Agricoltura lunatica

 
 

Tra gli appassionati di astronomia e di scienza, è ricorrente e diffuso un sentimento di stizza e indignazione contro l’astrologia e le sue bufale, tanto da varare un’apposita campagna contro:

“Astrologia? No, grazie!”.

Non c’è invece una presa di posizione altrettanto chiara, verso quella tendenza new age che, seppure con il beneficio del dubbio, riconosce qualche “credito” a diffuse credenze popolari, relative agli effetti della Luna su svariati fenomeni biologici e, in particolare, sulle attività agricole.

Le seguenti riflessioni sono un modesto contributo per fare chiarezza sull’argomento.

Gli unici modi certi, con cui la Luna interagisce con la Terra, sono tramite la forza gravitazionale e la luce (la frazione riflessa della radiazione solare).

Della prima, la conseguenza più nota è la trazione cui è sottoposta, con effetti diversi, la superficie terrestre.

Tali effetti sono rilevanti per le masse fluide, che subiscono deformazioni rilevanti ad ogni passaggio lunare: è il ben noto fenomeno della marea che, in certi casi e in prossimità delle coste, può provocare variazioni nel livello del mare di oltre 10 metri.

Mont Saint-Michel sulla costa settentrionale della Francia

Tutti gli esseri viventi che vivono in tali ambienti risentono fortemente dell’alternanza mareale e ogni loro comportamento, sia alimentare che riproduttivo, ne viene ovviamente influenzato, ma si tratta di un’influenza indiretta.

In altre parole, l’orologio biologico di questi organismi è sincronizzato sull’andamento della marea, senza che la Luna influisca direttamente su di loro.

Dell’illuminazione lunare notturna, gli unici effetti documentati su organismi viventi riguardano l’induzione di movimenti automatici nei vegetali (tropismi) e la modulazione del comportamento riproduttivo di alcuni organismi acquatici.

La luce della Luna, anche in fase piena, è infatti troppo debole per alimentare la fotosintesi clorofilliana o per alterare significativamente il ritmo dei processi biochimici.

Photo courtesy: Carlo De Santis © 2016 “Big Moon”

Nonostante ciò, la tradizione popolare attribuisce ogni sorta d’influsso alla Luna, le cui fasi, secondo tali credenze, influenzerebbero:

  1. la fertilità delle donne;
  2. la durata della gravidanza e la data del parto;
  3. la crescita dei capelli e delle unghie;
  4. la germinazione dei semi e la crescita delle piante e dei funghi;
  5. il successo di molte operazioni agricole (semina, svinatura, potatura, trapianto, ecc.);
  6. la buona riuscita nella preparazione dei cibi conservati.

La mitologia lunare sulla fertilità femminile è diffusa in ogni cultura, eppure l’idea che il ciclo mestruale della donna sia sincronizzato con la Luna è tanto comune quanto falsa.

Il ciclo mestruale medio dura 28 giorni, quello sinodico 29 e mezzo: questi valori, per quanto sembrino prossimi, non sono in fase e, nell’arco di appena 2 mesi, si sfaserebbero già di 3 giorni; dopo 10 mesi di circa 15, ovvero sarebbero in corrispondenza completamente opposta.

Che la supposta correlazione sia inconsistente, è deducibile da 2 semplici osservazioni:

  1. tra gli animali più affini alla nostra specie (scimmie antropomorfe), le femmine di scimpanzé hanno un ciclo medio di 36 giorni, quelle di bonobo di 45 e quelle di gorilla 30;
  2. se il ciclo femminile fosse davvero sincronizzato con la Luna, tutte le donne avrebbero le mestruazioni simultaneamente, cosa che evidentemente non accade.
Femmina di scimpanzè con i suoi piccoli

Anche l’opinione diffusa, riguardo l’influenza sulla gravidanza e il parto, non trova riscontri statistici: indagini condotte su decine di migliaia di nascite, avvenute nell’arco di diversi anni, non mostrano significative variazioni nel numero degli eventi, né alcuna differenza di sex ratio, in corrispondenza di una particolare fase lunare.

Le tradizioni contadine del passato tenevano in gran conto le fasi lunari, per determinare il momento più adatto ad ogni operazione colturale.

In realtà, non esiste alcuna prova di tale influsso sulla germinazione dei semi o sulle fermentazioni.

Photo courtesy: Carlo De Santis ©

Infatti, un influsso diretto delle fasi lunari è da escludere, visto che la Luna transita al meridiano ogni giorno, indipendentemente da quale sia la sua fase; mentre l’influenza della luce lunare, pur dipendendo molto dalla fase, appare ancor più labile ove si consideri che il vino o le conserve, generalmente, sono tenuti in cantine e dispense, dove la luce lunare non può giungere.

Per ciò che riguarda la crescita di capelli, peli ed unghie, la correlazione appare altrettanto infondata.
Semmai, tali fenomeni fisiologici sono influenzati da fattori ben più concreti, come i cicli ormonali.

La maggior parte di queste leggende è improntata ad un unico senso comune: ciò che deve crescere e svilupparsi si deve avviare con la Luna crescente; mentre per ciò che deve fermarsi, raggiunto un limite, si deve aspettare la Luna calante.

Le fasi lunari

E’ facile riconoscere in queste regole il retaggio di un antico pensiero magico e simbolico, che nulla ha a che vedere con la realtà dei fatti concreti.

Non basta che milioni di persone siano disposte a giurare: “abbiamo sempre fatto così e ha funzionato bene”.
I dati di fatto dimostrano che, se si provasse a invertire il criterio o a ignorarlo del tutto, i risultati sarebbero analoghi.

Non c’è bisogno di scomodare istituti di ricerca o il CICAP, per smontare le tesi sull’almanacco del Barbanera o per confutare i consigli del Frate Indovino che, attribuiti all’antica saggezza popolare, spuntano spesso sui manuali di orticoltura fai-da-te.

E non è neppure il caso di armare alcuna campagna contro le false scienze poiché, degnandole di attenzione e sfidandole in pubblica tenzone, si rischierebbe soltanto di elevarle di rango, rendendo onori immeritati alle varie corbellerie propinate ogni giorno dai mezzi d’informazione, i talk e i reality show, che occupano una fetta consistente della programmazione radiotelevisiva, premiati addirittura da livelli record d’ascolto. Per non parlare dei tanti “fakes” che invadono il web e lo sommergono di un insidioso rumore di fondo, che a volte ne mina la credibilità.

Perché, diciamoci la verità, nessuno potrebbe obbligare il lettore o lo spettatore a sorbirsi delle baggianate, se non fosse che spesso se le sceglie liberamente.

Contro l’analfabetismo di ritorno nella nostra società aperta, è fondamentale essere accoglienti ed aperti, capaci di comprendere i bisogni psicologici di quanti si lasciano attrarre dalle facili lusinghe del mago di turno e della sua corte dei miracoli, interrogarsi sulle ragioni che convincono il capo redattore di un giornale, o il capo struttura di una rete radiotelevisiva, a scegliere l’approfondimento cialtrone e l’intrattenimento leggero anziché quello alto e serio ma forse percepito come la prosecuzione coatta di un’educazione scolastica «obbligatoria». 

In conclusione provvisoria, si tratta di raccogliere una difficile sfida culturale, inventando nuove forme di comunicazione e d’approccio con il pubblico, più accattivanti anche se accurate.

PROLIX il ciarlatano/indovino di Asterix


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