Spacchettiamoci!

Il malvezzo tipico di una certa politica di considerare l’elettorato alla stregua di un indistinto pacchetto di voti non è soltanto latinense: purtroppo tutto il mondo è paese e in ogni dove, compreso qui da noi, questo modo di ragionare e di fare banalmente “di conto”, ha contaminato l’agire politico e la qualità della politica stessa.

Essere elettore, quindi, aver votato per scelta, esercitando il diritto dovere a esprimere un consenso e ad essere rappresentato dunque in ragione di un patto elettorale, è un nobile esercizio, salvo poi scoprire, con una certa sorpresa, che il proprio voto è stato impacchettato insieme agli altri, pronto a qualsiasi uso, trasloco incluso, perché quel voto è finito nel patrimonio personale di un candidato, portato in dote, ad avviso di quest’ultimo, per qualunque esigenza e a titolo del tutto privato.

Questo voto, patrimonializzato insieme agli altri, si è fatto corredo al seguito del destinatario, pronto a seguirlo in qualsiasi sua avventura, anche nel caso che decida di fare “salti della quaglia”, piroette acrobatiche, spinto dai propri umori, dalla propria convenienza, o in nome dei propri personalissimi principi, che però col voto ricevuto e con chi lo ha espresso, potrebbe non avere nulla a che vedere.

Ecco che, in un Paese dove l’egocentrismo impera, non contano partiti, movimenti, gruppi, non conta la rappresentanza espressa nella sua sede opportuna, attraverso un voto che dovrebbe costituire un patto elettorale per l’intero mandato, ma viene a pesare il singolo, portatore di una supposta delega in bianco che si attuerebbe dal momento che l’elettore imprime il segno sulla scheda elettorale.
Quasi che quel voto venisse ceduto, perdendo la sua identità e motivazione: insomma tu, elettore, sei finito nel pacchetto, pronto per l’uso, elettore pecora, nel gregge insieme agli altri.

Sarà a causa di ciò che in questo Paese sono sempre tanti a cambiare treno in corsa (o casacca, come usa dire), a seguire i propri personali interessi sentendosi sostenuti da quel pacchetto di voti, col quale poter scendere alla stazione successiva e risalire per destinazione altra?
Sarà per questo che tutti sembrano tanto convinti di portare con sé quel pacchetto in dote, quale bagaglio di viaggio, per sventolarlo come una bandiera, certi che fornisca loro la misura del proprio “valore” politico?

Il civismo sta tentando con tutte le sue forze di affrancarsi da questa logica, da piccola politica scandita dall’aritmetica dei personalismi, perché i cittadini ritrovino il senso di un voto consapevole e critico, restituito di valore, invece di abituarsi a essere contati senza contare!

SPACCHETTIAMOCI!

Usciamo da questa impasse, liberiamoci da una realtà dove i voti c’è chi pretende di comprarli (e purtroppo spesso ci riesce pure) o chi pretende di impacchettarseli per spenderli a piacimento sul mercato della politica.

Fino a poco tempo fa mi sono nascosta dietro l’eteronimo di Nota Stonata, una introversa creatura nata in una piccola isola non segnata sulle carte geografiche che per una certa parte mi somiglia.
Sin da bambina si era dedicata alla collezione di messaggi in bottiglia che rinveniva sulla spiaggia dopo le mareggiate, molti dei quali contenevano proprio lettere d’amore disperate, confessioni appassionate o evocazioni visionarie.
Oggi torno a riprendere la parte di me che mancava, non per negazione o per bisogno di celarla, un po’ era per gioco un po’ perché a volte viene più facile non essere completamente sé o scegliere di sé quella parte che si vuole, alla bisogna.
Ci sono amici che hanno compreso questa scelta, chiamandola col nome proprio, una scelta identitaria, e io in fin dei conti ho deciso: mi tengo la scomodità di me e la nota stonata che sono, comunque, non si scappa, tentando di intonarmi almeno attraverso le parole che a volte mi vengono congeniali, e altre invece stanno pure strette, si indossano a fatica.
Nasco poeta, o forse no, non l’ho mai capito davvero, proseguo inventrice di mondi, ora invento sogni, come ebbe a dire qualcuno di più grande, ma a volte dentro ci sono verità; innegabilmente potranno corrispondervi o non corrispondervi affatto, ma si scrive per scrivere… e io scrivo, bene, male…
… forse.
Francesca Suale

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