FFF ovvero Salvateci il Mondo

I venerdì per il futuro (FridaysForFuture) si stanno diffondendo a macchia di leopardo.
Partiti dall’intuizione di una ragazzina svedese, hanno suscitato l’attenzione dei giovani in varie parti del mondo occidentale, rispondendo a un malcontento evidentemente già diffuso.
Il culmine, per ora, si è avuto con le grandi manifestazioni di venerdì 15 marzo.
Fiumi di studenti – a volte accompagnati dai docenti, a volte dai genitori – si sono riversati nelle vie e nelle piazze di moltissime città in tutta Europa, per chiedere a gran voce al mondo adulto provvedimenti che invertano la tendenza nei cambiamenti climatici in atto, prima che sia troppo tardi.

È sempre un piacere assistere alla nascita di questi movimenti spontanei, colorati, civili, pieni di buone intenzioni e buoni sentimenti.
C’è il rischio di qualche ingenuità e superficialità, ma sicuramente molto meglio del silenzio rassegnato.
Approfittando dell’eterogeneità dei partecipanti, alcuni pseudo-giornalisti si sono prodigati a postare filmati di interviste a ragazzi emozionati e poco preparati, che non hanno fatto una gran bella figura; ad esempio una ragazza, evidentemente abituata alle manifestazioni contro, ha dichiarato di essere scesa in piazza “contro l’ambiente”.
Voler far passare questa selezione di strafalcioni come rappresentativa di tutto il movimento è a mio avviso operazione fraudolenta che, con la scusa di strappare un sorriso, in realtà vuole svalutare i temi proposti screditandone i proponenti.

Il nocciolo della questione sembra essere il richiamo al mondo adulto per le condizioni disastrose in cui si appresta a “passare” il pianeta alle giovani generazioni.

Greta Thunberg mentre parla con un giornalista di “The Guardian”

“Non riceviamo il mondo in eredità dai nostri padri, ma in prestito dai nostri figli.”

Questa la frase simbolo, alla quale il cinico di turno risponde con l’abusata battuta “perché dovrei preoccuparmi per i posteri? Cos’hanno mai fatto i posteri per me?”.
Ecco allora che le manifestazioni assumono toni accusatori verso il mondo adulto indistintamente, chiamato a porre rimedio ai danni già causati, prima che la situazione divenga irreversibile. 

Richiamare gli altri a fare qualcosa, a prendere provvedimenti, è tanto facile quanto a buon mercato.
Chiedere a gran voce alla politica (Governi e organismi sovranazionali) di muoversi è essenziale e sacrosanto, però non basta; molto dipende anche dalle scelte e dallo stile di vita di ciascuno.
Le aziende più avvedute si stanno già riposizionando su scenari che vedono il progressivo successo della green economy e dell’economia circolare.
Il motivo è molto semplice: ci tengono ai propri bilanci e alla redditività futura.
Chi rimane fermo, come coloro che negano il cambiamento climatico in atto, è già (economicamente) morto, anche se fa finta di non saperlo.
Una grossa mano, in termini di convenienza più ancora che di consapevolezza, può allora venire da noi persone comuni, nell’unico ruolo che tali soggetti economici sembrano riconoscerci: quello di consumatori. Ovvio quindi che anche i giovani debbano fare la propria parte.

Vediamo allora una breve galleria esemplificativa di comportamenti che vanno nella direzione opposta rispetto a quanto giustamente auspicato da chi scende in piazza per l’ambiente.

Andare in giro per casa lasciandosi dietro una scia di luminarie accese che neanche alla festa patronale; utilizzare auto o motorini per raggiungere luoghi vicini, sgasando come ossessi per arrivare al più presto al bar a leggere la gazzetta; comprarsi i jeans stracciati che dureranno senz’altro meno di quelli sani e seguire altre mode consumiste indotte da influencer che avrebbero solo bisogno di un’aspiriner; già fumare è una forma di inquinamento, ma buttare la cicca dove capita, magari in estate, magari dalla macchina…; acquistare prodotti di consumo senza evitare esagerati imballaggi di plastica; farsi mezz’ora di doccia nel vano tentativo di agevolare l’incontro tra neuroni pigri, stimolati dal profluvio di acqua calda; non differenziare i rifiuti e anzi buttarli dove capita, se del caso lasciando gli ingombranti nella piazzola dove il giorno prima c’era l’isola ecologica itinerante.

È molto facile, ma poco coerente, tessere le lodi dell’auto elettrica e poi comprarsi il SUV a gasolio, come ha ingenuamente ammesso di recente il Ministro alle Gaffe.
Non è neanche salutare, oltre che poco rispettoso per l’ambiente, spararsi migliaia di kilowatt di musica nelle orecchie.

Il Ministro alle Gaffe alla guida del suo Suv Jeep a gasolio

Insomma, probabilmente non è sufficiente recriminare e additare le colpe degli altri; per poter sperare in una reale inversione di tendenza sarebbe necessario che ciascuno facesse la propria parte.
Solo misurandosi nel proprio piccolo si può capire che tutto ha un costo e che non basta parlare ma bisogna agire, ognuno per quel che può.
Forse un altro principio da tenere bene a mente, oltre a quello del pianeta in prestito, è che tutto ciò che sembra non appartenere a nessuno in realtà è di tutti.
Si tratta di prendere consapevolezza che i beni comuni meritano una cura maggiore rispetto ai beni personali, proprio perché condivisi con tanti altri che per gran parte neanche conosciamo.

Tra le scelte personali c’è anche quella del voto (a partire dalle prossime elezioni europee), della delega da dare a chi potrà adottare quelle norme e quei regolamenti che vadano nella direzione auspicata.
Bisognerebbe approfondire, studiare, se possibile partecipare e quindi delegare e controllare l’operato degli eletti.
La frase superficiale “tanto sono tutti uguali” dietro cui si nascondono in molti, proprio a partire dai giovani, equivale ad una resa che mal si concilia con la speranza lanciata nelle manifestazioni. Insomma decidiamoci: o c’è ancora qualche possibilità, che però richiede il nostro impegno concreto e non solo a chiacchiere, oppure rassegniamoci senza fare troppo casino inutile.
Senza i facili alibi del “così fan tutti”, ci dovrebbe essere ancora spazio per provarci, a partire da ieri.

Tanto il vostro Erasmo dal Kurdistan vi doveva, senza nulla a pretendere.

Erasmo dal Kurdistan è persona mutevole, con una spiccata tendenza alla tuttologia.
Vorrebbe affrontare la vita con leggerezza e ironia, ma raramente riesce a mantener fede a un impegno così arduo.
Scioccamente convinto di avere qualche dote letteraria (molto) nascosta, si prodiga nel vano tentativo di esternarla, con evidente scarsa fortuna.
Maniaco dell’editing e dell’interpunzione, segue un insano culto del punto e virgola (per tacere delle parentesi e delle amate virgole).
Tenta di tenere a bada una innata tendenza didascalica e quasi pedagogica pigiando sul pedale della satira di costume, ottenendo di comico solo il suo pio tentativo.
Il più delle volte si limita ad imbastire dimenticabili pipponi infarciti di luoghi comuni.


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Un commento su “FFF ovvero Salvateci il Mondo

  1. sarebbe opportuno ricordare che il maggior inquinamento atmosferico , con consguente ricaduta sul clima , lo fanno per 3\4 della comunità mondiale nell’ordine Usa, Cina e Russia che degli accordi di Kyoto se ne strafregano…

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