Venti di primavera per Tarallo, sogni erotici per il Monsignore


Venti di primavera carezzavano la città, ora suadenti come la melodia di una canzone napoletana classica, ora impetuosi come certe imbecillità collettive quando prendono a muoversi.
Nel primo caso la gente si lasciava sfiorare, chiudendo gli occhi al sole e alla brezza come un gatto ronfante, nel secondo camminava a fatica con i soprabiti aperti come vele, tenendo fermi con la mano cappelli inquieti ed imprecando al mondo e alle sinusiti incombenti.
Al riparo da quel turbine d’aria e pollini, Tarallo e Abdhulafiah occupavano chiacchierando fittamente un tavolino della sala interna di un caffè pasticceria del centro, mentre intorno a loro la gente si accalcava irosa per ottenere il sospirato cabaret domenicale di pastarelle.
Il sistema dei numeretti non era evidentemente sufficiente a sedare gli scatti d’ira degli impazienti e qualcuno era già finito a terra contuso, ricoperto di creme e ricotte.
I due amici non si vedevano da qualche tempo e, una parola dopo l’altra, andavano aggiornando le reciproche biografie in attesa che arrivassero Afid ed il Professor Cervellenstein, convocati anch’essi per quella rimpatriata informale.

Padre Benigno Bertoni

“Insomma Abdhul, per due volte di seguito non sono riuscito ad intervistare quel tale Monsignor Bertoni, pezzo grosso provinciale dei Gesuiti, perché sveniva al solo vedermi, roba da non credere:  si afflosciava come una nota alla vista di Jovanotti,  non ho ancora capito bene perché..”

“C’era Consuelo con te?”

“Sì, ora che mi ci fai pensare, sì, c’era.
Avrebbe dovuto anzi fare le foto, ma visto come sono andate le cose in entrambi i casi, non se n’è fatto niente”.
“ Mah, io un’ipotesi sulla causa di quei malori ce la avrei, ma ora non ha importanza verificarla.

Consuelo

Piuttosto: hai idea di cosa avrebbe dovuto dirti quel monsignore?
Mi pare che fosse stato lui a convocarti, no?”.

“Sì, mi ha fatto chiamare lui, insinuando di avere cose interessanti da rivelarmi e a dire il vero non riuscivo proprio ad immaginare quali fatti segreti sentisse il bisogno di spifferare.
Tutto del resto è puntualmente finito in trambusto: al suo secondo svenimento, tutti si affaccendavano intorno al gesuita steso, che continuava a fare versi strani e bollicine con la bocca, come un neonato.
A quel punto sono stato invitato a colloquio dal suo segretario particolare, Don Vitasnella, un pretino magro e angosciato che è il ritratto sputato di Cocco Bill, il pistolero dei fumetti.

Don Vitasnella

Con grandi cautele, scoccando occhiate febbricitanti all’intorno come quelle di un vegetariano quando ti accompagna in macelleria, mentre Bertoni, che nel frattempo stava cantando arie celebri dai musicals americani, veniva riportato in camera sua, Don Vitasnella mi ha condotto in gran segreto nella sua stanza.

Dire stanza forse è esagerato, in realtà si tratta di un bugigattolo sufficiente solo ad ospitare un letto, una scrivania e il poster di Nino D’Angelo.
Rassicuratosi sulla scarsa possibilità di essere udito, quel prete mi ha raccontato una storia pazzesca.
Il Monsignore avrebbe promesso al direttore del mio giornale, Ognissanti Frangiflutti, di aiutarlo a liberarsi dalla mia sgraditissima presenza, offrendomi come esca un posto molto ben retribuito presso “Soffri in silenzio”, la rivista cattolica delle cornute quasi contente.

Come sai il direttore non osa buttarmi fuori direttamente per paura di rappresaglie da parte di un mio zio piduista, ma non sopportandomi affatto per via delle nostre divergenze ideologiche, caratteriali e professionali, ha sviluppato una vera e propria allergia al sottoscritto.
In effetti mi sono accorto che quando entro nel suo megaufficio, dopo pochi istanti che ci troviamo uno di fronte all’altro, Frangiflutti comincia ad avvertire dei pruriti e inizia a grattarsi.
E se in un primo momento lo fa con discrezione, che so, con una discreta grattatina dietro le orecchie, col passare dei minuti assume uno sguardo da alienato e si dà delle vigorose zampate in tutto il corpo, sempre più concitate e disperate, fino a che io non esco dalla sua stanza.
A volte ho avuto anche l’impressione di sentirlo latrare, e a pensarci erano versi simili a quelli di un fox col mal di denti, ma non potrei scommettere che il direttore abbia davvero abbaiato perché erano sensazioni avute in giorni molto ventosi e potrebbero quindi essere state solo delle suggestioni”

“Che storia!” – lo interruppe Abdhulafiah, poggiando per un attimo la sua tazza di cioccolato sulla pagina del quotidiano economico aperta sui listini di Borsa – Sa quasi di vero, dopotutto Frangiflutti ti odia”.

“E non è ancora tutto, – riprese Lallo dopo una bella sorsata di latte e menta – c’è un altra faccenda in sospeso tra il direttore e il monsignore.
Don Cocco Bill, facendomi spergiurare di non cedere la storia a nessuna testata, mi ha raccontato che Mons. Bertoni, dopo un incidente di percorso di Frangiflutti con un titolo del giornale, una vera e propria magra, in segno di cieca fiducia si è fatto consegnare da quest’ultimo una poltrona acquistata con la ristrutturazione del suo ufficio.

La poltrona Onyric

Non è una normale poltrona, pur comodissima che sia: è un prodigio tecnico della realtà virtuale: in pratica ti permette addirittura di fare i sogni che vuoi, iperrealistici come se li vivessi davvero, sogni che puoi sia scegliere da un catalogo vastissimo che programmare come vuoi”

“Cavolacci!! – esclamò Abdhulafiah in estasi – Saprei ben io che farci: in una notte sarei a capo della Federal Reserve!”.

“Appunto, pare che anche quel gesuita sappia cosa farne.
Il suo segretario, ha recuperato dalla memoria elettronica della poltrona le situazioni che il caro monsignore ha programmato e sognato negli ultimi cinque giorni.
Tu non puoi avere idea di quello che gli è saltato in mente di sognare: dire che ha folleggiato ancora non rende l’idea.
Il pretino, parlandone con me, ha preso ad alzare gli occhi al cielo, a balbettare e a segnarsi: dice che Bertoni secondo lui rischia di dannarsi e che al suo arrivo all’inferno quasi certamente comincerebbero lavori di ristrutturazione e peggioramento del girone dei lussuriosi.
Lui comunque, dico Cocco Bill,  non ha il coraggio però di denunciarlo ai suoi superiori e ha pensato di servirsi in qualche modo di me, tant’è che con mille sospiri, quasi da tenore spiaggiato, mi ha consegnato la famosa lista”.

Il professor Cervellenstein
Il professor Cervellenstein

“Quale lista?” Cervellenstein, appena approdato in quel caffè, sorridente ed elegante come lo sternuto di una contessa, volle subito esser messo al corrente delle chiacchiere che erano intercorse fino a quel momento.
Afid il falsario, con le tasche gonfie di biglietti della metropolitana di Calcutta, fu l’ultimo ad arrivare.
Dopo un breve riassunto, Tarallo, accertatosi di aver ormai catturato l’attenzione di tutti, diede lettura della lista dei sogni programmati e fatti dal Preposito Provinciale della Compagnia di Gesù, Benigno Bertoni, negli ultimi cinque giorni.

1° sogno): Sostituzione di John Wayne con Bertoni nel correre in soccorso della diligenza attaccata dai pellerossa in “Ombre rosse”.
Da solo, con una colt di seconda mano, per di più difettata, che per ogni tre colpi veri sparava una salva di coriandoli che disegnava in aria la scritta LOVE, il cowboy gesuita spediva all’altro mondo centoquattro Sioux irritatissimi e urlanti.
Riconoscenza plateale di Dallas, la bella prostituta scacciata dal suo paese da un gruppo di moralisti segaioli.
Torrida notte di Bertoni con lei nella camera spoglia di una stazione di posta, finalmente al sicuro da frecce e strilli. 

Mons. Bertoni in Ombre Rosse

2° sogno): Manovre di ogni genere al Conclave.
Orda cardinalizia in subbuglio: i porporati, divisi tra loro su tutto, si danno a farsi ogni sorta di dispetto.
Circolano nasi finti da clown, schede di votazione ridotte ad aereoplanini volano per tutta la Cappella Sistina.
Una prima votazione, manovrata da un gruppo di votanti buontemponi, rimane senza esito perché il nome più votato risulta quello di Toto Cutugno, il quale però non essendo cardinale, ma cantante di musica leggera, viene dichiarato ineleggibile dal Cardinale decano, che provvede personalmente ad accendere la stufa per la fumata nera.
Al terzo scrutinio riporta qualche consenso in più il Cardinal Octavio Candelabro, Arcivescovo di La Paz, in seguito silurato da maldicenze fatte circolare da Bertoni, nel sogno già cardinale, a proposito di una sua adesione al Partito Stracomunista Boliviano.
Alla quarta votazione il gesuita, che ha distribuito in giro diversi buoni per serate piccanti in un locale alla moda, viene eletto al Soglio Pontificio col nome di Rodolfo Valentino Primo. Torridi festeggiamenti notturni segretissimi.

S.S. Rodolfo Valentino I°

3° sogno): Smessi gli abiti da diva, Marilyn Monroe invita a cena Bertoni.
Luci basse, ovunque il profumo dolce dello Chanel n°5, cosparso perfino nei sanitari. Tenue musica jazz in sottofondo.
La Monroe si presenta con addosso una cosetta semplice, un abito pitonesco, rilucente di paillettes che ne modella le forme generose, con una scollatura tanto abissale da rendere difficile la salivazione e la pronuncia di molte parole: parallelepipedo, ad esempio.
La diva tenta di sedurre il gesuita effervescente cantando “I wanna be loved by you” e chiamandolo familiarmente “ciccetto”.
Bertoni cede di schianto alla tentazione dopo una strenua resistenza durata tre centesimi di secondo.
I due si avvinghiano scivolando accaldati di passione in una notte torrida.

Marilyn Monroe

4° sogno): Il nostro miglior nostro attaccante, Benigno Bertoni, viene falciato in area dal fallosissimo centrale difensivo tedesco Stronkhen.
Per il tentennante arbitro, il giapponese No So, sembrerebbe essere rigore, ma l’allenatore germanico Doppler, agitatissimo, invoca la Var o in sostituzione l’Ordalia, il giudizio di Dio.
Dopo una lunga consultazione con i guardalinee, con la moviola, col Ministro dello Sport finlandese e dopo aver assistito ad una parte della trasmissione “Il pranzo è servito”, il giudice di gara conferma il penalty che deciderà la Coppa del Mondo.
Va a batterlo Bertoni su cui grava una tremenda responsabilità.
Si avvicina al dischetto evitando i morsi di Heinz, il pastore tedesco mascotte della sua squadra, che viene neutralizzato dal veterinario di linea.
Il nostro attaccante prende la rincorsa e finge il tiro verso sinistra: il portiere Kittekat si butta verso l’angolo opposto sbattendo contro il palo e rimanendovi tramortito.
Il pallone, calciato un quarto d’ora dopo, finisce indisturbato in rete.
Bertoni viene portato in trionfo dalla folla che intona canti liturgici.
Per il nostro calciatore, acclamatissimo, si prospetta una serata torrida con Cindy Monaco, la conturbante top model uzbeka.

L’attaccante Bertoni esulta dopo il rigore trasformato

5°sogno)  Aereoporto di Casablanca in una notte assai nebbiosa al tempo della Seconda Guerra Mondiale.
Rick Bertoni, titolare del locale “The Gesuit”, è l’uomo che per amore ha procurato a Ingrid Bergmann due lettere valide per l’espatrio, sedici passaporti statunitensi, quattro tessere di abbonamento ad un cineforum organizzato a Rapallo e tre batterie complete di pentole Cuocex.
Non c’è molto tempo, incombe l’arrivo di una pattuglia tedesca e la donna deve quindi salire al più presto con suo marito Victor Laslo sull’aereo che li condurrà in salvo.
Rick Bertoni l’ama ancora appassionatamente e pur avendole procurato i preziosi documenti, non si risolve a lasciarla partire. Per perdere un po’ di minuti ha convocato anche Sam, il pianista e cantante del suo locale, che attraverso la fitta nebbia porta il suo pianoforte a rotelle sotto la scaletta dell’aereo e attacca a cantare “As time goes by”.
Imprecazioni di Laslo.
Bertoni sotto le luci giallastre dell’areoporto guarda Ingrid con uno sguardo così intenso e ingravidatore che lei avverte già le prime nausee.
Laslo, sempre più nervoso, guarda di continuo l’orologio.
La Bergmann in pochi minuti si ritrova il pancione di cinque mesi di gravidanza.
“Questo bambino cambia tutto” dice Rick alla Bergmann, che annuisce entusiasta.
I due salgono insieme sull’aereo scambiandosi torride effusioni.
Laslo, levato di torno a calci, bestemmiando in lingua ceka, resta appiedato.
Per sfuggire ai nazisti si nasconde appena in tempo nel pianoforte a rotelle di Sam che fa subito rotta verso Helsinki. 

Humphrey Bertoni e Ingrid Bergman in Casablanca

Fu Cervellenstein il primo a parlare: “Questa roba è una bomba!”

Tutti si diedero a commentare ed il brusio salì alle stelle, ma Tarallo li zittì. Pallido per l’eccitazione chese ai suoi amici:

“E adesso? Che ne facciamo di questo materiale?”.

Seguì un silenzio pallido e assorto. 

Sotto il divertente pseudonimo di Lallo Tarallo si cela lo scrittore,  polemista satirico, storico della filosofia kirghiza e collezionista di barchette fatte con carta di quaderni Pigna, Lallo Tarallo.
Nato da qualche parte in un giorno di settembre a vostra scelta, si dedicò dapprima a studi classici, approfondendo soprattutto i nebulosi rapporti tra Sparta e Pontinia, poi, all’insaputa di tutti, lui stesso incluso, iniziò l’attività di scrittore.
Nel 2017, infilatoci da una muscolosa raccomandazione di uno zio piduista, entrò nella redazione del Fogliaccio Quotidiano, rimanendo però sempre pericolanti i suoi rapporti di lavoro e personali col Direttore, Ognissanti Frangiflutti.
Vinte mille difficoltà, è riuscito infine a conquistare Consuelo, una donna tanto bella da rischiarare il mondo, e a mettersi definitivamente calmo sul piano sentimentale.
Ha frequentazioni con soggetti migranti o bizzarri, o entrambe le cose, e da quando era feto è in cura con l’illustre Psicologo e clinico Samuel Cervellenstein.


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