese, percependo l’eco non troppo lontana di un attacco imminente di colite spastica, se quel porco di Li Corvi lo avesse già violato con la sua puteolenta presenza.

Nello stesso momento, dall’altra parte del mondo, i suoi redattori, sotto lo sguardo di nibbio del nuovo comandante aggiunto, si inginocchiavano a turno al suo cospetto, nel giuramento di assoluta fedeltà che Li Corvi aveva preteso da tutti loro.
Nonostante l’ufficio del Direttore fosse un ambiente spazioso, l’odore da merluzzo trascurato che emanava Li Corvi cominciava ad impossessarsi dell’ambiente.
I corpi, privi di sensi, di due segretarie di redazione dall’olfatto troppo fragile, erano stati già trascinati via da fattorini che indossavano mascherine protettive multicolori, un omaggio ai lettori allegato al numero di dicembre della rivista.

Il simpatico omaggio allegato al numero di Dicembre della rivista “Il Coraggio del Rifiuto”

Un brusio insistente, rimasto sotto traccia fino al compiersi del giuramento dell’ultimo dei redattori presenti, iniziò a farsi più alto e sonoro: decine di voci e vocine si intrecciavano.
Li Corvi a quel punto gridò stizzito un perentorio: “Signori!” e quella specie di coro brado si acquietò, sgonfiandosi come un soufflè triste.
“Che vi turba giovanotti – proseguì con tono secco e compiaciuto il condirettore – che avete da mormorare? Col giuramento avete espletato un vostro preciso dovere, ora non vi resta che essere coerenti con esso! Cosa? Che dite? Manca qualcuno? Come sarebbe…chi? TARALLO!!??
Ma non era tra voi giuratori? Ah perbacco, questo può essere un guaio: non è lui forse la pietra dello scandalo, l’autore di quei pezzi sacrileghi contro Nostro Signore del Pattume? Non è lui quel pazzo, il nipote dello piduista? Se non ha giurato, trovatelo e portatemelo davanti.
Che sia anche vivo al momento della sua cattura, non è un requisito fondamentale.

Il condirettore Aloisio Li Corvi

Avanti, lo voglio qui prima delle 17,00, e intanto provate a chiedervelo, voi lo conoscete bene, dov’è Tarallo, dove si nasconde e perché.
Sarà anche utile aggiungere che chi riuscirà a trascinare qui quel pazzo furioso, potrà contare sulla tangibile gratitudine della Proprietà”. 
I redattori sciamarono via come se avessero il diavolo alle calcagna, spintonandosi, urtandosi e infine allontanandosi in tutte le direzioni, proprio come fanno le idee quando disertano in massa la mente del famoso scrittore Alambicco.
Ognuno di loro chiedeva agli altri: “Ma dov’è Tarallo, quando lo hai visto l’ultima volta, e dove?”, e ognuno di loro in risposta taceva, pensando: “Sì, se lo sapessi lo verrei a dire a te! Figurati!
Se c’è una taglia su quel coso strambo, deve essere mia: io non la divido con nessuno…..”.
Tutti in città cercavano Lallo Tarallo. 

Seduti su una panchina sul ciglio del lago costiero vicino alla città, Consuelo e Tarallo parlavano, parlavano e parlavano, non la finivano di parlarsi. Andavano incontro alla sera raccontandosi, accarezzati dal quieto panorama che si offriva al loro sguardo.
Strisce rosate tingevano tenui una parte di cielo, in un primo sintomo di tramonto.
Papere frettolose scivolavano lisce sulla superficie dell’acqua, strombazzando di tanto in tanto il loro richiamo breve e tozzo.
Tutto appariva meravigliosamente fermo. 




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