La luna di Aleksandr Sergeevič Puškin

Luna, la celeste lampada,
a cui un tempo consacrammo
passeggiate al buio, e lacrime,
di segrete pene balsamo…

e oggi in lei vediamo solo
un rimpiazzo dei lampioni.

Aleksandr Sergeevič Puškin

Aleksandr Sergeevič Puškin (6 Giugno 1799 – 10 febbraio 1837)
è stato un poeta, saggista, scrittore e drammaturgo russo. In filologia egli è considerato il fondatore della lingua letteraria russa contemporanea e le sue opere, tra le migliori espressioni del romanticismo russo, hanno ispirato numerosi scrittori, compositori e artisti. Le sue opere rappresentano tuttora una tra le migliori espressioni della letteratura russa, in quanto nonostante i quasi due secoli passati dalla loro creazione, ci presentano una lingua tuttora viva e attuale.
Autore assai prolifico, nonostante la breve vita, Aleksandr Puškin fu poeta universale, e nella sua produzione – che passò da un’iniziale fase romantica ad una successiva di più accentuato realismo – accolse motivi e forme provenienti da diverse fonti della letteratura classica o contemporanea, russa o straniera, usufruendone soltanto come elementi in grado, fra gli altri, di aiutare l’indagine della realtà nella sua essenza più profonda e nei suoi aspetti più differenti. Contemporaneo del grande Romanticismo europeo, egli ne fu influenzato soprattutto esteriormente, restando in realtà fedele a un’impronta essenzialmente illuministica e settecentesca (fu, ad esempio, un fervente ammiratore di Voltaire). Il complesso della sua opera, pur nella grandissima varietà, possiede una leggerezza che si potrebbe quasi definire mozartiana. L’arte fu per lui un mezzo magnifico tanto di conoscenza come di rappresentazione sia dell’animo individuale sia della collettiva spiritualità di un popolo; adatta pertanto a cogliere i moti della coscienza e a scoprire con intuitiva comprensione il processo storico o a delinearne il paesaggio naturale. Egli seppe anche creare, nella poesia come nella prosa – entrambe esemplari nella loro perfezione costruttiva – un linguaggio equilibratissimo di cristallina purezza e semplicità, che divenne uno strumento fondamentale di rinnovamento per la letteratura russa.

Fresia Erésia è l’eteronimo dietro il quale si cela una poetessa eretica per vocazione, un animo sensibile che ha trovato libera espressione solo attraverso la scrittura poetica.
Pensare in versi sciolti è ciò che le riesce meglio: poesie, aforismi e suggestive metafore per lo più si perdono tra nuvole di pensieri e solo a volte si fermano sulla carta per restare.
Scoperta per caso da un anziano poeta che era in cerca della sua Musa, Fresia viene riconosciuta per alcuni versi giovanili come un talento naturale del genere “diamante grezzo non ancora lavorato”.
La poetessa è solita affermare però che il peggio che le potrebbe capitare sarebbe proprio di finire sfaccettata su commissione da un talent scout seriale, per questa ragione mantiene l’anonimato e non si mostra mai in pubblico.


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