Tarallo, Marilyn e le sante manovre

Poche volte in vita sua Monsignor Benigno Bertoni, Preposito Provinciale della Compagnia di Gesù, aveva goduto di un risveglio altrettanto dolce.
Che idea era stata quella di requisire a Frangiflutti la poltrona Onyric, l’arnese supercomodo che provocava sogni iperrealistici a richiesta!!
Marilyn quella notte era stata fantastica, tenera ed appassionata e lo aveva chiamato “ciccetto” per l’intera durata del sogno.
Lui si era svegliato subito dopo che la diva, che indossava una corta vestaglia bianca, generosamente aperta sul davanti, sorridendogli radiosa gli aveva cotto le uova strapazzate col bacon.
Lui le detestava, era un monsignore tarato da sempre sul rodato binomio cappuccino e cornetto con la panna, ma quella mattina, in sogno, le aveva ingurgitate fischiando di gioia come un usignolo sordo a un concerto di Jovanotti.  

Padre Benigno Bertoni

“I wanna be loved by you, just you,
and nobody else but you
I wanna be love by you alone
Boop – boop – a . doop…..”

Quella amabile canzoncina gli vagava per la testa.
Il gesuita, pervaso da un umore celestiale, si stiracchiò, mentre sul suo viso rilassato stazionava un sorriso che conservava intatte le tracce della beatitudine notturna.
Preso dal ricordo del tema musicale, proseguì canticchiando a sua volta:

“I couldn’t aspyre
To anything higher
Then to feel the desire
To make you my own
Boop – boop – a doop/ Boop – boop- a- booh!”

E Bertoni, lieve così nell’animo, alzatosi in punta di piedi, accennò a due piccoli passi di danza.
Staccarsi da Marilyn non era stato facile, lei gli si era stampata addosso pigolando: “Ciccetto, pretozzo mio, già abbandoni la tua ciccetta?”.
Lui aveva resistito ad ogni lusinga: avendo a disposizione la poltrona magica, aveva potuto darle appuntamento al venerdì della settimana seguente.
Certo, si sarebbe fatto desiderare da lei, anche perché la cena con coda passionale, già fissata con  Rita Hayworth, non poteva essere rimandata e certo sarebbe stata un balsamo rilassante dopo i tediosi lavori della Commissione Sinodale contro la Fornicazione Acrobatica.

Rita Hayworth, la futura preda

Padre Benigno Bertoni uscì dalla camera da letto con addosso i severi vestiti monsignoreschi, e, mandato un ultimo bacio, con la mano sulle labbra, alla Onyric, compagna amorevole delle sue serate recenti, si avviò verso il suo ufficio.

La poltrona Onyric

Nell’anticamera del suo studio da Preposito Provinciale della Compagnia, già si erano accumulati tre o quattro questuanti in sua attesa, tutta gente raccomandata da confratelli o da autorevoli figure di altre congregazioni, perché lui li aiutasse ad ottenere dei posti di riguardo, tirandoli fuori dal pantano di lavori di poco prestigio e di bassa prebenda.
Mentre li salutava biascicando frettoloso il consueto mix di benedizioni, per passare nella sua ragguardevole stanza di rappresentanza, notò che tra essi non c’era Lallo Tarallo.
Figurarsi se da un tipo del genere ci si poteva aspettare un minimo di puntualità!
Naturalmente il giornalista non avrebbe dovuto essere lì in veste di cliente: era stato Mons. Bertoni stesso a convocarlo, promettendo di rilasciargli un’intervista esclusiva.
In realtà quell’invito era una specie di trappola: il Direttore Frangiflutti aveva scongiurato il gesuita di levargli di torno Tarallo, magari trovandogli un posto diverso, con una retribuzione erogena che non potesse essere da lui rifiutata. Era una cosa più che fattibile, anche perché il nostro eroe era il meno pagato di tutta la redazione del Fogliaccio e tirava avanti con una certa dignitosa fatica. 

Padre Bertoni scostò con un dito un minuscolo frammento di pulviscolo polveroso dalla superficie ampia e solenne della sua scrivania e si mise davanti una notevole pila di pratiche di cui non sapeva assolutamente nulla, ma che davano ai suoi interlocutori la sensazione che gli venisse concesso del tempo prezioso da parte di un grand’uomo assai oberato dal lavoro.
Alla destra della sua vasta postazione, seduto ad un piccolo tavolo invaso da carte, sul quale troneggiava un computer con stampato su l’emblema della Compagnia, si era già sistemato il suo segretario particolare, Don Onorino Vitasnella, un pretino fin troppo mite che i colleghi chiamavano Cocco Bill per la somiglianza fisica col personaggio dei fumetti, il cowboy inventato da Jacovitti.

Cocco Bill

Il primo incontro in calendario per quella giornata era con un tal Corrado Trippalozza, economo della Confraternita Mater Aedilitia.
Costui, un uomo corpulento, a stento contenuto da un abito inutilmente costoso, era entrato nella stanza di Padre Bertoni quasi piegato in due, in un atteggiamento di esagerata deferenza.
Il gesuita pensò che ad un suo comando Trippalozza gli si sarebbe anche genuflesso davanti, e per un istante pensò pure di dargliene l’ordine, secco come quello del domatore che fa stendere le tigri.
Quell’uomo dai modi melliflui, nel chiedere al Preposito Provinciale un favore che comportava il far fuori un ostacolo umano, era stato in grado a marzo di sudare come a luglio.

Corrado Trippalozza deferente

In breve, il problema era questo: la sua Confraternita, che possedeva un ragguardevole numero di palazzi con centinaia di appartamenti, aveva la necessità di adeguare l’importo degli affitti pagati da chi li abitava da decenni, agli attuali valori di mercato.
L’idea era quella di invocare una ristrutturazione, necessaria per via di fumose leggi sulla sicurezza edilizia, al solo fine di sfrattare gli inquilini e, una volta data alle case una mano di vernice, riaffittarle a professionisti, imprenditori ed altre categorie in grado di pagare affitti molto più cari, consoni alla qualità e alla ubicazione delle dimore in questione.
La lodevole iniziativa, però, da mesi era bloccata a causa della contrarietà di Padre Camillo Cenfuegos, un prete cubano, proboviro della Mater Aedilitia, che aveva messo in atto ogni espediente tecnico, burocratico e legale, per evitare lo sfratto agli affittuari, alcuni dei quali, di età avanzata, abitavano da molti decenni quelle case, pagandone regolarmente il canone nonostante le loro modeste possibilità economiche.

Padre Camillo Cenfuegos

Padre Benigno Bertoni ascoltò attentamente il resoconto di Trippalozza, mettendogli davanti la scatola dei fazzolettini di carta perché potesse arginare l’esuberanza della sua sudorazione.
Tornato gelido come sempre, dopo l’euforia notturna, il Preposito Provinciale confermò subito al questuante che anche lui intravedeva l’utilità di un’operazione di ammodernamento edilizio come quella propugnata dai vertici della Mater Aedilitia, e avendo osservato che Padre Cenfuegos veleggiava verso gli ottantatre anni, promise di muovere qualche pedina affinché il meritevole religioso potesse essere sollevato, a suo esclusivo vantaggio, da compiti divenuti per lui troppo faticosi.
Trippalozza, al colmo della deferenza, cadde quasi bocconi sul pavimento, ma Padre Bertoni, distratto da un fulmineo e bollente ricordo della notte da sogno con Marilyn, non se ne accorse nemmeno.
Tornato con un brivido caldo addosso alle sue faccende correnti, regalò a Trippalozza un pacchetto di fazzolettini e lo congedò.
Subito dopo, avuta notizia da Cocco Bill che era arrivato Lallo Tarallo, lasciando altre pie figure di questuanti ad attenderlo in anticamera, decise di ricevere il giornalista nella Cappella del palazzo, contando così sull’effetto ieratico del “giocare in casa”, per così dire, incutendo rispetto ad una testa che, da quello che gli era stato riferito, doveva essere alquanto balzana.
Quello che Padre Bertoni non aveva previsto era che Lallo si sarebbe presentato all’incontro con Consuelo, la sua fidanzata, donna di una bellezza quasi insopportabile.

Consuelo

All’ingresso della coppia nella Cappella, piccola e fiocamente illuminata, le moltissime candele che attendevano quiete la loro sorte, ammonticchiate negli espositori delle offerte, si accesero tutte e cinquecento all’unisono, producendo una vampata alta e impressionante che illuminò la chiesetta come uno stadio in occasione di una partita in notturna.
Padre Benigno, preso di sorpresa, fece una serie di piroette da far invidia al John Travolta dei bei tempi, poi gli cadde lo sguardo su Consuelo e, letteralmente, vide la luce.
Strabuzzò gli occhi, le ginocchia gli cedettero e su di esse fu costretto ad appoggiarsi: diede un urlo lungo e possente e subito dopo un buio fitto lo accolse.

“Accidenti, il gesuita è svenuto”, – disse Lallo a Consuelo – Vado ad avvertire qualcuno.
Fece per muoversi, ma già sopraggiungeva Don Vitasnella/Cocco Bill, agitatissimo, messo sull’avviso dall’urlo emesso da Padre Bertoni prima di perdere i sensi, da quella misteriosa parola, da lui strillata  pieni polmoni:

Supercalifragilistichespiralidosoooo”. 

“Signori, signori – disse concitato il pretino – perdonate ma il vostro incontro con Sua Eccellenza Monsignor Bertoni va rimandato.
Sarete nuovamente convocati quando la sua salute si sarà ristabilita”. Inginocchiatosi presso il gesuita svenuto, fece per rianimarlo con dei piccoli colpi sulla faccia, dei rapidi schiaffetti rispettosi che ebbero tuttavia una qualche efficacia: un poderoso ceffone che gli piombò su una guancia segnalò sonoramente al mondo che il Preposito Provinciale si era ripreso e che era tornato reattivo, come d’abitudine.

“E piantala Cocco Bill!!”, strillò il Padre gesuita rinvenendo.
Se ne scusò subito dopo con l’umiliatissimo pretino, dandogli una pacca sulle spalle, gesto che Don Onorino Vitasnella accolse scodinzolando di piacere, come un cagnolino a cui viene lanciato il biscotto a forma di osso.

“Ma dov’è andata quella meravigl … quel giornalista che era qui per l’intervista?”
“Eccellenza, mi è parso opportuno congedarlo, viste le sue condizioni di salute …”.
“Lei è un cretino – strillò con foga il gesuita – lasci stabilire a me cosa sia opportuno o meno, è chiaro?”.
E stizzito tornò dalla cappella verso il suo ufficio, mentre il piccolo prete, giù di corda, tornava all’espressione di cane bagnato.

Fuori, in strada, Tarallo parlottava con la sua Consuelo:

“Bah, mi pare che quel tale monsignore abbia un temperamento un po’ nervoso, eccitabile. Chissà che rivelazioni aveva da farmi: gli ecclesiastici ne sanno una più del diavolo, fanno pentole e coperchi! Questa del gesuita è una possibile pista per scoprire grosse magagne, una traccia che comunque non mollerò …”.      



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