Natale a casa della regina Vittoria

La regina Vittoria ed il principe Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha

convolarono a nozze il 10 febbraio 1840, diventando immediatamente la coppia più famosa e copiata del mondo.
Fu proprio Alberto ad iniziare la tradizione dell’anello di fidanzamento, e Vittoria a rendere il bianco un colore di moda per l’abito da sposa. 

La Regina Vittoria in abito da sposa.
Ritratto di Franz Xaver Winterhalter (1847)

Alla regina Vittoria e al Principe Alberto si deve anche la diffusione della festività natalizia cosí come la conosciamo oggi: un’occasione per fare una grande festa in famiglia e passare un po’ di tempo con i familiari più cari, riuniti attorno all’albero di Natale.
Propagata attraverso stampe e illustrazioni a partire dagli anni ’50 dell’800, la celebrazione del Natale a casa della regina Vittoria catturò in breve tempo l’immaginazione della gente non solo in Inghilterra, ma anche nel resto dell’Europa e nel nordamerica, contribuendo in modo significativo a trasformare il significato di questa festività per tutto il mondo cristiano. 

L’Inghilterra Vittoriana e la reinvenzione del Natale 

La visione moderna del Natale inglese va ricollegata ai radicali mutamenti sociali che interessarono l’Inghilterra a cavallo tra Settecento e Ottocento.
Quando Vittoria salì al trono nel 1837, molti commentatori si lamentavano che il Natale non si festeggiava più come una volta.
Questo era in parte vero, ma l’idea che il Natale fosse in declino era anche prodotta da nostalgia per il passato, che si immaginava sempre governato dall’ordine, dall’armonia sociale e dalla deferenza verso le autorità.
La realtà era che l’Inghilterra era cambiata per sempre.
La rivoluzione industriale aveva inflitto un colpo mortale all’antico ordine sociale basato sulla proprietà terriera, e il paese si trovava ora alle prese con le conseguenze dell’industrializzazione: la crisi del lavoro artigianale, la trasformazioni dei contadini in operai, l’urbanizzazione, lo sviluppo di mercati sempre più vasti, l’abbassamento dei salari e lo sfruttamento economico di donne e bambini. 

Se le classi medie e quelle alto borghesi erano per la maggior parte convinte che la rivoluzione industriale fosse portatrice di progresso, c’era invece chi era indignato e rattristato dai suoi effetti.
Davanti allo stravolgimento del tessuto sociale, alcuni scrittori e saggisti denunciarono apertamente le diseguaglianze e i soprusi in atto.
Nel 1843 il portabandiera del romanzo sociale, Charles Dickens, lesse una relazione governativa sul lavoro minorile che lo lasciò profondamente scioccato.
Dickens pensava di scrivere un saggio per sollevare l’opinione pubblica sul tema, ma ben presto l’idea originaria lasciò il posto a quella di manifestare le sue critiche in forma di racconto.
Nacque così quello che sarebbe poi diventato il più celebre racconto di Natale di tutti i tempi: il Canto di Natale.
Dickens sosteneva che i proprietari delle fabbriche, padroni della vita e della morte dei lavoratori, avevano il dovere di provvedere al loro benessere, rispettando in essi la dignità della persona umana.
Secondo Dickens la povertà doveva essere mitigata da solidarietà e immaginazione – e il Natale era l’occasione perfetta per aprire le porte del cuore ai più bisognosi e stare in armonia con tutto il mondo.

Pubblicato il 19 dicembre 1843, il libro fu un trionfo di pubblico e di critica, suscitando grande ammirazione e commozione. Uno dei suoi effetti più visibili fu quello di stimolare una vera a propria ripresa di usanze Natalizie ormai in declino, come quella di riunirsi insieme e suonare a ogni porta per cantare le Christmas carols, ovvero le canzoni di Natale. 

Ispirato dal racconto di Dickens, questo cartoncino di auguri di epoca Vittoriana mostra un gruppo di cantori.

O Tannenbaum

Nel 1850 Dickens pubblicò un altro racconto breve sul tema del Natale, L’albero di Natale, in cui descriveva l’atmosfera intima e familiare che si crea nel decorare l’albero.
Quella dell’albero di Natale era una tradizione arrivata in Inghilterra dalla Germania.
Secondo la leggenda fu Martin Lutero ad inventarlo nel 1536.
In una notte d’inverno Lutero stava camminando in una bosco di abeti vicino a Wittenberg, dove abitava, e guardando il cielo vide migliaia di stelle che brillavano come gioielli tra i rami degli alberi.
Meravigliato da quella visione, volle riprodurla a casa sua, per ricordare ai figli del cielo stellato da cui era sceso il Salvatore.
Così portò a casa un piccolo abete, che decorò ricoprendolo di tante candeline.

Quello che si sa con certezza è che i primi alberi di Natale cominciarono a comparire nella Germania meridionale agli inizi del ‘600.
Nel 1605 uno scrittore senza nome rilevava che durante il periodo delle festività natalizie gli abitanti di Strasburgo erano soliti portare a casa un abete, che decoravano con fiori di carta colorata, mele, caramelle e ritagli di foglia d’oro.
In altre zone della Germania si addobbavano alberi di tasso.
Nel ducato di Meclemburgo-Strelitz, il paese natio della regina Carlotta d’Inghilterra (la nonna di Vittoria) si usava invece decorare un solo ramo di tasso.
La vigilia di Natale genitori e figli si riunivano sotto a questo ramo e si scambiavano piccoli doni, abbracciandosi e baciandosi con affetto.
Era un rituale intimo e gioioso, che non mancava mai di commuovere i visitatori stranieri.

Carlotta di Meclemburgo-Strelitz
in un quadro del pittore Thomas Gainsborough (1781)

Quando la giovane Carlotta venne in Inghilterra per sposare il re Giorgio volle ricreare questa consuetudine.
Alla corte inglese il semplice rituale del ramo di tasso divenne però molto più elaborato.
Sia al palazzo di Kew che al castello di Windsor la regina Carlotta faceva piazzare il ramo in una delle sale più importanti, poi lo allestiva essa stessa, aiutata dalle dame di compagnia.
Una volta accese le candeline, la Corte intera si riuniva intorno al ramo.
Si cantavano canti di Natali e alla fine della festa si distribuivano i doni appesi al ramo: gioielli, piccoli oggetti d’argento, giocattoli e caramelle.

Nel 1800 la regina Carlotta decise di invitare per Natale tutti i bambini delle famiglie più prestigiose di Windsor.
Volendo creare uno spettacolo indimenticabile per i bambini, invece del solito ramo di tasso si fece portare a casa un albero intero, che fece poi decorare con candeline, palle di vetro colorato, frutta e giocattoli.
L’albero così addobbato ebbe un successo strepitoso, e l’idea fu copiata immediatamente dall’aristocrazia inglese.
Qualsiasi sempreverde a portata di mano faceva all’uopo: tasso, bosso, pino o abete.
Nonostante che gli alberi fossero diversi, le decorazioni erano sempre le stesse, e ai piedi dell’albero non mancavano mai i doni, che però non venivano incartati come è consuetudine al giorno d’oggi.

“Weihnachtsabend im protestantischen Deutschland”
(La sera di Natale nella Germania protestante)
Illustrazione di un libro (1863)
fonte: Wikimedia Commons

Quando il principe Alberto sposò la regina Vittoria l’usanza tedesca dell’albero di Natale era quindi già ben radicata nella corte inglese e tra i ranghi più altolocati del paese.
Desiderando continuare la tradizione, Alberto fece venire dalla natia Coburgo degli splendidi abeti rossi, e decorazioni di vetro dipinte a mano.
Dell’addobbo degli alberi se ne occupava lui personalmente.
Era un compito a cui si dedicava con grande entusiasmo, e volendo condividere il piacere con i sudditi, cominciò a distribuire abeti e decorazioni natalizie alle scuole e alle caserme dei dintorni.

Per la regina Vittoria il giorno di Natale era reso ancor più speciale dalla presenza dell’albero. La vigilia del Natale 1841 scriveva nel suo diario:

“Il Natale è per me il periodo più amato e felice dell’anno, cosí è anche per Alberto, al quale la festa portava ancor più gioia nella casa della sua infanzia, che era felice, al contrario della mia che certamente non lo era. È un piacere che questa festa benedetta sia legata ai giorni più felici della propria vita. Il profumo stesso degli alberi di Natale evoca dei bei ricordi. E pensare che adesso abbiamo già due bambini, uno dei quali già prova tanto piacere quando li vede – sembra quasi un sogno.”

Nel castello di Windsor, dove i reali inglesi erano soliti trascorrere il periodo delle festività natalizie, si allestivano ogni anno diversi alberi: uno per Vittoria, uno per Alberto, uno per la Duchessa del Kent (la madre di Vittoria), uno per i pargoli reali e uno per la servitù.
Collocati su tavoli coperti da tovaglie di damasco, gli alberi erano invariabilmente decorati con candeline, ninnoli e dolcetti.
Alberi addobbati venivano perfino sospesi dal soffitto delle sale di rappresentanza, per destare lo stupore e l’ammirazione degli ospiti.

Fu questa illustrazione, apparsa nel 1848 nel supplemento di Natale della rivista Illustrated London News,  a lanciare la moda dell’albero di Natale in Inghilterra e nel resto del mondo.

‘Natale a Windsor Castle’. 
The Illustrated London News,
Supplemento Natalizio, Dicembre 1848.

L’illustrazione ritraeva Vittoria, Alberto, i figli e la Duchessa del Kent attorno all’albero di Natale, cogliendoli in quell’intimità privata che avviene dentro l’ambiente domestico.
Era un’ immagine che celebrava essenzialmente la famiglia, ponendo i bambini al suo centro: un’ immagine che rifletteva la visione romanticizzata dell’infanzia nell’epoca Vittoriana.  

Certamente più rispondente ai bisogni di una società mobile e urbana, il Natale dei reali inglesi fu subito copiato.
Dopo la pubblicazione del ‘Natale al Castello di Windsor’, la tradizione dell’albero, adottata dagli aristocratici inglesi sin dai primi dell’800, cominciò a diffondersi tra gli strati meno abbienti, che fino ad allora si erano limitati a decorare le proprie case con rami di vischio e di pungitopo: già agli inizi degli anni ‘50 dell’800  il mercato della frutta e verdura di Covent Garden a Londra vendeva alberi di Natale a centinaia. 

Alberi di Natale a Covent Garden, Londra. 
The Illustrated London News, Dicembre 1854

La tradizione dell’albero prese piede non solo in Inghilterra, ma anche nei territori dell’Impero Britannico e in America, dove la festa annuale più importante non era il Natale, ma quella del Ringraziamento.
Gli Americani già conoscevano l’usanza dell’albero di Natale, introdotta durante la rivoluzione americana da una guarnigione tedesca stazionata nel Québec, ma fu il ‘Natale al castello di Windsor’ che servì ad aumentarne enormemente la popolarità.
Ripubblicata nel 1850 nel Godey’s Lady’s Book, la rivista femminile più letta in America, l’illustrazione fece conoscere l’albero di Natale ad un pubblico di massa: ‘In tutta l’America’, dice lo storico Alfred Lewis Shoemaker, ‘nessun mezzo di comunicazione ebbe un ruolo più  importante del Godey’s Lady’s Book nel diffondere l’albero di Natale durante il decennio 1850-60’.  [1]

In Italia la prima ad addobbare un albero di Natale fu la regina Margherita nella seconda metà dell’Ottocento al Quirinale, e da lei la moda si diffuse rapidamente in tutto il paese. 

L’albero di Natale collocato quest’anno al Quirinale proviene da una delle zone devastate dalla tempesta ‘Vaia’. 

Durante il Novecento l’albero di Natale diventò il simbolo più comune del Natale sia in Europa che nel nordamerica, un elemento della festa pressoché immancabile nelle case e nelle piazze principali di città e paesi.
Nel 1982 il primo albero di Natale fece la comparsa in Piazza San Pietro per volere di Papa Giovanni Paolo Secondo.
Era un dono di un contadino polacco, che lo aveva trasportato in camion fino a Roma.
Da allora in poi, per espresso volere del Santo Padre, la tradizione si ripete ogni anno.
Così un’usanza che trae le sue origini dalla Germania protestante del ‘600, dopo un lungo cammino è giunta finalmente nel cuore del Cristianesimo cattolico: un traguardo che certamente avrebbe fatto molto piacere al Principe Alberto e alla sua consorte Vittoria.

A tutti i cari lettori del blog Latina Città Aperta auguro un felice Natale (attorno all’albero o no!) inviando questo cartoncino di auguri: il primo a essere spedito per posta in Inghilterra, durante il regno della regina Vittoria.

Disegno di John Callcott  Horsley, 1843. 

….per destare lo stupore e l’ammirazione degli ospiti.

Un’idea di come fosse il Natale dei reali possiamo farcela guardando questo episodio della serie televisiva inglese Victoria, trasmessa recentemente anche in  Italia.

Albert & Victoria “Episodio di Natale”

[1]Alfred Lewis Shoemaker (1999), Christmas in Pennsylvania: a folk-cultural study. Stackpoole Books, pp. 52-53.

Ornella Moscucci è storica della medicina ed esperta dell’Età Vittoriana, ha al suo attivo alcuni saggi e diverse pubblicazioni per prestigiose riviste accademiche britanniche.
Nata e cresciuta a Roma, da più di 40 anni è residente  a Londra.


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