Tutto scorre a Tarallopolis

A sera ormai avanzata, il Direttore del Fogliaccio Quotidiano, Ognissanti Frangiflutti, sotto l’effetto della fifa verdastra dovuta alle apparizioni di Joe Spinazza, entratovi quasi saltando, sprangava la porta del suo spazioso appartamento con un numero di mandate superiore a quello dei falsi invalidi italiani.
Col fiato corto e sibilante, riuscì solo a togliersi le scarpe e l’elmo del Partito Vichingo, ad afferrare il pupazzetto di Cicciafico in gomma e portarselo sotto alle coperte.
Rimase vestito, così come stava, tutto coperto, a fissare ad occhi sbarrati il comodino con la scatoletta metallica di un allarme che lo teneva costantemente in contatto con il Comando della Celere di zona e col Telefono Marrone, il pronto soccorso degli iscritti all’albo dei Venduti.
E mentre il buio della notte stendeva artigli scintillanti e acuminati sulle fantasie accese del mellifluo giornalista, nella sede del nuovo quotidiano, si teneva un’animata riunione.
Consuelo, fotoreporter in pectore della pubblicazione, con la sola potenza della sua bellezza teneva accese tutte le luci della grande sala redazionale, garantendo alla proprietà un cospicuo risparmio energentico proprio nell’ora dei rincari.
Ormai il nome del giornale era stato stabilito: si sarebbe chiamato “Il Disturbatore Quotidiano”, identificabilissima creatura letteraria di Omar Tressette, che di quel titolo aveva fatto quasi un autoritratto, ma che aveva convinto e conquistato tutta la futura redazione.

Ultimo arrivato a quell’incontro era stato Lello Rapallo, fresco reduce dal colloquio durante il quale aveva rassegnato le sue dimissioni dal Fogliaccio.
“Com’è andata Rapà? – strillò su tutti Taruffi – che ha detto Frangiflutti? Gli è preso un colpo o ha convocato la Filarmonica di Berlino per celebrare la tua dipartita?”
Macché, quel verme non c’era, pare se la sia svignata anzitempo. Se la fa addosso: voci di corridoio dicono che abbia prima ricevuto un biglietto vagamente minaccioso, forse della P2 (Marzio guardò Tarallo con un sorriso estatico), poi qualcuno, probabilmente quei due deficienti dei nuovi, lo ha visto trasalire alla vista di un uomo vestito come un gangster degli anni Trenta e scappare a casa saettando veloce come una puzzetta”.
“Ah il nostro Joe, che bella presenza che tiene!”, intervenne Benny Syracuse in brodo di giuggiole.
“Comunque – riprese Rapallo – ho parlato con quel vicelombrico di Levalorto, che quando gli ho chiesto un colloquio sembrava contentissimo e non vedeva l’ora di stuzzicarmi, di provocare:
“Ah Rapà, che c’è: lo scarico del cesso vicino alla tua postazione si è otturato di nuovo? Oppure Gastrolazzi s’è fatto un’altra teglia di fagioli con le cotiche? Sopporta caro, sopporta, oggi un posto come il tuo non si trova nei barattoli di trippa!”

Gastrolazzi

“Forse non si trova al supermercato – ho replicato soffiandogli in faccia tutto il mio disprezzo – ma per quello che mi riguarda il vostro giornalaismo potete piazzarvelo in quella zona di schiena che non confina direttamente con la nuca! Mi avete angariato abbastanza: voglio andarmene anch’io. Muoviti Levalò, fai fare il conto delle mie spettanze al Ragionier Strizzastruzzi e preparatemi l’assegno!”
“Ohèè, siamo diventati tutti dignitosi, tutti eroi – e quasi si strozzava dalla rabbia quel reperto scatologico – scappiamo tutti verso l’ignoto, eh? Facciamo i supermen come quell’ammasso di guano di Taruffi (scusa Marzio, ma ha detto proprio così) e quell’altro imbecille idealista di Tarallo: ma che spettacolo edificante!”
“Fai calcolare quanto debbo avere”, ho tenuto botta, asciutto, con una dignità al di fuori della sua orbita di percezione.
“La fame farai Rapallo, – ha urlato allora, perdendo la testa – tu come quegli altri due craniolesi: nessun giornale vi vorrà mai più, nemmeno “L’araldo di Santa Verruca delle Sorgenti!”, e certo non ti darà da vivere la tua agognata Greta che ha troppo da fare a dare il biberon al pianeta, pezzo di scemo!”.
“Le mie spettanze, prego”...
Le tue aspettanze, semmai, perché col cavolo che te le darò ora: Strizzastruzzi sta in malattia, ha l’alluce così valgo da farsi il giro completo dei viali, così si è preso un mese.
Quindi, prima che lui possa fare i tuoi conti, noialtri saremo già a trastullarci coi bolscevichi nel Dombass! Starai fresco prima di arraffare la mollichella, caro mio…”

Il Ragioniere Strizzastruzzi

A quel punto sono andato alla scrivania, ho preso le mie cose, la foto di Greta, i miei appunti e due vecchi albi di Bleck Macigno, poi me ne sono andato senza più guardarlo in faccia”.
“Ho giusto un paio di dossier su Levalorto – sbottò di colpo Abdhulafiah – quel tizio è sempre ai saldi e il Fogliaccio è un perenne Black Friday per i consumi di imprenditori e politici interessati a manovrare sotto la protezione di una stampa corrotta: gli potremmo cucire addosso un’inchiestona che sin dalla nostra prima uscita farebbe clamore, immaginate: “LE GAMBE DELLE BUGIE, fangosità e menzogna nell’informazione cittadina!”
“ Sì, sì, ci siamo – osservò Tressette pensieroso – sarebbe un esordio pirotecnico, li prenderemmo subito a pugni in faccia, per non parlare poi che si potrebbe raccordare quell’inchiesta con l’altra, scottante anch’essa, sulla piaga dei ruotatori di tazzine di caffè prima dell’ultimo sorso, uno sconcio che impesta quasi tutti i bar e i caffè della città.
A parte, ovviamente, il mio “Il Ginocchio e la Mascella Caffè Lounge”, locale in cui diversi cartelli dissuadono la clientela dall’abbandonarsi a quella pratica cafona, pena l’espulsione immediata ad opera del ruvido Spartacone Titano, il maitre fuori taglia”.
In quello stesso momento, due scrivanie più in là, Lallo stava prendendo visione di alcune foto di Consuelo, destinate ad illustrare il primo servizio del settore cultura del “Disturbatore”, immagini scattate ad una mostra fotografica della quale si sarebbe parlato parecchio per via della sua carica provocatoria e trasgressiva.
“META’ – BOLISMI”, questo era il titolo dell’esposizione, che era ancora in allestimento, e che la meravigliosa ragazza aveva potuto sbirciare in anteprima in quanto intima amica di Chandruska Cacace, la curatrice.

Il fotografo lituano Abraomas Vasiliauskas in una serie di grandi foto, sia a colori che in bianco e nero, aveva ritratto, tagliati a metà, dimezzati e spezzati, gli organi umani coinvolti in qualche modo nel processo digestivo.
Mezzi stomaci, mezzi intestini, tratti di mezzi duodeni fluttuanti nel cosmo metropolitano ed un drammatico, enorme, lembo di esofago, avrebbero ammonito il visitatore su quanto doloroso potesse essere il digerire, un’operazione non solo banalmente naturale, ma anche simbolica, emblematica di quanto aspro possa essere l’accogliere, il ricevere cibi, sia fisicamente intesi che socialmente, viste le pappe tossiche che i nuovi modelli di società di massa ci inducono ad ingurgitare. Vasiliauskas nei ritratti fotografici di Consuelo appariva un uomo di modesta statura, vivacemente abbigliato ma segnato dal colorito verdognolo e dal volto contratto tipici del dispeptico all’ultimo stadio, quello che riesce a mutare in un drago sputafuoco anche un innocuo bicchierino d’acqua.

L’artista lituano Abraomas Vasiliauskas

Seduta con Trudy Taruffi ad una scrivania più periferica, la Signorina Cleofe cercava nel frattempo di organizzare e strutturare la sua rubrica di Posta del Cuore, prendendo spunto dall’omonima rubrica che la glicemica e famosissima Violet Winspheare teneva da decenni sul rotocalco nazionale “Vita Lieve”.
La sexy ottantenne, coadiuvata dalla bella sorella di Marzio, stava leggendosi tutta la corrispondenza pubblicata dalla Winspeare in quei primi mesi dell’anno, tentando di trarre ispirazione da quei significativi esempi di vita vissuta, in modo da essere in grado di fornire risposte soddisfacenti ai fondamentali quesiti che ponevano.

“Mi firmerò Myrna C e, cara Violet, vorrei chiederle un consiglio. Settimane fa, durante una lunga fila alle poste (ritiravo la pensione di guerra di mio nonno Ulysses Grant), ho incontrato Truculo B., un ragazzo grosso modo mio coetaneo, se si eccettuano quei trent’anni in più e una sciatalgia in felice riassorbimento.
Abbiamo cominciato subito a parlare, così, spontaneamente. Lui poi grugniva monosillabi, come se ci conoscessimo da anni e, mentre un vecchio che ci precedeva nel turno, si impappinava dieci volte nel compilare il foglietto di una raccomandata, questo ragazzo ha allungato un po’ le mani ed ha subito iniziato, lì, davanti a tutti, le manovre per concepire un figlio con me, usando tuttavia una precauzione di sicurezza alla menta piperita.
Come devo interpretare questo atteggiamento: Truculo fa sul serio? Ha intenzione di instaurare una relazione seria o debbo pensare che sia uno dei tanti che si limitano a galleggiare nella parte superficiale dei rapporti? Mi dia un suo parere la prego. Sua Myrna”
.

La scrittrice Violet Winspheare

“Ma quale relazione seria – ruggì la Signorina Cleofe, esasperata – questo troglodita vuole solo fare un bel po’ di trick track con te, scimunita!”
Poi, scandalizzata, analizzò la soporosa risposta della Winspheare:

“Cara Myrna, i rapporti umani, soprattutto quelli sentimentali, appaiono sulle prime fasciati da una atmosfera di mistero, con pochi spunti di partenza che ci facciano intuire le intenzioni di un possibile partner o i futuri sviluppi di una relazione.Il tuo Truculo per il momento si scherma dietro un timido atteggiamento di predazione sessuale.Solo il futuro, magari col ritiro della pensione di guerra di tuo nonno Ulysses, il mese prossimo, potrà darti le risposte che cerchi.
Cordialmente…”.

“Ma cosa risponde, che dice! Questa è totalmente deficiente – strillò Cleofe a Trudy – per la nostra rubrica devo adottare uno stile diametralmente opposto: lo vedranno bene ‘ste mammolette!”

Lallo Tarallo, giovane sin dalla nascita, è giornalista maltollerato in un quotidiano di provincia.
Vorrebbe occuparsi di inchieste d’assalto, di scandali finanziari, politici o ambientali, ma viene puntualmente frustrato in queste nobili pulsioni dal mellifluo e compromesso Direttore del giornale, Ognissanti Frangiflutti, che non lo licenzia solo perché il cronista ha, o fa credere di avere, uno zio piduista.
Attorno a Tarallo si è creato nel tempo un circolo assai eterogeneo di esseri grosso modo umani, che vanno dal maleodorante collega Taruffi, con la bella sorella Trudy, al miliardario intollerantissimo Omar Tressette; dall’illustre psicologo Prof. Cervellenstein, analista un po’ di tutti, all’immigrato Abdhulafiah, che fa il consulente finanziario in un parcheggio; dall’eclettico falsario Afid alla Signora Cleofe, segretaria, anziana e sexy, del Professore.
Tarallo è stato inoltre lo scopritore di eventi, tra il sensazionale e lo scandaloso, legati ad una poltrona, la Onyric, in grado di trasportare i sogni nella realtà, facendo luce sulla storia, purtroppo non raccontabile, di prelati lussuriosi e di santi che in un paesino di collina, si staccavano dai quadri in cui erano ritratti, finendo col far danni nel nostro mondo. Da quella faccenda gli è rimasta una sincera amicizia col sagrestano del luogo, Donaldo Ducco, custode della poltrona, di cui fa ampio abuso, intrecciando relazioni amorose con celebri protagoniste della storia e dello spettacolo.
Il giornalista, infine,è legato da fortissimo amore a Consuelo, fotografa professionista, una donna la cui prodigiosa bellezza riesce ad influire sulla materia circostante, modificandola.

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