Lo sciame digitale e la colonizzazione della notizia

In che mondo viviamo?
Quella che dovrebbe  essere l’era dell’informazione è diventata l’era dei media; la realtà si è trasformata nella sua rappresentazione.

I media hanno il potere di creare una nuova realtà, il potente mezzo tecnologico arriva ovunque e ci trasporta in un mondo che non c’è ma riteniamo esista; 
non è più importante essere ma credere di essere, o quanto meno rappresentare in maniera credibile:
la verosimiglianza conta più della verità.

Il terreno dell’informazione è stato ormai colonizzato dai social network.
Volente o nolente dobbiamo prendere atto che i pensieri sono stati sostituiti dalle suggestioni, che le notizie vengono rimpiazzate dalla propaganda, e infine che la politica si è ridotta a comunicazione.

“Stampando una notizia in grandi lettere, la gente pensa che sia indiscutibilmente vera”


scriveva Jorge luis Borges;
questo principio è sempre stato vero e lo è ancora oggi, al tempo del web;
i mezzi di comunicazione cambiano ma le dinamiche restano le stesse.

Cosa succede quando le bugie prendono il posto della verità dei fatti?
Succede che non si riesce più a distinguere il falso dal vero. 
Viviamo in un sovraccarico di informazioni, spesso disinformazioni, e siamo sempre più disorientati; le nostre capacità cognitive e di analisi ne sono sopraffatte.

disegno di Pawel Kuczynski

Per lo più non sappiamo distinguere tra una notizia vera e un falso, così che il verosimile rimbalza di clic in clic e diventa virale;
il contagio si diffonde a macchia d’olio, prende la dimensione di una valanga che si trascina dietro tutto;
un susseguirsi di commenti e tanti dettagli prendono forma, aumentano le proporzioni di una notizia e la sua credibilità, finché un giornalista, sopraffatto dalla slavina di tweet e di mi piace, con indignazione al seguito, ne ricava un titolo a effetto buono da pubblicare: 
“Il popolo del web non ci sta!”, “La rabbia monta sui social” e via discorrendo. 
Arriveranno controrepliche e ciò alimenterà ancora per qualche giorno un caso, che caso non è, giacchè mancherà sempre la veridicità della notizia, l’inchiesta e l’approfondimento.  

disegno di Pawel Kuczynski

Questo ipotetico popolo del web sentenzia, giudica, fa scoppiare un caso, risponde a sollecitazioni per istinto;
tutto quanto è aleatorio, e all’apparenza privo di conseguenze, deresponsabilizza.
Un po’ come sparare a qualcuno in un videogame.
La sospensione della realtà, in una realtà parallela e virtuale, non fa pensare alle conseguenze di ciò che si fa.


Il così detto popolo del web è in realtà un rimbalzo di clic, un’astrazione senza una elaborazione di pensiero dietro; ciò che è stato definito come uno “sciame digitale”, che reagisce agli stimoli che sollecitano la propria emotività, scatenano la rabbia e moltiplicano una serie di idee confuse.
È un rumore che cresce silenziando il pensiero e finisce per rappresentare una realtà che non c’è.
Ma non è tutto, anche i leader politici si servono dello stesso meccanismo e, per sollecitare e attivare lo “sciame”, o “popolo del web”, usano iperboli, bugie, demagogia, la rappresentazione di sé stessi in posa, il disprezzo verso gli altri, si esprimono attraverso motti e grida, slogan di facile presa, per produrre altrettanto rumore, secondo il medesimo meccanismo;
il giornalismo che riporta simili esternazioni non fa che da cassa di risonanza, alimentando un circuito nel quale si è creata osmosi tra nuovi canali social e vecchi canali tradizionali di informazione, giornali e televisioni.  
La propaganda se ne giova.

disegno Pawel Kuczynski

Il risultato finale è sempre il medesimo, non si fa che alimentare questa bulimia di informazioni senza approfondimento, già scadute dopo un solo attimo, che si rincorrono e producono una percezione della realtà che non è la realtà.
Il problema è che l’informazione vera costa, il giornalismo di inchiesta, impegnato e puntuale, richiede tempo da dedicare, preparazione e studio, investimenti e fatica.
Non solo, in questa realtà, dove tutto è mordi e fuggi, sul web si hanno appena dieci secondi per catturare l’attenzione del lettore, dopo di che, se non si riesce ad attrarlo, egli virerà su un altro sito, basta un semplice movimento del mouse e il lettore è perso.
A ricordarcelo è Matteo Finotto, autore di un manuale intitolato “Scrivere la notizia al tempo del web”, dove si evidenzia questa necessità di impatto immediato.
Sappiamo bene però che per catturare l’attenzione non è necessario il racconto veritiero dei fatti, e che spesso la loro rappresentazione è addiritura più accattivante, colpisce e meglio cattura, quindi è molto più efficace a attrarre il lettore.
In questo consiste il vero dramma; ecco perché non ne usciremo facilmente, al contrario siamo sempre più sopraffatti;
non ha importanza che il lettore sia informato, è importante che legga, che sia attratto, colpito, convinto e a volte manipolato;
le nostre difese immunitarie stanno diventando sempre più scarse.

Forse.

disegno di Pawel kuczynski

Fino a poco tempo fa mi sono nascosta dietro l’eteronimo di Nota Stonata, una introversa creatura nata in una piccola isola non segnata sulle carte geografiche che per una certa parte mi somiglia.
Sin da bambina si era dedicata alla collezione di messaggi in bottiglia che rinveniva sulla spiaggia dopo le mareggiate, molti dei quali contenevano proprio lettere d’amore disperate, confessioni appassionate o evocazioni visionarie.
Oggi torno a riprendere la parte di me che mancava, non per negazione o per bisogno di celarla, un po’ era per gioco un po’ perché a volte viene più facile non essere completamente sé o scegliere di sé quella parte che si vuole, alla bisogna.
Ci sono amici che hanno compreso questa scelta, chiamandola col nome proprio, una scelta identitaria, e io in fin dei conti ho deciso: mi tengo la scomodità di me e la nota stonata che sono, comunque, non si scappa, tentando di intonarmi almeno attraverso le parole che a volte mi vengono congeniali, e altre invece stanno pure strette, si indossano a fatica.
Nasco poeta, o forse no, non l’ho mai capito davvero, proseguo inventrice di mondi, ora invento sogni, come ebbe a dire qualcuno di più grande, ma a volte dentro ci sono verità; innegabilmente potranno corrispondervi o non corrispondervi affatto, ma si scrive per scrivere… e io scrivo, bene, male…
… forse.
Francesca Suale


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Un commento su “Lo sciame digitale e la colonizzazione della notizia

  1. Questa è sicuramente una parte del problema ”informazione”. Ce ne sono altri. Come è scritto nell’articolo, l’informazione costa. Si comprano sempre meno quotidiani, molti circolano su whatsapp o sul web. I giornali (o comunque le redazioni) non sopravvivono dalla sola vendita del prodotto. Molte redazioni o testate poi sono strumento di pubblicità o propaganda di aziende o di settori aziendali. Altri di politici o di forze politiche. Troppi “giornalisti” altro non sono che addetti stampa proprio perché gli stipendi (quando ci sono) o il “prezzo” del singolo articolo o servizio sono troppo bassi. Quindi si arriva alle “veline” cioè si mettono poche righe di commento a comunicati spesso improbabili o sbagliati. Non fa certo eccezione quello che si chiama “servizio pubblico” con la lottizzazione storica delle varie reti. La sciagura arriva quando il proprietario di una rete (radio o tv) ha ambizioni politiche, così mi raccontano i direttori di redazioni che hanno vissuto queste esperienze arrivando a fare servizi su aeroplani di carta, sulle bambole, sulla scuola che scende in giardino o che una passeggiata cittadina. Tornando al servizio pubblico la scorsa primavera è andata in onda l’ennesimo marketing proprio sul ciclo dei rifiuti a Latina. Se ci fate caso non passa tg che, quando si parli di ambiente e rifiuti, non ci sia un’intervista ad un esponente (attuale o passato) di legambiente, spesso con tesi improbabili. Servizi che quasi sempre tendono a mettere in cattiva luce Roma e la Raggi. Non è la prima volta che questi servizi propongono informazioni sbagliate sempre da esponenti della stessa associazione come quando due anni fa , a proposito di don Cesare Boschin, non sapevano che il comune di Latina si fosse costituito parte civile, per inquinamento delle falde. Ho scritto alla redazione per rettifica e come sempre la risposta è stata peggiore della notizia sbagliata. Paradossale poi un servizio sempre riferito a Borgo Montello del settembre 2012 e dell’esponente della stessa associazione. Intervistato a Borgo Montello, contrariato per la petizione al parlamento europeo dei cittadini (che poi ha portato alla chiusura della discarica insieme a tante altre iniziative e notizie) non ha rilasciato intervista sulla discarica ma su un tizio che risaliva il Mediterraneo in canoa… Non è un caso che gli articolo sulla discarica passano solo se sono veline di questo o quel politico o partito, mai dei cittadini. Certo, come ha spiegato Andrea Palladino (poi ripreso da tutti in particolare da Report) la fabbrica dell’odio e delle false notizie è a servizio di parti politiche precise, ma, come abbiamo visto, viene utilizzata da altri soggetti, anche se in misura diversa. Ancora una volta lo sciame informatico altro non è che la versione telematica di informazioni non sempre libere e obiettive. Ma non avremmo questa corruzione, malapolitica, ingerenza di mafie, mala amministrazione se l’informazione non avesse contribuito

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