Ponti 2


Seconda replica estiva. Anche questa sembra scritta oggi. Oggi che lasciamo in mare una manciata di disperati sostenendo che mettano in pericolo la sicurezza nazionale, salvo poi accogliere alla chetichella molte più persone “rifiutate” da altri Paesi europei (solo che viaggiano in aereo, forse il mezzo di trasporto è il vero problema). Oggi che finalmente è venuta fuori la reale delega di Governo all’intraprendente Vicepremier viaggiatore: Ministro dell’Odio e della Paura.
Oggi che, proprio per questa delega, il suo partito personale raccoglie consensi fino a ieri inimmaginabili, anche al sud, ricevendo forza e sostegno che radicalizzano ancora di più le sue già inaccettabili posizioni, incattivendole ulteriormente. Con la decisiva complicità di tutti coloro che si sono arresi e che non vanno più a votare, ai quali dedico le parole del poeta: “per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti”.

Ci sono ponti che non hanno bisogno di calcestruzzo,

ferro, tiranti e calcoli statici; ponti che non si vedono, non ci si passa sopra e non ci si dorme sotto. Eppure anche loro crollano, e fanno danni perfino maggiori. Sono i ponti tra persone, ponti tra popoli. Ponti relazionali, caratteristica degli esseri umani. Cosa intendiamo per “esseri umani”? A mio modo di vedere, contrariamente agli altri mammiferi, questa attribuzione non discende automaticamente dalla nascita ma si acquisisce con la cultura e con lo sviluppo delle relazioni con altri esseri umani. Include l’empatia, la comunicazione, la capacità di ascolto. È un processo continuo: una volta acquisita, l’umanità va coltivata e difesa, basta poco a perderla.

Mi vengono in mente opinioni che non condivido”, sintesi geniale di Altan.

Restiamo umani!”,

esortazione più volte sentita da irriducibili ‘buonisti’. Sull’onda emozionale l’uomo è stato capace delle azioni più efferate, seguendo il proprio istinto ferino, disumano appunto. E le emozioni possono essere spontanee o indotte. Come nella finzione cinematografica o nella letteratura, ci si può commuovere, provare compassione, simpatia o anche odio e desiderio di vendetta, basta toccare le corde giuste. Se, dopo crimini contro la persona o azioni particolarmente riprovevoli, si provasse a fare un sondaggio sull’introduzione della pena di morte, quale risultato ci si potrebbe attendere? La forca vincerebbe a mani basse, l’istinto di vendetta prenderebbe facilmente il sopravvento. E sarebbe vera democrazia se, invece di un sondaggio, si trattasse di un referendum, in ossequio al nuovo feticcio della democrazia diretta? Magari online, dove i leoni da tastiera sono sempre a caccia di sangue fresco. Se si organizzano campagne d’odio, se si attribuiscono particolari vizi ripugnanti a interi popoli o categorie, quale risultato ci si può aspettare da aspiranti umani o disumani di ritorno? Il genocidio dei Tutsi da parte degli Hutu, in Ruanda nel 1994 (circa mezzo milione di persone massacrate), è partito da una campagna alla radio che ha disumanizzato i Tutsi (minoranza nel Paese ma con grande potere nell’economia), con lo slogan

“schiaccia lo scarafaggio”.

Ruanda: un cimitero delle vittime del genocidio dei Tutsi

Chi si può sentire in colpa se schiaccia uno scarafaggio? E la comunità internazionale ha lasciato fare per cento lunghissimi giorni: mica c’è il petrolio in Ruanda.

Finché un uomo ti incontra e non si riconosce – e ogni terra si accende e si arrende la pace”,

così canta Fabrizio De André, riferito al genocidio nazista di Rom e Sinti, contemporaneo alla Shoah anche se meno celebrato. Ma è un uomo ‘umano’ quello che non si riconosce in un altro uomo? (Precisazione lessicale: per uomo non intendo il genere maschile ma ogni essere umano). Processo analogo, in piccolo, a quello che probabilmente soggiace alla furia degli haters sul web: non ti conosco, non so niente di te e della tua storia, ma non esito ad attaccarti e insultarti per una frase sgradita letta in un post, trattandoti peggio di una bestia.

Se il destinatario è sufficientemente famoso e chiede un incontro chiarificatore con uno di questi personaggi in cerca di autore, allora spesso il soggetto, lusingato, accetta; ed ecco che il lupo social si trasforma in agnello, felice come un bimbo per vivere di luce riflessa l’incontro con ‘quello famoso’. Uomini utilizzati come mezzi di pressione sull’Unione Europea, uomini sfruttati nei campi e trattati come schiavi, uomini torturati e poi trasportati come merci da trafficanti senza scrupoli. Queste le basi della disumanizzazione.

“Se questo è un uomo”

si chiedeva e ci chiede Primo Levi. Ancora Altan, in una vignetta recente: un giovane dice “Ho fatto una ragazzata” e l’adulto “Bene. Quanti ne hai ammazzati?”. Ci sono in campo forze importanti che si stanno impegnando per distruggere i ponti, per avvelenare i pozzi della civile convivenza, per sdoganare tutti i cattivi pensieri e i cuori neri che fino ad ora avevano vergogna a manifestarsi. Si sta affermando una narrazione fantasiosa della realtà, sparando false informazioni e numeri a vanvera al solo scopo di far salire il livello di insicurezza percepita, con conseguente peggioramento dell’ansia personale e collettiva. Il ‘cattivismo’ la fa da padrone: mette a tacere ogni obiezione, ogni richiamo allo spirito umanitario, non con il ragionamento ma con le urla, gli insulti, le minacce. Parla alla pancia, non alla testa né tantomeno al cuore. Scuote istinti atavici: la tribù, la difesa da fantomatici pericoli, la minaccia se non la violenza come mezzo di risoluzione delle divergenze. E gli effetti già si vedono: l’aria si è incarognita, scoppiano guerre tra poveri senza senso e senza sbocchi, ci si guarda in cagnesco e si attacca briga sul nulla.

Altro che ragazzate. Altro che goliardate.

Il messaggio sta passando ed è un messaggio che non porta niente di buono. Chi semina vento raccoglie tempesta. Quando si sveglia il mostro poi è difficile poterlo gestire, i primi a pagarne le conseguenze potrebbero essere proprio questi novelli apprendisti stregoni. E noi tutti con loro. Dov’è l’umanità? Servirebbe un nuovo umanesimo, la riproposizione del rinascimento che ha fatto grande il nostro Paese. D’altro canto, possiamo continuare ad additare l’altrui disumanità senza rivolgere questa domanda a noi stessi? Cosa può fare ciascuno di noi per accrescere e mantenere la propria umanità, in questi tempi dove l’odio e la paura – terreno di coltura della disumanità – si vendono benissimo? Se si rimane isolati si rischia di soccombere, di sentirsi irrimediabilmente minoranza destinata alla resa. L’effetto emulazione poi fa il resto, che condividiamo più di qualche informazione genetica con le pecore. Impegnarsi, partecipare, non voltare la testa, trovare canali di comunicazione e modalità di collaborazione. Senza cedere di un passo di fronte all’intolleranza e alla xenofobia.

Una vignetta di Altan

Vi voglio lasciare con parole di speranza, che Ivano Fossati rivolge a “mio fratello che guardi il mondo”. Spesso i poeti vedono più lontano, anticipano i tempi. Spero proprio che sia così.

Dobbiamo impegnarci perché sia così.

Se c’è una strada sotto il mare
prima o poi ci troverà
se non c’è strada dentro al cuore degli altri
prima o poi si traccerà.

Tanto il vostro Erasmo dal Kurdistan vi doveva, senza nulla a pretendere.


Erasmo dal Kurdistan è persona mutevole, con una spiccata tendenza alla tuttologia.
Vorrebbe affrontare la vita con leggerezza e ironia, ma raramente riesce a mantener fede a un impegno così arduo.
Scioccamente convinto di avere qualche dote letteraria (molto) nascosta, si prodiga nel vano tentativo di esternarla, con evidente scarsa fortuna.
Maniaco dell’editing e dell’interpunzione, segue un insano culto del punto e virgola (per tacere delle parentesi e delle amate virgole).
Tenta di tenere a bada una innata tendenza didascalica e quasi pedagogica pigiando sul pedale della satira di costume, ottenendo di comico solo il suo pio tentativo.
Il più delle volte si limita ad imbastire dimenticabili pipponi infarciti di luoghi comuni.


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