Sol invictus: si fa presto a dire Natale!

Il Sol Invictus o, per esteso Deus Sol Invictus, era un appellativo religioso usato per diverse divinità nel tardo Impero romano, Helios, El-Gabal e Mitra, ad esempio, che finirono per essere assimilate nel periodo della dinastia dei Severi.

Anche la Roma più antica, quella di di Romolo, aveva il suo dio del sole. La tradizione vuole che il culto della divinità Sol Indiges fosse già presente sul suolo latino ai tempi della fondazione. Istituito dal leggendario re dei Sabini Tito Tazio, il Sol Indiges veniva adorato insieme al suo pendant, cioè la Luna, in un tempio situato nella zona del Circo Massimo. 

Disco in foglia d’argento dedicato al Sol Invictus.
Manufatto romano del terzo secolo

Ma la popolarità di questa divinità antichissima aumentò nel periodo finale della Repubblica, così il Sole finì per divenire la divinità protettrice anche degli imperatori.

Vespasiano fece innalzare in suo onore una statua gigantesca; con Traiano e Adriano l’astro apparve sulle monete d’oro degli imperatori, i solidi, e a partire dal regno di Commodo la denominazione invictus divenne un appellativo degli imperatori romani. 

Vi è infatti una traccia archeologica del passaggio del Sole nelle pratiche cultuali, ed è l’iscrizione di un altare del 158 d. C. che recita “Soli Invicto Dei”. 

Va però ricordato che già nel I secolo d. C. il simbolo del Sole si accompagnava al nome del dio Mitra, divinità di origine iraniana le cui radici affondavano approssimativamente nel XV secolo a. C.

Tale processo sintetico appare abbastanza logico poiché il Mitra iranico veniva da sempre associato al cielo, alla luce ed al calore e, di conseguenza, anche alla crescita e alla fertilità. Mitra, come pure il Sole, era dispensatore di vita ed al contempo un dio guerriero. Dalla Persia, inesorabile, il culto di Mitra si diffuse in tutta l’Asia Minore e poi anche nell’impero romano.

Statua di Mitra che uccide il toro (Londra, British Museum)

A Roma esso aveva cominciato a diffondersi nel I secolo d. C., soprattutto come culto guerresco praticato dai legionari. 

Già nel III secolo d. C., però, e proprio in seguito alla fusione di Mitra con il Sol Invictus, il mitraismo stesso iniziò a scemare, sopraffatto dal più diffuso culto solare. Tuttavia l’importanza del mitraismo nel mondo romano fu talmente grande che alcuni studiosi lo considerano il primo concorrente del cristianesimo, altri lo ritennero il suo precursore sotto molti aspetti. 

Di fatto, anche se il culto di Mitra era riservato esclusivamente ad un pubblico maschile mentre il cristianesimo accolse anche le donne, i parallelismi fra il personaggio Mitra e la figura di Gesù sono in realtà tanti. 

Anche Mitra, come Gesù, era stato mandato sulla terra dal padre per combattere il Male, anche Mitra era attorniato da dodici seguaci, anche Mitra celebrò con essi l’ultima cena prima di morire.

Bassorilievo raffigurante il Dio Mitra nel Mitreo del Circo Massimo a Roma

Mitra inoltre resuscitò dal regno dei morti e in qualità di Sol invictus, nell’iconografia ha il capo circondato da un’aureola di raggi solari. Anche il culto di Mitra parlava di inferno, cielo e di giudizio universale ed il suo giorno dedicato cadeva di domenica; anche il gran sacerdote del culto di Mitra veniva chiamato Papa.
Portava il copricapo frigio di colore rosso, un mantello rosso, un anello e un bastone pastorale. Infine, anche gli iniziati al mitraismo praticavano un rito di consumazione comunitaria di pane, vino e acqua. 

Il culto del Sole aveva dunque varie origini e diffusione ma fu con l’eccentrico imperatore Eliogabalo che il culto acquisì centralità a Roma. Egli tentò, miscelando i culti precedenti, di imporre il culto di Elagabalus Sol Invictus, il Dio solare originario della sua città natia, Emesa, in Siria. Fece dunque costruire un tempio alla nuova divinità sul colle Palatino. Con la morte violenta dell’imperatore, nel 222 d.C., il culto del sole non cessò tuttavia di essere professato a Roma. Molti imperatori, per più di un secolo continuarono infatti ad essere ritratti sulle monete con l’iconografia della corona radiata solare. 

Moneta d’oro di Eliogabalo

Nel 272 d.C., l’imperatore Aureliano sconfisse la principale nemica dell’impero, la Regina Zenobia del Regno di Palmira, grazie all’aiuto della città stato di Emesa. L’imperatore stesso dichiarò di aver avuto in sogno la visione del dio Sole che interveniva per rincuorare le truppe in difficoltà nella battaglia decisiva. 

Due anni più tardi Aureliano trasferì a Roma i sacerdoti del dio Sol Invictus e ufficializzò il culto solare edificando un tempio sulle pendici del colle Quirinale e creando un nuovo corpo di sacerdoti chiamati, “pontifices solis invicti”.

 Fu proprio dalla sintesi del culto di Mitra con quello del Sol invictus che si sviluppò la festività del 25 dicembre, originariamente considerata come ricorrenza della nascita di Mitra. Era il Dies solis invicti: nel periodo più buio dell’anno, alla fine del giorno più breve dell’anno, si festeggiava la festa della luce. Un gesto dal sapore atavico e propiziatorio che ricordava anche date affini del calendario celtico.

Anche l’imperatore Costantino, in qualità di Pontifex Maximus, sarebbe stato un cultore del Sol Invictus, ed infatti, raffigurò il Sol Invictus sulla sua monetazione ufficiale, con l’iscrizione “SOLI INVICTO COMITI”, (Al compagno Sole Invitto), definendo quindi il dio come suo amico fedele.

Moneta d’oro dell’imperatore Costantino

Successivamente, con un decreto del 321 d.C., Costantino stabilì che il primo giorno della settimana, il giorno del Sole, Dies Solis, doveva essere dedicato al riposo. Dopo aver liberalizzato la fede cristiana, nel 330 d.C., Costantino, ufficializzò per la prima volta il festeggiamento cristiano della natività di Gesù, che con un decreto imperiale fu fatta coincidere con la festività pagana della nascita del Sol Invictus: il “Natale Invitto” divenne così il “Natale” dei cristiani.

Ancora prima che Eliogabalo e i suoi successori diffondessero a Roma il culto del Sol Invictus, la maggior parte dei romani credeva che i cristiani adorassero il sole.

Tertulliano scriveva: « …Molti ritengono che il Dio cristiano sia il Sole perché è un fatto noto che noi preghiamo rivolti verso il Sole sorgente e che nel Giorno del Sole ci diamo alla gioia ».

Tertulliano

La iniziale confusione era senz’altro favorita dal fatto che per la dottrina cristiana Gesù era risorto nel primo giorno della settimana, ovvero quello dedicato al sole, e che quindi anche i cristiani avevano l’abitudine di festeggiare nel giorno domenicale.

L’abitudine di chiamare quel giorno “giorno del Signore” (dies dominica), compare per la prima volta alla fine del primo secolo, prima cioè che il culto del Sol Invictus prendesse piede.

Anche la decisione di celebrare la nascita di Cristo, il nostro Natale, in coincidenza col solstizio d’inverno, ha dato origine a molte controversie, favorite dal fatto che le indicazioni evangeliche circa la data di nascita di Gesù sono vaghe se non del tutto assenti.

Le prime notizie di feste cristiane che celebrassero la nascita di Cristo risalgono circa all’anno 200 d.C., poi, nel 204 d.C. circa, il teologo romano Ippolito propose come data quella del 25 dicembre. La decisione di compiere le celebrazioni proprio quel giorno potrebbe essere stata decisa per motivi politici, in modo da congiungersi e sovrapporsi alle feste pagane dei Saturnali e del Sol invictus. 

Statua di Ippolito, risalente al terzo secolo, scoperta nella catacomba di Ippolito martire nel 1553 e situata all’ingresso della Biblioteca Apostolica Vaticana

Il collegamento fra la nascita del Cristo e la festa del Sole venne ufficializzato dalla Chiesa solo verso il 350, per opera di papa Giulio I, che stabilì il 25 dicembre come giorno del Natale di Gesù.

Il culto di Cristo non riuscì però a rimuovere quello del Sole, come dimostra il Sermone di Natale del 460 di papa Leone Magno“E’ così tanto stimata questa religione del Sole che alcuni cristiani, prima di entrare nella Basilica di San Pietro Apostolo, dedicata all’unico Dio, vivo e vero, dopo aver salito la scalinata che porta all’atrio superiore, si volgono al Sole e piegando la testa si inchinano in onore dell’astro fulgente. Siamo angosciati e ci addoloriamo molto per questo fatto, che viene ripetuto in parte per ignoranza e in parte per mentalità pagana”.

Il simbolismo solare permane ancor oggi nei rituali della Chiesa, principalmente nell’uso dell’ostensorio, in cui l’ostia consacrata viene esibita come un Sole irradiante raggi dorati. Esso fu introdotto nella liturgia cristiana da Bernardino da Siena nel secolo XV, ma era di uso comune già nella liturgia del culto di Aton, il dio unico di Akhenaton rappresentato dal disco solare in Egitto. 

San Bernardino da Siena

Nella tradizione cristiana il Natale celebra la nascita di Gesù a Betlemme da Maria. Il racconto, come è ben noto, ci è pervenuto attraverso i vangeli secondo Luca e Matteo che narrano dell’annuncio dell’angelo, dell’adorazione dei pastori e della visita dei magi. Altri aspetti devozionali, come quelli della grotta, del bue e dell’asino e i nomi dei magi, risalgono invece a tradizioni successive o a racconti presenti nei vangeli apocrifi.

Il significato cristiano della festa risiede nella celebrazione della presenza di Dio: con la nascita di Gesù per i cristiani Dio non è più un’entità distante, che si può solo intuire da lontano, ma è un dio che si rivela ed entra nel mondo per rimanervi fino alla fine dei tempi.

Come già accennato, nel Natale si mescolano quindi simboli e usanze di incerta origine, le cui radici si perdono nei secoli. 

La scelta dell’abete nella simbologia natalizia, ad esempio, non è casuale: già nell’antico Egitto esso simboleggiava infatti la nascita mentre nell’antica Grecia l’abete bianco era l’albero sacro alla dea Artemide. Nel calendario celtico l’abete era destinato al culto della nascita del Fanciullo Divino. 

L’usanza di scambiarsi regali sembra derivare invece da un rito pagano romano, che prevedeva lo scambio di cibo, monete e pietre preziose, come portafortuna per il nuovo anno. Il personaggio che è poi divenuto famoso in tutto il mondo per consegnare i regali a Natale è Santa Claus, in Italia Babbo Natale, che deriva dalla figura di San Nicola. 

San Nicola distribuisce doni ai bambini

Dice la leggenda che San Nicola, vescovo di Myra del IV secolo d.C., avendo ereditato molti beni e denari dai suoi genitori, per liberarsene cominciò a fare regali a chi ne avesse più necessità, trovando gioia nel semplice donare ai bisognosi.

Tutto ciò conferma che le origini storiche del Natale, pur essendo spesso ancora avvolte dalle nebbie del passato, certamente hanno origini molto remote, addirittura precristiane.

Lino Predel non è un latinense, è piuttosto un prodotto di importazione essendo nato ad Arcetri in Toscana il 30 febbraio 1960 da genitori parte toscani e parte nopei.
Fin da giovane ha dimostrato un estremo interesse per la storia, spinto al punto di laurearsi in scienze matematiche.
E’ felicemente sposato anche se la di lui consorte non è a conoscenza del fatto e rimane ferma nella sua convinzione che lui sia l’addetto alle riparazioni condominiali.
Fisicamente è il tipico italiano: basso e tarchiatello, ma biondo di capelli con occhi cerulei, ereditati da suo nonno che lavorava alla Cirio come schiaffeggiatore di pomodori ancora verdi.
Ama gli sport che necessitano di una forte tempra atletica come il rugby, l’hockey, il biliardo a 3 palle e gli scacchi.
Odia collezionare qualsiasi cosa, anche se da piccolo in verità accumulava mollette da stenditura. Quella collezione, però, si arenò per via delle rimostranze materne.
Ha avuto in cura vari psicologi che per anni hanno tentato inutilmente di raccapezzarsi su di lui.
Ama i ciccioli, il salame felino e l’orata solo se è certo che sia figlia unica.
Lo scrittore preferito è Sveva Modignani e il regista/attore di cui non perderebbe mai un film è Vincenzo Salemme.
Forsennato bevitore di caffè e fumatore pentito, ha pochissimi amici cui concede di sopportarlo. Conosce Lallo da un po’ di tempo al punto di ricordargli di portare con sé sempre le mentine…
Crede nella vita dopo la morte tranne che in certi stati dell’Asia, ama gli animali, generalmente ricambiato, ha giusto qualche problemino con i rinoceronti.



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