H. R. Giger e gli Emerson Lake & Palmer

Era il 19 Novembre del 1973, ricordo bene anche il giorno perchè era appena trascorso il mio compleanno, quando arrivò la notizia dell’uscita del nuovo album di un gruppo britannico di Rock Progressivo, uno fra i più significativi in quegli anni:

Emerson Lake & Palmer

Amati da molti, me compreso, per il loro sound pomposo e raffinato che ripercorreva atmosfere classiche con nuove sonorità, realizzate con l’ausilio di strumenti al tempo innovativi come il Moog.
Alla loro maniera rileggevano così brani di Tchaikovsky, Mussorgsky, Bartók, Janáček, Copland e Ginastera.

Da sinistra: Keith Emerson, Carl Palmer e Greg Lake

Erano rivisitazioni caratterizzate da suoni futuristici, realizzati con tastiere spinte al limite delle loro possibilità tecniche da quel vulcanico genio che era Keith Emerson, probabilmente il più famoso dei tre per essere stato in precedenza un componente dei Nice.
Altro punto di forza del gruppo era la voce calda, potente e profonda di Greg Lake, bassista, chitarrista e cantante, già fondatore dei King Crimson.
Completava il trio Carl Palmer, ex Atomic Rooster, che garantiva alla band un imponente impatto percussivo.

Il nuovo album si intitolava

BRAIN SALAD SURGERY,

un nome che a quei tempi, quando non c’era tutta questa globalizzazione e questo interscambio di informazioni mediatiche, per noi ragazzi italiani che masticavamo il minimo indispensabile di inglese, sembrava costruito con tre parole buttate li a caso: cervello insalata chirurgia!

Solo dopo molti anni sono riuscito, e credo di essere stato in buona compagnia, a sapere che senso avessero quelle tre parole: erano state tratte da un verso della canzone “Right Place, Wrong Time” dell’artista blues Dr. John, che in un’espressione di slang  americano indicavano la fellatio.

Il disco rappresentava il quinto album del gruppo dopo:

  • 1970 Emerson Lake & Palmer
  • 1971 Tarkus
  • 1971 Pictures at an Exhibition
  • 1972 Trilogy

ed era il primo realizzato con la loro nuova casa produttrice “Manticore”, nome preso direttamente da quello della creatura mitologica del disco Tarkus, e registrato nell’immenso studio che la Band aveva rilevato e allestito negli spazi di un ex cinema di Londra.

L’album si apriva con “Jerusalem”, un inno patriottico-liturgico molto noto nel Regno Unito, scritto all’inizio dell’Ottocento dal poeta preromantico visionario William Blake e musicato un secolo dopo da Sir Huber Parry.
Il pezzo, della durata di appena 2’ 45”, costò al gruppo cinquantaquattro ore di duro lavoro in studio e fu bandito e censurato dalla bigotta BBC, e successivamente da tutte le radio britanniche, perchè considerato oltraggioso.

“Toccata” era il secondo brano.
Emerson era affascinato dal primo concerto per piano del compositore argentino Alberto Ginastera e decise di arrangiarne il quarto movimento in chiave elettronica.
Dato che le richieste di Keith di poter arrangiare il pezzo furono puntualmente e ripetutamente respinte da Boosey & Hawkes, la casa editrice che deteneva i diritti sull’opera, Emerson si recò personalmente dal musicista per fargli ascoltare un nastro con la sua interpretazione.

Alberto Ginastera al pianoforte in compagnia del suo gatto

Ginastera rimase stupefatto. Al termine dell’ascolto il compositore si disse sbalordito e affermò che nessuno aveva mai reso la sua musica in maniera così vivida.
Naturalmente concesse alla band il proprio benestare.

Il terzo brano “Still… You Turn Me On” era una breve ballata scritta da Greg Lake: era tipico negli album degli ELP inserire un brano melodico di Greg e uno in stile honky tonk scritto da  Keith.

“Benny the Bouncer”, quarta traccia, era un siparietto semiserio di Emerson, una canzone scritta insieme al paroliere Peter Sinfield, altro ex membro dei Crimson.
Greg Lake, l’angelo dalla voce cristallina, si trasformava in questo brano in un marcio ubriacone da saloon, mentre Palmer eseguiva la sua parte usando solo le spazzole.
“Benny the Bouncer” era l’ultimo momento “leggero” prima di un’ambiziosa suite finale: 

“Karn Evil 9”. 

Suddivisa in tre parti, questa suite accompagnava la parte finale del lato A del disco e ne occupava per intero il secondo lato, per una durata totale di 29’.

In questa suite era racchiusa tutta la filosofia musicale degli Emerson Lake & Palmer e anche i testi rispecchiavano la loro visione stravolgente della società.
Descrivevano un futuro distopico dove la violenza e gli abusi sarebbero divenuti l’attrazione di un circo degli orrori, con tanto di imbonitori impegnati a convogliare il pubblico verso uno spettacolo macabro:

Welcome back my friends to the show that never ends….

Lake elencava le specialità del circo: la regina degli zingari unta di vaselina e pronta per la ghigliottina e  sette vergini in compagnia di un mulo (ci vengono per fortuna risparmiati ulteriori dettagli).
Uno dei versi più significativi recita: “There behind a glass is a real blade of grass, be careful as you pass, move along, move along”.
L’ultimo filo di erba vera rimasto sulla terra, viene protetto da una teca di vetro, reliquia dell’uso scellerato che gli umani hanno riservato al proprio pianeta.

Nella terza e ultima parte della suite si narra di un computer che prende il sopravvento sull’uomo che l’ha inventato, lasciando immaginare future oscure catastrofi.
La Suite terminava con ventiquattro note di Moog mandate in loop, in accelerazione costante, come a mimare un computer che va fuori controllo, in Kernel Panic.

Il disco ebbe un notevole successo nonostante le numerose censure subite.
Oltre a quelle che toccarono Jerusalem e Karn Evil 9, la censura più eclatante riguardò la copertina.
Questo Artwork, riconosciuto fra i più affascinanti, inquietanti e celebri del Rock  fu infatti il frutto di un compromesso.

La Copertina

La copertina apribile di Brain salad surgery

Le illustrazioni della copertina sono opera del pittore, scultore e designer svizzero Hans Rudolf “Ruedi” Giger (1940-2014) divenuto famoso  in seguito, nel 1979, per la realizzazione della scenografia degli esseri xenomorfi nel film “Alien”, che nel 1980 gli valse il premio Oscar per i migliori effetti speciali.

Giger posa insieme a due sue sculture
Un disegno originale di Giger per Alien

Gli ELP, in occasione di un loro concerto in Svizzera, furono invitati dal loro manager locale a fare visita a Giger nel suo studio-cattedrale-cyberpunk.
I musicisti rimasero affascinati dalle sue opere così simili ai paesaggi descritti nei loro brani.

Nero, macabro, morboso, eccessivo, Giger lo è sempre stato, fin dalla sua infanzia fra quelle Alpi elvetiche che invece parrebbero dare di sè un’impressione così diversa, arcadica, linda, regolata.
Ma al contrario dell’ordine – o forse in rigorosa reazione a certi altri rigori – il piccolo Hans Rudolf sceglie il Chaos: però non il semplice caos, un disordine quotidiano qualunque, bensì proprio l’immane forza cosmica impegnata a rimescolare di continuo le carte, rimettendo in circolo tutte le energie che vorrebbero andare a riposarsi nel cristallo definitivo.
(Ferruccio Giromini).

Giger, in un’intervista rilasciata nel 1991, raccontò il seguito che ebbe quell’incontro:

Era il 1973. Li ed io vivevamo da tre anni insieme nell’appartamento/studio a Zurigo-Oerlikon.
(Li Tobler, compagna e modella di Giger. Prestò il suo volto per l’immagine di copertina. Morirà suicida dopo pochi anni)

Li Tobler la musa di Giger

Avevo appena finito con i lavori di Passage e stavo lavorando con la mia nuova pistola a spruzzo sui dipinti del Tempio.

H. R. Giger Passage XXVIII, 1973

Ascoltavo ossessionatamente molta musica, principalmente gli ELP, Miles Davis e David Bowie, in questo stato ho creato il trittico Landscapes, con i bambini, i teschi e i falli, l’ultimo pezzo dei quali (Landscape XX, quello con i falli) è stato coinvolto in una lunga polemica durata un anno e mezzo, perché è stato venduto ad un gruppo rock americano (Dead Kennedy’s) come inserto poster per il loro album e giudicato poi scandaloso e osceno.

Questo periodo di tempo è stata la mia fase più produttiva e creativa come pittore.
Fu allora che ricevetti la notizia, dal mio amico HH Kunz, e da Gustav Zumsteg, che era allora il manager svizzero degli ELP, che loro erano interessati ad avere una copertina fatta da me e che il gruppo avrebbe fatto un concerto all’Hallen Stadion, qui a Zurigo. 

H. R. Giger

Sarebbe stata un’ottima occasione per sottoporre il mio lavoro a loro e ad un gruppo di esperti designers.
Questo era già il mio secondo contratto per la realizzazione di una copertina di un album, così ho iniziato con entusiasmo a lavorarci.
Il titolo dell’album doveva essere Whip Some Skull On Ya
che tradotto dallo slang americano significa “fellatio” e la cosa ovvia era combinare labbra, pene e teschi.
L’art director degli Emerson Lake & Palmer ebbe l’idea che la copertina potesse essere aperta come un cancello; non fu una buona idea, come sarebbe stato evidente, dopo la stampa, quando impilando gli LP si accorsero che non stavano in equilibrio.

Lo stesso artista grafico ha sostituito il mio nome con il suo accreditandosi il design dell’album.
All’epoca ero molto offeso. 

L’ho perdonato. 

Tuttavia poco dopo, perse la vita in un incidente automobilistico.

Tornando al contratto.
Poiché in quel momento stavo lavorando al suddetto trittico, quegli elementi fluivano perfettamente nel progetto.
L’immagine fu creata, per così dire, da un giorno all’altro. 

Dopo il concerto, Keith Emerson arrivò con Zumsteg e Kunz.
Ero terribilmente eccitato, perché non ero mai stato di fronte a una popstar.
Greg Lake, Palmer e un fotoreporter arrivarono più tardi.

Emerson Lake e Palmer osservano il lavoro di Giger nel suo studio Photo: © Bruno Torricelli 1973

Sono stato investito da una miriade di complimenti per il mio lavoro.
Tuttavia, Keith improvvisamente mi ha informato che il titolo dell’album sarebbe diventato Brain Salad Surgery.

Ero costernato

fino a quando, però, mi spiegò che anche questa espressione si riferiva alla fellatio.

HR Giger, 1991

Giger si mise subito al lavoro creando due pannelli delle stesse dimensione in maniera di poter essere sovrapposti uno all’altro.
Nel primo era raffigurato un meccanismo industriale che inglobava un teschio trapassandogli il cranio e le orbite.
Nella parte bassa sistemò il Logo ELP, che la Band continuerà ad usare anche in futuro, e al centro mise un oblò che lasciava intravedere parte del volto di donna del secondo pannello. 

Quello che non molti sanno è che appena sotto il mento della donna compariva in origine un gigantesco fallo, richiesto espressamente dalla band e che poi venne in parte mascherato con un effetto bagliore, su richiesta della casa discografica che lo considerava osceno.

Aperto il primo pannello ci si ritrovava nel secondo dove era rappresentato per intero il volto della donna (la sua musa Li Tobler) percorso da vistose cicatrici, con inquietanti tubazioni al posto dei capelli. Sulla fronte era visibile il simbolo dell’infinito.

La donna misteriosa della seconda tavola

Giger è stato uno dei più grandi disegnatori del XXI secolo: dipingeva a mano, riempiva l’aerografo con la vernice acrilica e cominciava a disegnare la tela da una parte all’altra quasi senza interruzione.
Non eseguiva nessuno schizzo preparatorio, non seguiva alcuna linea-guida, nessun layout, niente.
Come se fosse posseduto, lasciava l’arte fluire attraverso il suo corpo, rimanendo a volte a digiuno per intere giornate, fino al compimento dell’opera.
Per la straordinaria minuzia di ogni particolare risulta sconvolgente osservare i dettagli dei suoi lavori, anche di quelli di grandi dimensioni.

Un celebre ritratto di Li, realizzato da Giger, nel quale si possono apprezzare molti particolari
Giger a lavoro nel suo studio

Giger è morto a Zurigo nel 2014, all’età di 73 anni, a causa delle ferite riportate in seguito ad una caduta accidentale.

Le tavole originali della copertina, quelle numerate 217 e 218, di misura 34×34 cm (l’esatta dimensione di un Lp), realizzate con tecnica acrilica su carta, sono andate perdute o forse sono state trafugate dopo la loro esposizione al “Museo Nazionale della Tecnologia” a Praga nel 2005.
Nonostante lo stesso Giger avesse offerto una lauta ricompensa (10,000 dollari), le opere non furono mai più ritrovate.

L’annuncio dello smarrimento degli originali e la ricompensa di $10,000 per il ritrovamento tuttora presenti sul sito ufficiale di Giger

Nato lo scorso millennio in quel luogo che, anche da Jovanotti, è definito l’ombelico del Mondo, Klaus Troföbien è ritenuto un vero cultore ed esperto di filosofia e costume degli anni 70/80.
È un ardente tifoso della squadra di calcio della Roma, ma non di questa odierna semiamericana e magari presto cinese, ma di quella di Bruno Conti, Ancellotti, Di Bartolomei, di quella Roma insomma che allo stadio ti teneva 90 minuti in piedi e 15 minuti seduto; è inoltre un collezionista seriale di oggetti vintage che vanno dalle cartoline alle pipe, dalle lamette da barba ai dischi in vinile.
I suoi interessi sono la musica pop rock blues psichedelica anni ’70/’80, la fotografia, la cultura hippie, i viaggi, la moto, il micromondo circostante.
Grazie ad una sua fantasmagorica visione è nata Latina Città Aperta, della quale è il padre, il meccanico e il trovarobe.
Politicamente è stato sempre schierato contro.
Spiritualmente, umilmente, si colloca come seguace di Shakty Yoni, space wisper di Radio Gnome Invisible.
Odia rimanere chiuso nell’ascensore.
È stato visto scendere i 1576 gradini dell’Empire State Building in 13h e 13′, incurante degli amici che lo invitavano ad usare almeno il montacarichi.
Un pensiero criticabile ma libero, una mente aperta a 359 gradi.
Ma su quel grado è intransigente.

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