Reciprocità di Wisława Szymborska

Reciprocità

Ci sono cataloghi di cataloghi. Poesie sulle poesie.
Drammi su attori recitati da attori.
Parole per spiegare parole.
Cervelli intenti a studiare il cervello.
Tristezze contagiose come una risata.
Carte che provengono dal macero di carte.
Sguardi veduti. Casi declinati secondo i casi.
Fiumi grandi con serio contributo dei piccoli.
Boschi ricoperti di bosco fino al ciglio.
Macchine adibite a fabbricare macchine.
Sogni che all’improvviso ci destano dai sogni.
Salute necessaria per tornare in salute.
Tanti scalini a scendere quanti sono a salire.
Occhiali per cercare occhiali.
Respiro che inspira e espira.
E almeno una volta ogni tanto
ci sia l’odio dell’odio.
Perché alla fin fine
c’è l’ignoranza dell’ignoranza
e mani reclutate per lavarsene le mani.

Wisława Szymborska

Wisława Szymborska, poetessa e saggista polacca Kórnik 1923 – Cracovia, 2012, La seconda guerra mondiale segnò la vita della giovane Wisława che fu costretta a studiare e conseguire clandestinamente il diploma nel 1941.
Nel 1943 iniziò a lavorare presso le ferrovie, riuscendo così a salvarsi dalla deportazione in Germania, periodo in cui iniziò la sua carriera artistica e si dedicò all’illustrazione di un libro scritto in lingua inglese. In questo periodo inoltre, cominciò a scrivere storie e, saltuariamente, poesie. Nel 1945 si iscrisse alla facoltà di letteratura presso l’università Jagellonica, passando a successivamente a quella di sociologia che abbandonò dopo soli tre anni, per motivi economici. La conoscenza col grande saggista e poeta Czeslaw Milosz, Premio Nobel per la letteratura nel 1980, le permise di entrare nel mondo della vita culturale di Varsavia. La sua prima poesia, Szukam słowa  (Cerco una parola), fu pubblicata nel 1945 sul quotidiano «Dziennik Polski». Le altre sue poesie furono diffuse su giornali e periodici vari.
La prima raccolta poetica  Dlatego żyjemy  (Per questo viviamo) apparve molto più tardi, nel 1952. Negli anni Quaranta infatti, la pubblicazione del suo primo volume di poesie venne censurato per motivi ideologici perché non conforme ai “requisiti socialisti” ed apparve solo più tardi, dopo l’accostamento ai canoni del realismo socialista, contenenti titoli come Lenin  oppure Młodzieży budującej Nową Hutę  (Per i giovani che costruiscono Howa Huta ). Nel 1954, fu pubblicata la seconda raccolta dal titolo 
Pytania zadawane sobie  (Domande poste a me stessa). Tra il 1953 e il 1966, la poetessa lavorò come redattrice del settimanale letterario di Cracovia «Życie Literackie» («Vita letteraria»), al quale collaborò fino al 1981.  In esso apparvero saggi come Lektury nadobowiązkowe  (Letture facoltative), pubblicate a più riprese. La terza raccolta poetica, Wołanie do Yeti (Appello allo Yeti) del 1957, sancì il successo della scrittrice. Negli anni Ottanta, la poetessa collaborò al mensile di Cracovia, “Pismo”, al periodico samizdat “Arka”, con lo pseudonimo “Stanczykówna”, e “Kultura”. Fu notevole inoltre, il suo impegno nel sindacato clandestino Solidarność. Nel 1993 pubblicò varie recensioni sul supplemento letterario di “Gazeta Wyborcza”, importante quotidiano polacco. Nel 1996, fu insignita del Premio Nobel per la letteratura. La sua ultima raccolta poetica Dwukropek  (Due punti), riscosse un gran successo in Polonia. Wisława Szymborska scomparve nel 2012 nella sua casa a Cracovia. Szymborska prediligeva l’uso del verso libero nelle sue poesie, contraddistinte da una grande semplicità ed elementi retorici quali l’ironia, la contraddizione ed il paradosso. Le sue poesie sembrano essere piccoli quadri della società e delle sue mille contraddizioni esistenziali, sempre di grande attualità.
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Fresia Erésia è l’eteronimo dietro il quale si cela una poetessa eretica per vocazione, un animo sensibile che ha trovato libera espressione solo attraverso la scrittura poetica.
Pensare in versi sciolti è ciò che le riesce meglio: poesie, aforismi e suggestive metafore per lo più si perdono tra nuvole di pensieri e solo a volte si fermano sulla carta per restare.
Scoperta per caso da un anziano poeta che era in cerca della sua Musa, Fresia viene riconosciuta per alcuni versi giovanili come un talento naturale del genere “diamante grezzo non ancora lavorato”.
La poetessa è solita affermare però che il peggio che le potrebbe capitare sarebbe proprio di finire sfaccettata su commissione da un talent scout seriale, per questa ragione mantiene l’anonimato e non si mostra mai in pubblico.


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