L’amore purché sia: favole dei giorni nostri

Trovare l’amore ad ogni costo?  Superare finalmente quel senso di vuoto che ti fa essere triste e ti rimanda una percezione di te parziale, manchevole e incompleta?  
Ma siamo davvero certi che sia questo ciò che vogliamo:

“l’amore purché sia?”

Abbiamo bisogno di essere amati, è innegabile, ma questo bisogno non può essere vissuto alla stregua di un bisogno qualsiasi, né si può considerare disgiunto dal desiderio di amare o essere costruito su un’idea falsata che si rapporti in tutto e per tutto a ciò che possa colmare le nostre carenze. 
Parlare di un bisogno di amore senza presupporre l’altro e i suoi desideri non ha alcun senso, come non ha senso pensare di potere solo ricevere.
È opportuno considerare che troppo spesso farsi guidare meramente da un bisogno conduce a compiere le scelte sbagliate e a finire col diventare vittima di illusioni o peggio.

Se è vero quanto scrive George Sand:

“C’è solo una felicità nella vita: amare ed essere amati”

È però altrettanto vero quanto sostiene Hermann Hesse:

“La felicità è amore, nient’altro. Felice è chi sa amare”

Quindi è innegabile che amare ed essere amati possa essere una chiave per la felicità, ma ciò presuppone una capacità di amare che va oltre il proprio bisogno, che parte dalla consapevolezza di sé stessi per trovare nell’altro una compiutezza vera.  
Una capacità di amare dunque che non prescinda mai dalla stima di sé, dal risolvere prima i dissidi dentro noi stessi.

Il bisogno d’amore può indurre in errore, alimentare illusioni e può portare a trovarsi nelle storie sbagliate, perché un bisogno in quanto tale non può essere la motivazione di una scelta giusta.
Abbiamo compreso che in un mondo di rapporti volatili, dove siamo tutti più connessi e più soli, dove la facilità dei contatti sfugge via attraverso una superficialità amplificata dalla promiscuità, l’idea che la soddisfazione di un bisogno sia la risposta al nostro malessere può dare adito a molti errori.

La favola del principe azzurro ha un che di affascinante e la sua commercializzazione serve a vendere illusione.
In un’epoca in cui tutto diviene consumismo, si vende e si compra, tra bisogni reali e indotti, anche il prodotto principe azzurro che, con tanto di favola a contorno, può essere confezionato ad arte.
Se poi questo prodotto principe si chiami Mark Caltagirone, fantomatico personaggio di pura fantasia che avrebbe dovuto sposare Pamela Prati, e quella favola nella sua demenzialità diventi merce per i media, per vendere spettacolo e rinverdire il successo della soubrette un po’ appassita, o se in altri casi analoghi vi sia stata l’illusione di tante persone che hanno creduto di intravedere l’amore in un miraggio, secondo la ricetta di un cliché scontato e sin troppo banale, il risultato non cambia:
si gioca tutto su un rituale nel quale la vittima è designata proprio per il suo bisogno di uscire dalla solitudine.

È così che si apre una finestra su un mondo effimero dove alcuni recitano ad arte per altri che ci credono;
in fondo è sempre stato così, esistono imbonitori e venditori di ogni specie, e la dimensione del rispetto dei sentimenti e della fragilità umana vengono meno, anzi fragilità e sentimenti sono proprio ciò di cui si abusa.
Il gatto e la volpe abusarono dell’ingenuità di Pinocchio e ci sono ancora principesse che credono che un rospo possa diventare un principe, per non parlare di quegli uomini che pensano di potere trovare la principessa dalla misura di una scarpina di cristallo. 

Forse il senso di appartenere a una realtà sempre più costruita sulla soddisfazione dei propri bisogni e del successo per il raggiungimento della felicità, realtà che lascia fuori coloro che non sono in grado di ottenerli e li relega agli ultimi posti, ha la sua parte di responsabilità sul diffondersi di un’idea distorta, che porta con sé la banalizzazione del concetto di amore e una sua fruizione assimilabile a quella di un prodotto “commerciale”. 

Sarà quel “tutto fa spettacolo”, che ci induce a comprare il biglietto per non si sa dove, senza sapere poi chi sia l’attore e chi lo spettatore…

FORSE.

Fino a poco tempo fa mi sono nascosta dietro l’eteronimo di Nota Stonata, una introversa creatura nata in una piccola isola non segnata sulle carte geografiche che per una certa parte mi somiglia.
Sin da bambina si era dedicata alla collezione di messaggi in bottiglia che rinveniva sulla spiaggia dopo le mareggiate, molti dei quali contenevano proprio lettere d’amore disperate, confessioni appassionate o evocazioni visionarie.
Oggi torno a riprendere la parte di me che mancava, non per negazione o per bisogno di celarla, un po’ era per gioco un po’ perché a volte viene più facile non essere completamente sé o scegliere di sé quella parte che si vuole, alla bisogna.
Ci sono amici che hanno compreso questa scelta, chiamandola col nome proprio, una scelta identitaria, e io in fin dei conti ho deciso: mi tengo la scomodità di me e la nota stonata che sono, comunque, non si scappa, tentando di intonarmi almeno attraverso le parole che a volte mi vengono congeniali, e altre invece stanno pure strette, si indossano a fatica.
Nasco poeta, o forse no, non l’ho mai capito davvero, proseguo inventrice di mondi, ora invento sogni, come ebbe a dire qualcuno di più grande, ma a volte dentro ci sono verità; innegabilmente potranno corrispondervi o non corrispondervi affatto, ma si scrive per scrivere… e io scrivo, bene, male…
… forse.
Francesca Suale


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Un commento su “L’amore purché sia: favole dei giorni nostri

  1. L’amore ad ogni costo non è amore, in quanto se ha un costo non è amore. Così come tutto ciò che si fa per amore, anche se potrebbe sembrare rinuncia o sacrificio non è ne rinuncia ne sacrificio, in quanto lo si fa per amore. Quindi scelta consapevole e voluta. In questa società egoista, dei selfie, della ostentazione, il vero amore non va sui giornali, ne in tv, ne sui social, il vero amore spesso lo si può osservare. Basta vedere i gesti di un genitore verso un neonato, gesti che chi riceve forse non ricorderà. Come quelli di chi assiste una persona cara quando soffre, magari in nottate sempre troppo lunghe, in attesa di dover intervenire anche verso chi sembra non capire. Oppure come i gesti protettivi di una persona anziana verso il proprio partner o persona cara. Anche verso gli animali o la natura. Amare significa osservare, comprendere, rispettare, aiutare, assecondare. Capita che le persone che soffrano oppure che hanno fatto un percorso difficile e doloroso siano quelle che sappiano amare, forse perché hanno perdonato e amato se stessi. Accettarsi e accettare significa amare. Chi non si accetta spesso non è disposto a farsi amare e non riesce ad amare.

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