L’isola del non ritorno

Pare assurdo pensare che esista un luogo dal quale non si torni più indietro.
Si tratta di avere perso la strada o di averla ritrovata?
Dipende dai punti di vista e, in questi casi, ognuno si dovrà dare la risposta sua, non ne esiste mai una in assoluto, una che sia uguale per tutti.
Persino quando si sceglie di non avere dubbi, in realtà non vi è certezza e,
in alcune faccende umane, essere certi per scelta è semplicemente una opzione.
Una cosa sola è sicura: quando hai perso una persona cara, quando hai vissuto questa lacerazione, vuoi solo trovare pace. Niente altro.

La mancanza di qualcuno ti fa sentire un dolore tale che ritieni possa avere solamente perso la strada del ritorno:
non puoi accettare che non torni più da te.
Allora, in questi momenti, puoi immaginare che esista un’isola del non ritorno, un luogo non segnato da carte, pronto ad accoglierti alla fine di un viaggio, quando sei stanca e non chiedi altro che riposo, quando hai bisogno di fermarti, perché il tuo cerchio si compia e come un anello si chiuda intorno al tuo agire, ne delinei i contorni, cercando quel senso compiuto che resta altrimenti sospeso, quanto lo sarebbe un viaggio senza direzione.
Anche Ulisse viaggiava per tornare a Itaca, e la compiutezza di quel viaggio ha chiuso il suo cerchio.  Un viaggio deve avere una direzione, che si arrivi oppure no, tutti cerchiamo un senso al nostro viaggiare, fosse anche solo per viaggiare.
In fondo è come scrive Arthur Schnitzler:

“Solo la direzione è reale, la meta è sempre fittizia, anche la meta raggiunta… anzi soprattutto questa”.

Arthur Schnitzler

Vi sono navi che solcano oceani, imponenti maestose, eppure un giorno anch’esse approderanno su quest’isola, chissà dove, e la maestosità dei loro pennoni, la forza e il vigore del loro andare vi troverà riposo insieme alle piccole barche, quelle dei pescatori, quelle che le tempeste sconquassano e trascinano come fuscelli. Sono le stesse tempeste che in apparenza sfiorano appena le navi imponenti, le fanno un po’ ballare, quasi che niente possa scalfirle, eppure un errore fatale, uno scoglio bene appuntito dal destino, un agguato nascosto dietro l’apparenza banale, e anche le navi più maestose cedono alla tempesta e si sconquassano proprio come le barchette dei pescatori. Alla fine è solo maggiore il clamore dei rottami sugli scogli, niente altro. E, mentre correnti misteriose conducono tutte alla medesima isola, “l’isola del non ritorno, a noi ancora pare assurdo il fatto che esista un luogo da cui non tornare e questo senso non ci pare mai compiuto.
Ci ripetiamo che è stato un errore, uno scoglio imperdonabile, maledetto, implacabile il mare e i suoi scogli…
Solo che dibattendoci inutilmente, tra la rabbia e il dolore, tra i perché e le risposte pietose, giungeremo tutti alla stessa medesima isola, riposando solo all’idea che di sicuro è un luogo di quiete… un’isola senza più tempeste… l’isola del non ritorno.

Forse.

Fino a poco tempo fa mi sono nascosta dietro l’eteronimo di Nota Stonata, una introversa creatura nata in una piccola isola non segnata sulle carte geografiche che per una certa parte mi somiglia.
Sin da bambina si era dedicata alla collezione di messaggi in bottiglia che rinveniva sulla spiaggia dopo le mareggiate, molti dei quali contenevano proprio lettere d’amore disperate, confessioni appassionate o evocazioni visionarie.
Oggi torno a riprendere la parte di me che mancava, non per negazione o per bisogno di celarla, un po’ era per gioco un po’ perché a volte viene più facile non essere completamente sé o scegliere di sé quella parte che si vuole, alla bisogna.
Ci sono amici che hanno compreso questa scelta, chiamandola col nome proprio, una scelta identitaria, e io in fin dei conti ho deciso: mi tengo la scomodità di me e la nota stonata che sono, comunque, non si scappa, tentando di intonarmi almeno attraverso le parole che a volte mi vengono congeniali, e altre invece stanno pure strette, si indossano a fatica.
Nasco poeta, o forse no, non l’ho mai capito davvero, proseguo inventrice di mondi, ora invento sogni, come ebbe a dire qualcuno di più grande, ma a volte dentro ci sono verità; innegabilmente potranno corrispondervi o non corrispondervi affatto, ma si scrive per scrivere… e io scrivo, bene, male…
… forse.
Francesca Suale


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