Disorientati


Faticosamente, e con una certa malcelata fretta, il reddito di cittadinanza pare in dirittura d’arrivo.
Gli annunci trionfalistici lanciati con grande anticipo sono ormai archiviati e il provvedimento si dà per adottato e operativo (almeno secondo annunciopoli).
Rimangono alcuni nodi da sciogliere, ma il più sembra fatto.
Resta ancora aperto il tema navigator, anticipato su queste pagine con un po’ di ironia a fine gennaio (qui potete leggere l’articolo).

Inizialmente era stata stimata la necessità di 10.000 persone da assumere in questo delicato ruolo; successivamente il Governo aveva messo nero su bianco la previsione di 6.000 navigator, recentemente ridotti a 3.000 nell’accordo Stato-Regioni.
In tempi di vacche magre si fa di necessità virtù, alla faccia dei proclami inutilmente trionfalistici.
Nel delirio di dichiarazioni e comunicati qualcuno aveva dimenticato che, per queste figure professionali, la competenza è regionale.

Tutto sembrava facile e già pronto; qualcuno sui social si era avventurato a sostenere che era già iniziata la formazione dei navigator.
In realtà ad oggi siamo ancora nella fase di selezione della società che verrà incaricata di selezionare i navigator: una selezione al quadrato. 

Folla di aspiranti navigator in attesa

“Eccheccevo’” è una parola magica, paragonabile ad abracadabra o supercalifragilistichespiralidoso; solo che, se pronunciata nell’ambito della Pubblica Amministrazione, questa parolina scatena un effetto sfiga al quale è quasi impossibile scampare.
Perché la banalizzazione dei passaggi burocratici porta a cercare improbabili scorciatoie che poi si rivoltano contro l’incauto nonché inadeguato politico di turno, trasformandosi in labirinti dai quali è difficilissimo tirarsi fuori.
Né gli artifici retorici sono di grande aiuto, quando si pretende (inutilmente) di piegare l’aridità di norme e regolamenti all’ottimismo della volontà parolaia.

Labirinti

Qualcuno aveva provato a pensare agli aspetti logistici per accomodare il piccolo esercito di navigator?
Li vogliamo dotare quanto meno di quattro mura, un tetto, una scrivania con sedia e pc con collegamento dati?
E la formazione – ancorché somministrata in brodo ristretto – di persone oggi in cerca di occupazione, che dovrebbero occuparsi di trovare un’occupazione a chi non ce l’ha, non necessiterà di un numero adeguato di docenti già formati, oltreché regolarmente occupati?
I Centri per l’Impiego, organizzati territorialmente su base provinciale e dipendenti dalle Regioni, sono stati rinforzati come annunciato?
Anche per questi rinforzi previsti (ovviamente già annunciati), sono stati risolti i problemi di logistica?
I CpI sono collegati tra loro informaticamente?
Perché, probabilmente, un ragazzo di Aprilia potrebbe essere interessato a una proposta di lavoro proveniente da Pomezia più che da Minturno.

Eccheccevo’

Eccheccevo’, tanto l’importante è liquidare i primi sussidi entro il 26 maggio, data feticcio impossibile da bucare, pena la certificazione di irrilevanza politica che verrebbe sancita nelle urne (amministrative ed europee). Possibile allora che si stia mettendo su in fretta e furia, a scapito di un minimo di qualità, questo indigeribile teatrino solo per fare la campagna elettorale al partito del Vicepremier Ridens con delega all’Incompetenza? Evidentemente sì, altrimenti non si spiega.
Alle anime belle che cercano di negare l’evidenza verrebbe da suggerire semplicemente di fare le cose per bene e spostare l’erogazione del sussidio a giugno e l’assunzione dei navigator quando si sarà realmente pronti.
Che sarà mai un mese di ritardo, in un Paese abituato a ben altro?
10 a 1 che non andrà così.

Si fa sempre più chiaro il risultato atteso dal reddito di cittadinanza in salsa gialloverde: un sussidio a sostegno dei disoccupati e dei pensionati sociali, principalmente del sud, senza poter neanche lontanamente ipotizzare prospettive di impiego.
Perché per creare lavoro ci sarebbe da rimettere in moto l’economia, e il primo ingrediente essenziale affinché ciò avvenga dovrebbe essere la fiducia. Proprio quella che scappa a gambe levate quando si mettono in piedi provvedimenti così raffazzonati.

La fiducia

Anche i controlli sulla sussistenza dei requisiti verranno rinviati a dopo il voto: meglio qualche sussidio non dovuto in più per qualche mese (e poi ti voglio a richiederli indietro) che una pioggia di ricorsi dai “rigettati” che avrebbero la ghiotta possibilità di vendicarsi nelle urne.
Fermo restando il problema dei controllori: numero, formazione e dotazioni informatiche.

Ecco allora che il progetto di favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, oggi lasciato nelle sole mani del libero mercato, è palesemente diventato secondario rispetto alle prime erogazioni di denaro: finché il nuovo sistema dei CpI rinforzati e integrati dai navigator (assunti e formati) non dimostrerà di poter funzionare, difficilmente le aziende private si rivolgeranno alla struttura pubblica per trovare risposte alle proprie esigenze di selezione di nuovo personale. 

Coloro i quali, già a breve, si troveranno beneficiari del sussidio non correranno quindi alcun rischio di vedersi prospettare proposte di lavoro sgradite, eventualmente da rifiutare.
Resteranno purtroppo a lungo abbandonati in mare aperto, senza possibilità di orientarsi nel mondo del lavoro, privi di quella essenziale bussola rappresentata (o almeno così è stata strombazzata) dai navigator.
In una parola, disorientati.

Tanto il vostro Erasmo dal Kurdistan vi doveva, senza nulla a pretendere.

Erasmo dal Kurdistan è persona mutevole, con una spiccata tendenza alla tuttologia.
Vorrebbe affrontare la vita con leggerezza e ironia, ma raramente riesce a mantener fede a un impegno così arduo.
Scioccamente convinto di avere qualche dote letteraria (molto) nascosta, si prodiga nel vano tentativo di esternarla, con evidente scarsa fortuna.
Maniaco dell’editing e dell’interpunzione, segue un insano culto del punto e virgola (per tacere delle parentesi e delle amate virgole).
Tenta di tenere a bada una innata tendenza didascalica e quasi pedagogica pigiando sul pedale della satira di costume, ottenendo di comico solo il suo pio tentativo.
Il più delle volte si limita ad imbastire dimenticabili pipponi infarciti di luoghi comuni.


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