ArcheoTour: Il labirinto sotto le Terme di Caracalla

Di Carlo Pavia

La parte senz’altro più sconosciuta delle Terme di Caracalla (foto 1, oggi, e 2, secondo la ricostruzione sul Plastico di Roma antica all’EUR) è costituita dai sotterranei di servizio, un dedalo di grandi gallerie carrozzabili (6 metri di altezza per 6 metri di larghezza in alcuni punti) che corre sotto buona parte dell’edificio.

foto 2

All’interno si trovavano tutti i depositi di legname, i forni e le caldaie, ma anche un mulino, il mitreo (scoperto nel 1912 e risultante il più grande di Roma) e una fitta rete di gallerie più piccole che serviva per la posa delle tubazioni in piombo e la gestione dell’adduzione e della distribuzione dell’acqua. Da qui provengono interessanti fistule plumbee e un “trono”, ovvero un curioso sedile per defecare (foto 3).

foto 3

L’ampiezza delle gallerie consentiva il passaggio di due carri affiancati.
Il sotterraneo era un vero e proprio “formichiere” o brulichio umano, costituito da centinaia di inservienti, ognuno addetto ad una specifica mansione, dal ritiro degli indumenti sporchi la mattina alla riconsegna degli stessi (puliti e profumati) a sera, dal trasporto del legname per le caldaie a quello dei viveri, dalla riparazione di appositi strumenti ad uso termale al ripristino delle fiaccole per le aperture notturne (normalmente estive).
Non stupisce che un edificio di queste dimensioni necessitasse di ambienti di servizio altrettanto estesi: tre sono i livelli nel sottosuolo delle Terme, oggi percorribili per circa 2 chilometri, mentre si stima che vi siano gallerie e condotti non più agibili per altri 4 chilometri (foto 4-7).
Questo era il cuore dell’edificio: gallerie nelle quali lavorava un vero esercito di schiavi. Alcuni studiosi stimano che per far funzionare le Terme ne servissero 9.000, di cui una buona parte era impiegata per produrre il calore necessario agli enormi ambienti termali. Se sopraterra tutto era finalizzato al benessere dei frequentatori – si calcola un’affluenza di circa 8.000 persone al giorno, suddivise in più turni – e l’ambiente, con altissimi soffitti, era ricco di marmi e statue, il sottosuolo assomigliava probabilmente ad un girone dantesco.

Tonnellate di legna erano necessarie per alimentare 49 fra forni e caldaie: ogni giorno decine di carri si addentravano nei sotterranei, lungo le ampie gallerie carrabili, che fungevano anche da magazzino di stoccaggio, per scaricare enormi quantità di legname, circa 10 tonnellate al giorno.
Un ampio arco scandisce il punto di accesso a questo network di gallerie: la prima sala circolare cui si accede ha un grande pilastro centrale che crea una rotonda. L’ambiente all’interno del pilastro fungeva da punto di controllo per tutto il materiale in entrata, mentre la rotonda permetteva di regolare il traffico dei carri.

foto 7

Le gallerie hanno una copertura a botte, e la loro dimensione (6 metri di altezza per 6 metri di larghezza) le rendeva carrozzabili. Sono dotate di ampi e frequenti lucernai per l’illuminazione e il ricambio d’aria. Relativamente all’impianto idraulico, le grandi cisterne poste nel punto più alto del complesso termale contevano 10 milioni di litri d’acqua. Un reticolo di gallerie di dimensioni inferiori fu realizzato sia per il passaggio delle fistulae in piombo che trasportavano l’acqua a bassa pressione; ulteriori gallerie poste ad un livello inferiore formavano l’impianto di smaltimento delle acque.

Una bella ricostruzione realizzata da Altair4 Multimedia Archeo3D Production

Molto lavoro ci sarebbe da compiere nei sotterranei per conoscerli appieno, poiché essi non sono ancora completamente scavati e in alcuni punti le gallerie sono interrotte dai crolli antichi con stratigrafie intatte; l’attività dell’associazione Roma Sotterranea, cominciata nel marzo del 2010 tramite un accordo di collaborazione con la Sovrintendenza Archeologica di Roma, si è concentrata, in questa fase preliminare, nella esplorazione del primo livello sotterraneo con l’individuazione del tratto terminale delle condotte di scarico e il collegamento con il grande collettore fognario. Inoltre si sta procedendo nel documentare, con ampio supporto fotografico e cartografico, l’intera planimetria del complesso ipogeo sottostante gli impianti.
Il labirinto sotterraneo era in parte visitabile in occasione della manifestazione che vedeva l’esposizione annuale delle orchidee (foto 8); oggi se ne intravede qualche tratto in occasione dell’apertura del mitreo che, come è noto, vi è stato installato.

foto 8


Per saperne di più, Carlo Pavia, ROMA SOTTERRANEA, Gangemi Editore

Carlo Pavia è l’Archeospeleofotosub (definizione coniata dal giornalista Fabrizio Carboni per un articolo sulla rivista Panorama): archeologo, speleologo, sub e fotografo.
Autore di molti libri sulla Roma antica, fondatore delle riviste “Forma Vrbis” e “Roma e il suo impero”.


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