ArcheoTour: L’aula del Foro della Pace


di Carlo Pavia

Il Foro della Pace (detto anche Foro di Vespasiano) era in realtà un tempio dedicato alla Pace (viene infatti definito come Templum Pacis).
La denominazione di Foro deriva dal suo schema molto simile a quello dei Fori Imperiali dei quali alla fine andò a formare un prolungamento.

Il Foro della Pace nel grande plastico dell’EUR


Costruito da Vespasiano tra il 71 e il 75 d.C. per celebrare la vittoria sugli Ebrei, il Foro della Pace era formato da un ambiente absidato (dove era situata la statua di culto) fiancheggiato da diverse stanze e aperto su una enorme piazza (metri 110 x 135) occupata principalmente da aiuole e fontane e circondata da un quadriportico.

All’interno erano conservate spoglie del Tempio di Gerusalemme (tra cui il famoso candelabro a sette bracci) e numerose opere d’arte, per la maggior parte razziate da Nerone in Grecia e Asia Minore per andare ad abbellire la Domus Aurea.
Il Foro andò distrutto per un incendio nel 192 d.C. e venne ricostruito da Settimio Severo; a questa ricostruzione sono da attribuire due ambienti situati nell’area meridionale (presso l’angolo della Basilica di Massenzio), che vennero utilizzati per la costruzione (IV secolo d.C.) della chiesa dei Santi Cosma e Damiano.
Del primo ambiente (metri 34 x 18) si può vedere, alla sinistra dell’ingresso della chiesa, l’intera parete sud-occidentale, caratterizzata dalla cortina laterizia del rifacimento severiano; tra le finestre moderne si possono riconoscere i fori disposti in file regolari nei quali erano posti i perni metallici che sostenevano le lastre di marmo sulle quali era incisa la Forma Urbis, la monumentale pianta di Roma (in scala 1/246) realizzata all’epoca di Settimio Severo (203-211 d.C.) di cui rimangono numerosi frammenti.

Riscostruzione della sala della Forma Urbis

A un livello più basso è visibile una parte del pavimento marmoreo sul quale giace un grande blocco di muratura caduto dall’adiacente Basilica di Massenzio.
Del secondo ambiente, parzialmente utilizzato dalla chiesa, si può notare a sinistra e dopo l’ingresso della chiesa (prima del cortile) un tratto di parete in blocchi di travertino, mentre dal Foro Romano si può vedere la parte esterna sud-orientale, in blocchi di travertino e peperino insieme a una parte di quella sud-occidentale.
Un interessante tratto di un’aula del Foro è visibile nei sotterranei della Torre di Conti.

Nel 1937 la torre fu donata da Mussolini alla Federazione nazionale arditi d’Italia (fondata nel 1919 e ancora vigente) che vi rimasero fino al 1943.
Nel 1938 il salone del tempio della Pace sulle cui mura perimetrali si sorregge la torre, fu adibito a mausoleo del generale degli arditi Alessandro Parisi, morto quell’anno in un incidente stradale.

Nella sala, le spoglie del generale sono tuttora conservate in un sarcofago di epoca romana. Alessandro Parisi fu, dal 1932, anche presidente della Federazione Nazionale Arditi d’Italia.
L’aula era una delle quattro esedre del portico.

Per saperne di più Carlo Pavia, ROMA SOTTERRANEA, Gangemi Editore

Carlo Pavia è l’Archeospeleofotosub (definizione coniata dal giornalista Fabrizio Carboni per un articolo sulla rivista Panorama): archeologo, speleologo, sub e fotografo.
Autore di molti libri sulla Roma antica, fondatore delle riviste “Forma Vrbis” e “Roma e il suo impero”.


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