La tata di Frank Zappa

Comprai Hot Rats di Frank Zappa a Porta Portese, usato.
Ancora lo custodisco gelosamente e anche se è parecchio rovinato, continuo a sentirlo sul mio piatto Thorens TD 145.
Hot Rats è stato il settimo disco del grande genio della musica contemporanea, un disco inusuale, molto diverso dai precedenti: sembrava quasi che Frank avesse voluto dare un taglio alla sua produzione con i primi “Mothers of Invention”.
È stato in sostanza il suo secondo album da solista anche se lui, in fondo non è mai stato semplicemente un solista.
Ha sempre amato circondarsi dei migliori musicisti, alle volte non proprio i migliori in assoluto, ma quelli, certamente di vertice, coi quali riusciva a trovare un’affinità musicale e intellettuale.

Frank Zappa

Hot Rats quando uscì, nel 1969, non ottenne subito una grande popolarità in patria, in America, al contrario in Europa ebbe un grande successo, specialmente in Gran Bretagna ed in Olanda, nazioni dove quel lavoro rimase fra le prime 10 posizioni per molti mesi.
Riuscire a rimanere in quelle posizioni di vendita in anni come quelli, nei quali vide la luce una grandissima varietà di gioielli musicali, non era certo un’impresa facile!

La splendida “Little umbrellas” con le sovraincisioni di fiati e tastiere di Ian Underwood

Un disco impossibile da spiegare: se non lo conoscete vi siete persi qualcosa di importante della musica di quegli anni.
Vi sono contenuti brani eccezionali, che hanno scavalcato correnti e generi musicali, disegnando nuovi orizzonti musicali, ai quali poi tutti i musicisti, in futuro, avrebbero attinto a piene mani.

Frank Zappa è stato un precursore sia a livello musicale che tecnico: mentre i blasonati Beatles registravano il loro straordinario album “Abbey Road” su un tradizionale (e già per l’epoca eccelso) macchinario a 8 piste, il nostro Frankie si inventava sovrapposizioni di registrazioni, a volte rallentate o velocizzate, su uno sperimentale recorder a 16 piste, aprendo la strada a nuove concezioni musicali di registrazioni in studio.

Frank Vincent Zappa in una foto del 1968

A differenza degli album precedenti dunque, Frank tirò fuori dal suo cilindro magico un disco quasi completamente strumentale, con l’unica eccezione di “Willie the Pimp” interpretata dalla voce ruvida di Captain Beefheart:

«Un disco tutto strumentale, tranne una canzone con Captain Beefheart alla voce!
Proprio lui, che non sa cantare!
Perché sprechi così il tempo prezioso dell’America, testa di cazzo?»

(Frank Zappa a proposito di Hot Rats)

Captain Beefheart e Frank

Supportato da un grande polistrumentista, l’unico proveniente dai vecchi Mothers, Ian Underwood e poi da altri musicisti quali Captain Beefheart, Max Bennett e Shuggie Otis al basso, i batteristi Ron Selico, Paul Humphrey, e John Guerin, il violinista elettrico Don “Sugarcane” Harris e l’altro famoso violinista Jean-Luc Ponty, Zappa riuscì a realizzare un disco dalle grandi ambizioni che è rimasto, nel tempo, una pietra miliare nella sua immensa e straordinaria produzione discografica.

The Gumbo Variations: in questo brano si possono apprezzare gli assoli del sax di Ian Underwood, del violino di Sugarcane Harris, quello della chitarra di Frank e poi di John Guerin alla batteria e Max Bennett al basso

Devo essere sincero, amo questo disco, amo tutti i pezzi, amo le fotografie all’interno e amo sopra ogni cosa la sua copertina.

L’interno del disco
La copertina di Hot Rats

La figura sinistra che fa capolino dall’interno di una vasca vuota, con un effetto di fotografia agli infrarossi, mi ha entusiasmato fin dal primo momento che l’ho vista.
Mi sono spesso chiesto: “Chi sarà questa persona? Non sembra Frank, sembrerebbe più una donna!“.

Ma al tempo la ricerca di informazioni molto specifiche, come questa, non trovava troppi riscontri, a meno di non leggersi tutte le riviste musicali in commercio, cosa che io non facevo.
Ma ora, grazie a internet e a tutte le risposte che puoi trovare in rete, ho saputo chi fosse in realtà la persona così inquietante ritratta nella foto di copertina.

La tata dei figli di Frank Zappa!!!

Miss Christine Frka

Ecco chi era in realtà: Christine Frka (no, non ho dimenticato una vocale, si chiamava proprio così).
Era stata assunta, nel 1968, nel cottage di Frank e Gail Zappa come babysitter della piccola Moon nata nel 1967 e, in seguito di Ian Donald Calvin Euclid detto “Dweezil” nato nel 1969.

Christine, nata a San Pedro California nel 1942 da genitori jugoslavi, diceva di sè di essere una ragazza malata ed aveva un grande complesso dovuto alla sua altezza e alla sua magrezza. Amava vestirsi in maniera eccentrica, nello stile tipico del periodo hippie.

Miss Christine Frka in un servizio fotografico con gli abiti di Szou

Christine faceva parte del Laurel Canyon Dance Company, una compagnia di danza molto libera che era stata ideata da Vito Paulekas, un artista bohemienne americano di origini lituane e da sua moglie Szou, fondatrice di una delle prime boutique di moda hippie.

Successivamente, insieme ad altre 4 ragazze formarono il gruppo musicale delle GTO’s – Girls Together Outrageously – che ebbero in Frank Zappa il loro produttore e beniamino.
Vengono ricordate soprattutto per la loro oltraggiosità e per le particolari pose “scandalose” che amavano prendere.

Le GTO’s, dapprima cinque e poi, dopo l’uscita del disco, diventarono sette

Dal punto di vista musicale il loro repertorio e le loro capacità erano piuttosto scarse, e del gruppo rimane un solo disco realizzato nel 1969 dal titolo Permanent Damage

Il quinto pezzo dell’album Permanent Damage si chiama “The Captain’s Fat Theresa Shoes” e probabilmente allude alla fissazione di Captain Beefheart per le scarpe

Nel 1972, Christine Frka, fresca reduce da un anno intero passato in una clinica per correggere la sua spina dorsale storta, morì a causa di una overdose di eroina in una casa a Cohasset, nel Massachusetts.

Christine Frka, con uno splendido outfit, durante la sessione di riprese fotografiche per la copertina di Hot Rats

Nato lo scorso millennio in quel luogo che, anche da Jovanotti, è definito l’ombelico del Mondo, Klaus Troföbien è ritenuto un vero cultore ed esperto di filosofia e costume degli anni 70/80.
È un ardente tifoso della squadra di calcio della Roma, ma non di questa odierna semiamericana e magari presto cinese, ma di quella di Bruno Conti, Ancellotti, Di Bartolomei, di quella Roma insomma che allo stadio ti teneva 90 minuti in piedi e 15 minuti seduto; è inoltre un collezionista seriale di oggetti vintage che vanno dalle cartoline alle pipe, dalle lamette da barba ai dischi in vinile.
I suoi interessi sono la musica pop rock blues psichedelica anni ’70/’80, la fotografia, la cultura hippie, i viaggi, la moto, il micromondo circostante.
Grazie ad una sua fantasmagorica visione è nata Latina Città Aperta, della quale è il padre, il meccanico e il trovarobe.
Politicamente è stato sempre schierato contro.
Spiritualmente, umilmente, si colloca come seguace di Shakty Yoni, space wisper di Radio Gnome Invisible.
Odia rimanere chiuso nell’ascensore.
È stato visto scendere i 1576 gradini dell’Empire State Building in 13h e 13′, incurante degli amici che lo invitavano ad usare almeno il montacarichi.
Un pensiero criticabile ma libero, una mente aperta a 359 gradi.
Ma su quel grado è intransigente.


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