Percorsi elettorali Civismo, tra sostanza e metodo

La divisione sul fronte delle Civiche Pontine per la corsa alla presidenza della Provincia di Latina, ha portato candidati contrapposti, il sindaco del capoluogo, Damiano Coletta, e il sindaco di Sabaudia, Giada Gervasi.

Vanificata quindi l’opportunità di concretizzare un metodo di scelta condivisa che riunisse attorno allo stesso tavolo tutti i sindaci aderenti, con pari dignità, ciascuno con la propria esperienza, per raggiungere il fronte compatto di un’unica candidatura alla presidenza. Ciò non è accaduto per una questione di metodo, così è stato dichiarato, un fattore determinante, giacché in materia di civismo il metodo è sostanza, racchiude in sé il cambiamento del modo di fare politica, introduce partecipazione e condivisione per interpretare al meglio le istanze del territorio.

Civismo non è banalmente la non adesione a questo o quel partito, in nome di una trasversalità forse anche troppo rivendicata, a dire il vero vuota, se letta così fine a sé stessa, ma è piuttosto condivisione di percorsi partecipati, confronto aperto sui temi dal quale scaturiscano le scelte, al centro la buona politica delle opportunità per tutti. Questo sì che è innovativo! Partecipazione vera sui temi vicini ai cittadini, niente a che fare con gli accordi sulle poltrone.

Come farsi interpreti di un cambiamento se non ci si riporta al dialogo e all’ascolto dal basso? Se non si riesce ad interloquire con tutti i rappresentanti autenticamente civici del territorio? Se non si superano i campanilismi arrivando a una convergenza su una candidatura che sia la più rappresentativa delle istanze della provincia? Su questo punto occorre avviare una seria riflessione dopo gli ultimi avvenimenti, per riprendere con maggiore consapevolezza la strada intrapresa, se si vuole davvero innescare quella rivoluzione culturale di cambiamento, sinergia e partecipazione, che romperebbe definitivamente i vecchi schemi.

La candidatura della Gervasi è sostenuta da una parte dei civici con la Lega, ma il percorso avviato e quali siano le convergenze su questo fronte, non è chiaro. Il candidato Medici, sindaco di Pontinia, del PD, è sostenuto dalla parte del PD provinciale e da Forza Italia, un fronte che porta in sé la vecchia politica che ininterrottamente ha amministrato questa provincia, sulla quale forse andrebbe avviata una riflessione nel merito, che evidentemente è stata già avviata dalla parte del PD comunale che oggi sostiene invece la candidatura di Coletta.

È nei fatti che la candidatura del sindaco Damiano Coletta è frutto di un percorso di impegno e mediazione sui temi più sensibili, ma è anche il voler ribadire un principio, non si può scegliere autonomamente di candidarsi se si fa parte di un progetto civico che vede partecipi più Comuni. La parte del PD, quella comunale, ha deciso di appoggiare la candidatura di Coletta confrontandosi sui temi e non sugli accordi legati alle “poltrone”. Ciò rappresenta una assunzione di responsabilità verso i cittadini nel ribadire un principio: necessità di un cambio di passo, no ai metodi della vecchia politica.

Il cambiamento non è vestire abiti di civismo per riciclare vecchi poteri, non è un leaderismo campanilistico che ci riporterebbe clamorosamente indietro, ma è riscoprire la realtà territoriale, perché è innegabile che le istanze più sentite, così come la soluzione dei problemi più urgenti, escono dai confini del proprio comune e non si risolvono certo restando all’ombra della propria torre civica. Non a caso i temi più caldi sono quelli dell’acqua e dei rifiuti, che sono pure i più macroscopici e richiedono mediazione e coesione tra Comuni per raggiungere una soluzione. Dobbiamo inoltre anche considerare il turismo e la cultura, elementi che sono fortemente legati alle potenzialità di sviluppo della provincia nella sua complessità e richiedono capacità di fare, ponendo in essere progetti e strategie condivise tra Comuni, con uno sguardo attento all’occupazione e ai giovani.

Occorre quindi dialogare su questi temi con la parte attiva di una società più ampia, che è espressione della sua vitalità e potenzialità di sviluppo, creare coesione sul territorio pontino, giungere ad un marchio di riconoscibilità a livello nazionale, accogliere spinte dal basso, considerare a modello esempi virtuosi di altre realtà, attingere a nuove forze e capacità di iniziativa, insomma fare rete per cambiare. E per realizzare tutto questo occorre METODO.

In questo possono riuscire i civici e quella parte di civismo che nei partiti sopravvive a fatica e si discosta dai vecchi modelli fallimentari, esprimendo il disagio dell’essere avulsi dalla realtà quotidiana delle persone e di questo territorio e l’urgenza di cambiare.

Cogliere dunque insieme le opportunità, lasciare da parte gli opportunismi.

 


 

 

 

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