Cervellenstein ed il duro ritorno al lavoro. Prima parte


Ahi quanto può essere precario quell’inebriante senso di felicità, di libertà e di forza vitale che nel corso delle vacanze ti trasforma in un titano, in un consumatore instancabile di felicità, in un uomo capace di tutto!
Basta tuttavia un primo, duro, assaggio di quotidianità per riportare quello che fu uno splendente eroe alla consistenza di una besciamella mal riuscita.
Di questa dolorosa verità ebbe ad accertarsi il Professor Cervellenstein varcando la soglia del suo studio la mattina del suo primo giorno di lavoro.

Il Professor Cervellenstein durante le vacanze

Che sgomento, che sensazione di straniamento, che malinconia!
Un mese di giri folli per i porti della Bretagna col suo superbo cabinato, il “Complesso di colpa”, tirandosi a bordo ogni tipo di fauna umana, facendo della bisboccia un’arte, dell’orologio un pleonasmo e della seduzione la sua madrelingua: che vacanza! Che avventure!

Quintali di mitili estratti dalle valve e divorati con voluttà, mille saporitissime grigliate sul ponte, una flotta di calici di buon vino sparita per sempre nelle profondità di gole amiche ed una decina di belle e ardenti signore, sgusciate anch’esse al chiar di luna, con la consueta classe. 

Ed eccolo ora, ingrigito di colpo, la faccia lunga, corrucciato ed in preda ad un vago mal di testa, entrare nell’anticamera dello studio e salutare rauco Cleofe, la sua segretaria ottuagenaria, icona di sobrietà, efficienza e moralità, da lui assunta per evitarsi qualsiasi scivolamento libertino sul luogo di lavoro.
“Vedo che le vacanze non le giovano, Professore, lei ha l’aria di essere stato risputato da un tirannosauro schizzinoso dopo una prima, distratta masticazione..” –  gli disse severa la donna, che in materia di fredda ironia non aveva da imparare alcunchè da nessuno
“Puah! – fece Cervellenstein sempre più disgustato dal mondo – mi risparmi il suo sarcasmo Cleofe: piuttosto, chi abbiamo oggi? Cosa debbo aspettarmi?”
“Nulla di complicato Professore, si rassicuri, o almeno è così per i primi tre appuntamenti.

La signora Cleofe


Alle 9,30 ha la Signora Ardenzi, la cleptomane da Guinness dei primati, che è già arrivata ed è in sala d’aspetto in compagnia di un agente di custodia.
Alle 10,30 tocca a Settimio Verafè, si ricorda? E’ il cugino complottista di un alto prelato gesuita. E’ quello che va delirando di poltrone del sesso e di altre bislaccherie del genere.
“Sì, mi ricordo: nulla di particolare, fantasie maniacali di un prete mancato”…
Alle 11,30 sarà la volta di quel tizio convinto di essere la reincarnazione di Luigi XIV di Francia, Cosimo Cuccurullo”.
“Ah sì, Re Sole..” – ricordò pensoso il Professore.
“Giusto – fece Cleofe di rimando – proprio lui. E speriamo che oggi venga accompagnato da quella perla di suo cognato Sergio con la Punto, perchè le ultime volte qui sotto c’è stato un gran trambusto: risse, curiosi, ingorghi e multe a grappoli perché parcheggiava la carrozza reale in doppia fila e i suoi cavalli erano oltretutto troppo esuberanti di intestino.

Cosimo Cuccurullo, Re Sole

Il vero problema, però Professore, inutile indorare la pillola, è l’appuntamento delle 12,30, l’ultimo della mattinata: l’hanno chiesto d’urgenza i parenti di Omar Tressette e…”
“Ma che è successo a Tressette? – la interruppe Cervellenstein – Dopo la crisi di furore iconoclasta  in spiaggia contro i sandaloni tedeschi, sembrava di nuovo tranquillo e pacificato!
L’ho lasciato che parlava addirittura di prendersi un periodo di riposo e di silenzio presso l’eremo dei Padri Rosicatori Scalzi a Rocca Ventresca!”
“Macchè! Tanto si è pacificato che pare che abbia sviluppato simultaneamente due o tre nuove forme di idiosincrasia, tutte molto gravi, e che queste abbiano avuto subito delle conseguenze materiali memorabili. Dicono che abbia tenuto in pubblico dei comportamenti da forsennato! Si è fatto anche un paio di giorni in guardina!”.

“Accidenti! Sai dirmi qualcosa di più?”
“Qualcosina… Si dice che, tra le altre, abbia concepito una forte e attiva intolleranza nei confronti dei corsi di salsa e di merengue e di chiunque li frequenti…”

Omar Tressette in costume da bagno

“Ohi, ohi ohi! Oh ca…!! Questo sì che è un casino!”.
Un fischio di stupore doloroso ed una esclamazione rovente sfuggirono al Professor Cervellenstein, di solito uso ad un lessico più verecondo. 

Scrollò la testa, vinto per un attimo da un latente sentimento di impotenza, poi, a testa china, si avviò verso lo studio.

In sala d’aspetto gli si fece incontro un poliziotto, o meglio, un secondino:
Agente Citrone Raffaele, ai suoi comandi Dottore. Ho in custodia e in vigilanza attiva Ardenzi Clarabella, trentasette anni di età, nubile di sesso femminile, domiciliata in Via Martiri del Colesterolo 15, e sua paziente, a quanto risulta, fin dal maggio del 2017.
E’ attualmente detenuta presso la locale Casa Circondariale di Poltiglia.

L’agente di polizia penitenziaria Citrone Raffaele

La qui presente signora è in attesa di giudizio per furto di materiale alimentare dolce e per resistenza continuata a forza pubblica per aver sgualcito l’appuntato Pitrè Aniello.
Il milite era intervenuto su segnalazione di Fulgenzi Bartolo, di anni 47, pasticcere, coniugato con Parello Filomena e con lei residente in Via della Mortazza 16 bis, il quale lamentava il furto di n°1 babà al rhum, di due cannoli alla crema e di tre meringhe multiuso.
La Ardenzi Clarabella, ancora ricoperta in volto da sostanze sciroppose, alla vista dell’appuntato Pitrè poneva in atto delle decise manovre graffiatorie sulle di lui guance, strillandogli “Vattene via, porcone Maramaldo!!”.
L’appuntato, sapendo per certo di non chiamarsi Maramaldo, per un momento ha pensato che la signora lo scambiasse per qualcun altro, e ha cercato di ricordare se esistesse un collega con quel nome, ma avendo constatato intanto di sanguinare un poco dalla faccia, ha infine portato a termine con successo l’arresto della donna inferocita.
Alla richiesta delle sue generalità la Ardenzi rispondeva di chiamarsi Hari Mata, fornendo poi un indirizzo olandese rivelatosi falso, così il collega Pitrè…” 
“Ok, ok, ho capito, ho capito: basta così!”:
Cervellenstein riuscì infine ad arginare il fitto burocratese dell’agente Citrone e si trascinò la cleptomane nello studio, presentendo che il giorno della ripresa del lavoro si sarebbe dimostrato durissimo. 

La refurtiva

Continua…

Sotto il divertente pseudonimo di Lallo Tarallo si cela lo scrittore,  polemista satirico, storico della filosofia kirghiza e collezionista di barchette fatte con carta di quaderni Pigna, Lallo Tarallo.
Nato da qualche parte in un giorno di settembre a vostra scelta, si dedicò dapprima a studi classici, approfondendo soprattutto i nebulosi rapporti tra Sparta e Pontinia, poi, all’insaputa di tutti, lui stesso incluso, iniziò l’attività di scrittore.
Nel 2017, infilatoci da una muscolosa raccomandazione di uno zio piduista, entrò nella redazione del Fogliaccio Quotidiano, rimanendo però sempre pericolanti i suoi rapporti di lavoro e personali col Direttore, Ognissanti Frangiflutti.
Vinte mille difficoltà, è riuscito infine a conquistare Consuelo, una donna tanto bella da rischiarare il mondo, e a mettersi definitivamente calmo sul piano sentimentale.
Ha frequentazioni con soggetti migranti o bizzarri, o entrambe le cose, e da quando era feto è in cura con l’illustre Psicologo e clinico Samuel Cervellenstein.


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