Pensieri e bi-pensieri

Ci sono sere che, l’attimo prima di chiudere gli occhi e abbandonarsi al sonno, frughiamo tra i pensieri cercando di dare loro un ordine.
Se si potessero catalogare come si fa con i fascicoli di uno schedario, oppure ordinarli negli scaffali come i libri, lo faremmo volentieri, almeno per ritrovarli e consultarli facilmente alla bisogna.
Sapremmo sempre dove si trovano e a nostro agio potremmo rispolverarli per rivisitare quelli che ci piacciono e gli altri invece potremmo archiviarli definitivamente.

disegno di Amanda Cass

Invece i pensieri, soprattutto i più imprevedibili, sfuggono ad ogni rete e volentieri se ne vanno per conto loro, non hanno ordine e non vogliono sottostare ad alcuna catalogazione, figurarsi poi disporsi docilmente ad una archiviazione. Non se ne parla proprio.
Scompaiono e ricompaiono, si inabissano per tornare in superficie, sembrano balene che improvvisamente si avvistano con l’enorme spruzzo d’acqua che soffia dall’oceano, oppure pesci dalle squame lucenti che guizzano fuori dal mare e poi con una capriola si rituffano subito nell’azzurrità, mentre vorremmo prenderli all’amo e non ci riusciamo.
Non si sa mai con cosa abbocchino i pensieri, o forse sono loro che ti prendono per distrazione o di sorpresa, che ti rivitalizzano oppure ti sfiniscono.

Pensare troppo però in certi casi fa male a sé stessi e come dice William Shakespeare dovremmo  a volte “scordarci di pensare”.

Voltaire invece ci racconta:

 “Bevo quaranta caffè al giorno per  essere ben sveglio e pensare pensare pensare a come poter combattere i tiranni e gli inbecilli” ,

certamente se fosse vissuto nel nostro tempo avrebbe un gran da fare e moltissimi, troppi, caffè da bere.

Dei pensieri hanno cercato di spiegarci che ce ne sono di buoni e di cattivi, di sani e malsani, di utili e inutili, e da lì in avanti ci siamo dati una certa impostazione grazie all’esperienza del vissuto, diversa per ciascuno di noi.  
A volte con risultati soddisfacenti, altre invece no, abbiamo  cercato di non darci pensiero per troppe cose e di imparare a soffiare sul vento delle idee buone, di eludere i pensieri malsani per accogliere l’intuizione di quelli che, come il guizzo di un delfino, rivelano e illuminano. 

disegno di Amanda Cass

Attorno alle luci però si addensano le ombre, le incertezze che minano le certezze, e anche per questi pensati non esiste un ordine, né un archivio dentro di noi. Essi sono quanto di più complesso e ingarbugliato, imprevedibile e articolato vi sia nel variegato mondo degli umani.
Siamo esseri pensanti, e per fortuna (o forse no?) soprattutto diversamente pensanti.
Di ogni medaglia esiste sempre il suo rovescio e la casualità di fattori che contestualizzano il pensiero sono le molteplici sfumature e i chiaroscuri.
Il filtro è quello della nostra condizione umana, mutevole e fragile, forte e risoluta, ostinatamente contraria ad ogni direzione, o sicura e dalla barra diritta, finché navighiamo a vista.
A volte siamo capaci di accogliere tesi contrastanti persino simultaneamente.

disegno di Amanda Cass

George Orwell individua questa strana facoltà umana definendola il “bipensiero”:

“Il bipensiero implica la capacità di accogliere simultaneamente nella propria mente due opinioni tra loro contrastanti, accettandole entrambe”,

tant’è che si è scoperto che esistono dei veri e propri cultori del bipensiero, che si dice faccia apparire più eruditi, o forse spregiudicati, o ancora semplicemente che serva per lasciarsi sempre due porte aperte che, non si sa mai, potrebbero tornare utili.

disegno di Amanda Cass

Sono dell’opinione che trovare il giusto cibo per la mente dovrebbe tradursi in buoni pensieri e da questi in buone azioni.

Un fatto comunque  è certo, passare dal pensiero all’azione è da sempre il passo più difficile, soprattutto il più significativo, e se in fondo, da che mondo è mondo, noi siamo i nostri pensieri, solo le nostre azioni potranno rivelarli e interpretarli.

Forse.

disegno di Amanda Cass

Fino a poco tempo fa mi sono nascosta dietro l’eteronimo di Nota Stonata, una introversa creatura nata in una piccola isola non segnata sulle carte geografiche che per una certa parte mi somiglia.
Sin da bambina si era dedicata alla collezione di messaggi in bottiglia che rinveniva sulla spiaggia dopo le mareggiate, molti dei quali contenevano proprio lettere d’amore disperate, confessioni appassionate o evocazioni visionarie.
Oggi torno a riprendere la parte di me che mancava, non per negazione o per bisogno di celarla, un po’ era per gioco un po’ perché a volte viene più facile non essere completamente sé o scegliere di sé quella parte che si vuole, alla bisogna.
Ci sono amici che hanno compreso questa scelta, chiamandola col nome proprio, una scelta identitaria, e io in fin dei conti ho deciso: mi tengo la scomodità di me e la nota stonata che sono, comunque, non si scappa, tentando di intonarmi almeno attraverso le parole che a volte mi vengono congeniali, e altre invece stanno pure strette, si indossano a fatica.
Nasco poeta, o forse no, non l’ho mai capito davvero, proseguo inventrice di mondi, ora invento sogni, come ebbe a dire qualcuno di più grande, ma a volte dentro ci sono verità; innegabilmente potranno corrispondervi o non corrispondervi affatto, ma si scrive per scrivere… e io scrivo, bene, male…
… forse.
Francesca Suale


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4 commenti su “Pensieri e bi-pensieri

  1. I pensieri a volte nascono, forse, anche al di fuori della nostra volontà o meglio razionalità. A volte sono intuizioni o percezioni. Sui pensieri quindi hanno ragione tutti da Orwell a Shakespeare a Voltaire e a tanti altri pensatori o filosofi o scrittori. Alla fine poi contano i fatti che possono anche divergere dai pensieri. Magari si prepara una strategia che poi all’atto pratica si abbandona perché la realtà è spesso diversa dai pensieri e, per fortuna, non tutto è scritto e spesso quello che sembra un finale già scritto cambia. Forse proprio perché si abbandonano a sé stessi i pensieri

    1. Condivido il commento di Giorgio, di pensatori, filosofi e scrittori ce ne sono stati molti e tutti hanno espresso il proprio pensiero sul pensiero e la sua imprevedibilità ci sorprenderà ancora, non meno dell’imprevedibilità dei fatti, che non sempre sono uguali a come li abbiamo pensati.
      Grazie e un caro saluto
      Nota Stonata

  2. Forse aveva ragione Platone: esiste un mondo parallelo, quello delle idee, con regole proprie, che ci nutre, e che noi nutriamo. Credo ne abbiamo bisogno per scoprire la bellezza. La realtà delle nostre azioni spesso se ne allontana per nostra scelta perché scegliamo l’animalità.
    Ps complimenti per le immagini: deliziose

    1. Hai ragione Claudio, abbiamo bisogno di nutrirci di idee e a loro volto dobbiamo essere noi a nutrile, un cerchio virtuoso che dovrebbe tradursi in azioni capaci di cambiare tanta realtà.
      Grazie per aver commentato,
      un caro saluto
      Nota

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