Filiberto Sbardella – la terra è di chi la coltiva – 3

Capitolo 3

Filiberto Sbardella, come vi abbiamo raccontato nei  precedenti capitoli, dopo 2 decenni dedicati alla pittura e al mosaico, a 34 anni affronta gli anni della Resistenza con passione e coraggio. Con i suoi 4 fratelli, e con i molti compagni di Bandiera Rossa è uno dei partigiani più attivi nella capitale e nel Lazio tra il ’43 e il ‘44. Questo periodo probabilmente lo segna e lo forma in particolar modo, e come tutti, dopo il conflitto mondiale, prova a rimettere ordine nella propria vita. Ottiene la tessera del PCI, e ne diventa l’architetto ufficiale.

Abbandona infatti quasi del tutto la pittura, per lui fino a quel momento espressione principale del suo estro e della sua personalità, allestendo  in maniera sporadica le sue ultime mostre: si suppone che non debba essere facile per Sbardella (che, allievo di  Gustavo Simoni e Tito Venturini Papari, negli anni passati presenzia ad importanti manifestazioni internazionali come la Biennale di Venezia o la Triennale di Milano, frequentando artisti come Aligi Sassu, Piero Fornasetti, Carlo Carrà, Gino Franchina, Carlo Levi, Domenico Purificato, Renato Guttuso, Gianpaolo Lazzaro, Mario Sironi, e fondando da talentuoso mosaicista quale è la SAIRA società anonima industria rivestimenti artistici, assieme all’amico Carlo Pagani) abbandonare il mondo dell’arte.

 Un articolo sulle ville costruire da Sbardella per la Hollywood romana degli anni ’50

Egli riprende così gli studi di architettura, e con Maurizio Lanza nella capitale degli anni ‘50 inizia a lavorare ai primi progetti architettonici.
Lo vediamo infatti realizzare ville sulla via Cassia e nel quartiere di Monte Mario, riuscendo a farsi un nome nella cosiddetta Beverly Hills del cinema italiano, e progettando le residenze private di personaggi come l’attrice Gianna Maria Canale, il compositore Mario Nascimbene e il regista Giuseppe De Santis (assieme ad Antonio Valente nel 1954 si cimenta in qualità di scenografo nel peplum “Teodora Imperatrice di Bisanzio”, di Riccardo Freda).

La locandina del film Teodora Imperatrice di Bisanzio (di cui Sbardella ha curato le scenografie)

Negli anni ’60 anni elabora l’ambizioso progetto sperimentale di Casa-Uovo per la sua villa a Formello (Roma), che realizza con esiti sorprendenti. Progetta e realizza diverse ville a Castiglioncello, la Scuola Sindacale C.I.S.L. ad Ariccia, e il Palazzo della Regione Marche a Pesaro, una villa per il dirigente politico Di Vittorio, a Cerignola, e la sede del PCI in via dei Frentani a Roma.
Progetta cliniche e palazzi per uffici nella capitale, realizza e arreda diverse sedi della compagnia aerea brasiliana VARIG.
Collabora, con l’architetto A. Pasquali, al progetto dello stabilimento e palazzo per Uffici Mercedes di Milano, e collabora alla progettazione del piano regolatore di Sòfia (per il quale riceverà un riconoscimento ufficiale presso l’Ambasciata della Repubblica di Bulgaria di Roma).

Tra le tante e  varie collaborazioni, ricordiamo quella con Bruno Begnotti alla progettazione del piano particolareggiato Comprensorio Colli d’Oro (Labaro, Roma), alla proposta per la realizzazione di un Centro Direzionale Internazionale Città Futura a Marina Reale (Roma), al progetto esecutivo di un palazzo ristrutturato a Residence a Bordighera. 

 La sua villa (casa-uovo) di Formello

Negli anni ’70, sempre coadiuvato dalla moglie Carla De Benedetti, continua a realizzare a Roma ville e abitazioni private (comprese quelle dei suoi cari amici come Cacciapuoti, G. Conforto, C. Gatti, N. Boccia), e diversi palazzi per uffici in via della Frezza e via Palestro, lo Stabilimento e Salone espositivo Mercedes e Renault di Livorno, l’impianto polisportivo per il Comune di Chianciano Terme, laCasa di riposo per anziani nel Comune di Colleferro.

Pur subendo le influenze dei grandi architetti come Lloyd Wright, Perret, Nervi, Ponti, Le Corbusier, anche in questo ambito riesce a maturare una propria personale visione della materia, che esprime nelle sue realizzazioni, nelle quali si percepisce la sua volontà di creare ambienti e spazi aperti, che si rapportino in maniera funzionale e omogenea con la natura e l’uomo.

Filiberto Sbardella scompare il 28 dicembre del 1983.

Negli anni lo vediamo recensito su riviste di settore come Metron, Lo Stile, Domus, ma è nel 1984 che la nota rivista dell’ANCE L’industria delle costruzioni, lo omaggia pubblicando il suo progetto degli edifici del comprensorio particolareggiato realizzato nel quartiere Labaro a Roma. 

L’articolo dell’ANCE che pubblica il suo progetto del quartiere Labaro

Di Sbardella, infaticabile pittore e architetto, ci resta la totale dedizione al lavoro, per lui espressione di identità e dell’animo umano, assieme alla sua passione politica.
Ma prima di tutto ci resta la figura dell’uomo che è stato sempre coerente a se stesso e ai valori in cui ha creduto, e che gli sono stati inculcati fin dalla giovane età, quando – figlio del sarto Angelo Sbardella – partendo da Palestrina, e viaggiando da Milano a Pesaro, da San Pellegrino Terme a San Remo, da Sòfia a Roma e Savona, si accingeva a scoprire ed esprimere se stesso attraverso la pittura, il mosaico, la politica, l’architettura. 

(continua…)

Filiberto Sbardella

Pasquale Biagio Cicirelli è nato in provincia di Matera nel 1976, Sociologo ed Educatore, è appassionato di fotografia e teatro.
Ha pubblicato: Il Profilo dei minori in affidamento, indagine sulla realtà meridionale (2014), e Adolescenti nella società delle dipendenze (2016).
Ha curato la pubblicazione delle sillogi del poeta Gianluigi Miani, La Scalata (2014), e Fede o Sete (2016), nonché degli omonimi eventi teatrali e culturali.
Nel 2016 ha realizzato, in collaborazione con l’artista Giuseppe Rellini, il cortometraggio Claudia, e nel 2019 il docufilm Filiberto Sbardella – la terra è di chi la coltiva, legato all’omonimo progetto letterario.


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