ArcheoTour, Il Teatro di Marcello

Il Teatro di Marcello costituisce uno dei più antichi edifici per spettacolo romani giunti fino a noi, nel quale l’articolazione del teatro romano appare già del tutto delineata, con la “cavea” a pianta semicircolare sorretta da articolate sostruzioni. Muri a raggiera, collegati da volte a botte inclinate sotto i gradini della cavea, vengono interrotti da due ambulacri concentrici, uno esterno, che si apre con arcate e uno più interno (“Ambulacro dei Cavalieri”).

La scena, celebrata per la sua sontuosità e più volte restaurata, è completamente perduta, ma è riportata in un frammento della Forma Urbis Severiana (foto 3), la pianta marmorea di Roma antica risalente agli inizi del III secolo: si presentava rettilinea e con un portico di sei colonne verso l’esterno.

foto 3

Ai lati della scena erano due “Aule regie”, ambienti absidati coperti con volte a crociera: in quella di sinistra restano ancora in piedi un pilastro e una colonna.
Dietro la scena si trovava una grande esedra, dove avevano trovato posto i due tempietti ricostruiti della Pietas e di Diana.
La struttura dei fornici si ripete a gruppi di sei: uno con rampa in leggera salita conduce all’ambulacro più interno, due affiancati ospitano le rampe per salire e scendere dai piani superiori, mentre altri tre comunicano tra loro. Oltre l’ambulacro interno i fornici proseguono con vani lunghi e stretti e di altezza minore.
Gli ambienti più esterni, suddivisi da tramezzi in muratura probabilmente in epoca giulio-claudia, furono probabilmente utilizzati come botteghe sin dagli inizi. Un ambiente centrale presenta sulla volta una decorazione in stucco bianco articolata in tondi e ottagoni con figure di repertorio, che fu realizzata probabilmente nella seconda metà del II secolo (foto 4 e 5).

Il cimitero dei gatti costituiva una suggestiva curiosità dei fornici del teatro (foto 6) mentre sull’intonaco di uno dei fornici si nota ancora un bell’affresco rappresentante un grosso serpente, probabile riferimento al vicino Tempio di Esculapio dell’Isola Tiberina (foto 7).

Il teatro poteva ospitare circa 15.000 spettatori e fino a 20.000 in condizioni di massimo affollamento, stima che coinciderebbe con quanto riportato nei Cataloghi Regionari.
Delle maschere teatrali, che erano attaccate sulla facciata esterna, se ne conserva solo una intatta (foto 8)

foto 8: 1) Il giovane soldato, 2) La bianca sposa novella, 3) La donna borghese, 4) Il riccio, 5) La giovincella.

Maschere in marmo erano attaccate sul concio superiore di ogni fornice degli archi. Quindi erano almeno 82 esemplari (foto 9).

foto 9

La loro inclinazione e grandezza dipendevano da dove erano affisse.


Per saperne di più, Carlo Pavia, ROMA SOTTERRANEA, Gangemi Editore

Carlo Pavia è l’Archeospeleofotosub (definizione coniata dal giornalista Fabrizio Carboni per un articolo sulla rivista Panorama): archeologo, speleologo, sub e fotografo.
Autore di molti libri sulla Roma antica, fondatore delle riviste “Forma Vrbis” e “Roma e il suo impero”.


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