ArcheoTour, una Triade “Minore”

di Carlo Pavia

Quasi tutte le chiese barocche romane posseggono sotterranei, alcuni di straordinaria grandezza e importanza (S. Crisogono, S. Clemente, S. Giovanni e Paolo, ecc.) e altri di scarsa suggestività. Eppure anche questi ultimi possono trasmettere importanti informazioni e curiosità.

S. Cesareo de Appia

S. Cesareo de Appia è di origini antiche (foto 1 e 2): risale all’VIII secolo e fu costruita su resti di strutture romane preesistenti che oggi si possono osservare nei sotterranei (resti di un pavimento musivo, con scene marine del II secolo d.C.).

È anche chiamata dalle fonti medioevali San Cesareo in Turrim, “… certamente dalla vicinanza di qualche altissima torre, delle quali la città del medio evo era irta” (Armellini); col XVI secolo compare anche il nome di “San Cesareo in Palatio” e questo creò molta confusione con l’omonima chiesa nel rione Campitelli.

S. Cesareo de Appia

Nella Chiesa di San Cesareo de Appia il 26 giugno 1967 Karol Wojtyla, il futuro papa Giovanni Paolo II, fu creato e pubblicato cardinale. Il cardinale Wojtyla, quando scendeva a Roma per più giorni, durante il primo mattino radunava i preti polacchi residenti nella capitale e insieme concelebravano la messa in San Cesareo in Palatio. Egli, inoltre, faceva aprire al custode la chiesa quando desiderava pregare da solo, inginocchiato davanti all’altare, sotto al quale due angeli marmorei sono riprodotti nell’atto di aprire un tendaggio, dando luce alla raffigurazione musiva di “S. Caesareus Diac. Mart.”.
Un altro ambiente, a Roma, è legato alla presenza di Wojtyla; si tratta del cortile interno della chiesa di S. Salvatore in Onda. In ambedue i casi nei sotterranei delle rispettive chiese da lui frequentate si trovano tracce della prima cristianità.

San Teodoro

Una volta raggiunti i sotterranei di S. Teodoro (foto 3-4-5-6 e 7) ci si trova all’interno di una piccola abside che doveva essere ricoperta a botte.

L’edifico faceva parte di una serie di taberne note come gli Horrea Agrippiana, un luogo particolarmente indicato per creare le prime fondamenta della religione cristiana. L’area della chiesa è proprio sulla parte meridionale degli Horrea.

Il mosaico del catino, raffigurante Cristo in trono affiancato dai santi Pietro e Paolo, nel mentre introducono rispettivamente un personaggio santificato (forse S. Teodoro di Amasea e S. Giorgio), non riesce a datare l’insieme ma il paragone con quelli dei SS. Cosma e Damiano (526-530) suggerisce una datazione che oscilla tra il 590 e il 600. Quest’ultima diventerebbe la data di costruzione della prima chiesa che prese il posto del primitivo Titulus.

Del Titulus rimane ben poco perché spogliato degli elementi più importanti nel momento del suo occultamento. La nicchia doveva essere intonacata e pitturata mentre le lastre marmoree che ricoprivano almeno il settore di fondo della bottega sono servite per i nuovi usi. Rimangono in sito alcune basi di colonne su plinto in travertino ma molto probabilmente non sono relative alla costruzione Agrippiana; un edificio commerciale, anche se in prossimità del Foro Romano, non poteva essere così ricco.

Basilica di S. Marco di Piazza Venezia

Basilica di S. Marco di Piazza Venezia

L’attuale Basilica di S. Marco di Piazza Venezia (foto 8-9-10) prende il posto della originaria basilica di Papa Marco il quale la costruì nel corso del suo breve pontificato, di appena sei mesi, nel corso dell’anno 336.

I muri perimetrali dell’originaria basilica paleocristiana, a poca profondità rispetto al piano attuale, sono perfettamente conservati. Un particolare risalto è da attribuire alla singolare disposizione della navata, praticamente in posizione opposta all’attuale. Da osservare inoltre che il muro perimetrale dell’abside poggia su di una pavimentazione di antico basolato, perpendicolare alla via Lata, e che già al tempo della costruzione della prima basilica doveva risultare come una strada di secondaria importanza. La basilica paleocristiana venne edificata ad unica navata inglobando, almeno in parte, antiche costruzioni già precedentemente in loco (probabilmente una preesistente domus), esattamente come per S. Crisogono. 

Tramite uno stretto corridoio si raggiunge l’antico interno della navata con uno stupendo pavimento realizzato in opus sectile, in marmi policromi e delimitato da due muri paralleli (foto).

La costruzione di quest’area fa però parte di un rifacimento attuato in un secondo tempo e precisamente nel Sec. VIII, ossia al tempo di Papa Adriano (772-795), il quale fece anche rialzare il piano della basilica di circa un metro, e la ampliò portando il numero delle navate da una a tre.

Per saperne di più Carlo Pavia. ROMA SOTTERRANEA, Gangemi Editore.

Carlo Pavia è l’Archeospeleofotosub (definizione coniata dal giornalista Fabrizio Carboni per un articolo sulla rivista Panorama): archeologo, speleologo, sub e fotografo.
Autore di molti libri sulla Roma antica, fondatore delle riviste “Forma Vrbis” e “Roma e il suo impero”.


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