Camembert Electrique: l’inizio della psichedelica avventura dei Gong

Erano i primi anni 70 e al mercatino dei dischi usati, che si teneva in prossimità di Porta Portese, mi capitò di essere attirato da un disco a me sconosciuto.
Ero solito frequentare quel mercatino quasi tutte le domeniche per comprare e vendere dischi in vinile.
Il venditore mi disse che quel disco lo cedeva perché non gli era piaciuto. Musica strampalata, sentenziò, senza capo né coda.
Il prezzo era buono, le condizioni del disco pure, la copertina molto interessante e in ogni caso diversa dalle solite.
Il titolo del disco comunque era proprio fico:

CAMEMBERT ELECTRIQUE

Io ero un amante dell’unico formaggio francese che si trovasse a quei tempi nei negozi italiani, Il Caprice des dieux, un quasi camembert appunto, dolce e cremoso con una crosta buonissima tutta imbiancata di muffe, che più si avvicinava alla data di scadenza più puzzava e più era buono.

Non so bene per quale ragione, ma comprai il disco con estrema convinzione.

Quando tornai a casa verso l’ora di pranzo (intendo ora di pranzo a Roma di domenica, che nella nostra famiglia significava intorno alle 14/14.30) la prima cosa che feci fu mettere il nuovo LP sul piatto Thorens del nostro impianto stereo.

thorens

Il disco attaccava con una vocina demenziale e con dei rumori strani che ricordavano il riavvolgimento del nastro di un registratore a pizze.

Continuava poi con un pezzo piuttosto vivace e ripetitivo, forse anche troppo ripetitivo, tanto che fui gentilmente invitato dal resto della mia famiglia ad ascoltarlo dopo il pranzo.

Così feci, e intanto inserii sul piatto un disco di Joan Baez, più rassicurante e meno “fastidioso”, che piaceva pure a mia sorella con la quale da tempo c’era una lotta all’ultimo sangue sulle scelte musicali, ritenute de me stucchevoli le sue e da lei orribili le mie.

Devo essere sincero e affermare che molta della musica poco conosciuta che ho seguito ed apprezzato negli anni successivi proveniva dalle mie scelte di dischi usati, comprati o scambiati al mercato di Porta Portese.

Mia sorella, al contrario di me, amava Joni Mitchell, Joan Baez e pochi altri.
Brave cantanti e musiciste, per carità, insomma, niente da dire però…
Sentire sempre e soltanto quei pezzi, alla fine…

Era anche infida mia sorella: a volte mettevo su un disco di Frank Zappa, magari allontanandomi un momento dal soggiorno e quando tornavo

ZAC!

Sul piatto c’era Joni Mitchell ed il disco di Frank Zappa stava appoggiato da qualche parte, nudo, senza la copertina: SACRILEGIO!

Toglievo dal piatto il disco lagnoso e rischiaffavo il vecchio Frank a tutto volume.

Poi rimanevo fermo li sul divano a mo’ di cane da guardia, pronto a ringhiare all’approssimarsi dell’odiato nemico.

Altro magnifico sistema per ascoltare la musica senza temere di infastidire nessuno e senza che a nessuno saltasse il pallino di venirmi a disturbare, era quello di sdraiarsi sul divano e inforcare le cuffie della Koss.

Le cuffie Koss

Koss secondo mio padre era il “leader mondiale” delle cuffie, che erano di gran lunga superiori alle Sennheiser.
In ogni caso per mio padre tutte le cose che aveva lui erano fatte da dei “leader mondiali”: gli piacevano molto queste due parole, “leader mondiali”.
Il tavolo del soggiorno era della Knoll International, leader mondiale dei tavoli, le poltrone della Techno, leader mondiali delle poltrone, il lampadario di Fontana Arte piripì e parapà, la lavastoviglie della Bosh e aripiripì e ariparapà.

Stavo in una casa di leader mondiali di tutto, insomma.

Ancora oggi lo prendiamo in giro con questa storia dei leader mondiali.

Ma torniamo al mio disco Camembert Electrique.

E’ uno degli album più strani e bizzarri, realizzato da uno dei gruppi più strani e bizzarri che si siano visti e ascoltati in quegli inizi degli Anni Settanta.

Intanto, chi erano i Gong?
Una band anglo-francese guidata da un australiano, Daevid Allen, che è scomparso pochi anni fa, nel 2015.

La facciata della copertina dell’album

La facciata principale della copertina del disco mostra, su un fondo rigorosamente nero, un disegno a forma di cerchio (come una forma del Camembert) con diverse raffigurazioni all’interno, fra le quali spicca la scritta “from the planet Gong” al centro e il titolo dell’album nella cornice del cerchio.
Una serie di piccole immagini rappresenta la vita rurale degli hippies, un cuore, il simbolo dell’Ohm, una radio che sta captando Radio Gnome, i classici ominidi gonghiani con il cappello da mago, sormontato dall’elica e infine delle caricature dei componenti del gruppo, fra i quali: Bert Camembert (Daevid Allen) con una lunga tunica sulla quale è impressa la materia grassa di cui è composto (99% di grassi) ed una nuvoletta con scritto “cheez pleez”. Accanto, Shakti Yoni (Gilli Smyth) mostra le sue generose terga mentre accarezza un gattino.

© Photo: Phil Franks 1971 – Casale dei Gong a Sens in Francia
Da sinistra: 1) Bloomdido Bad de Grasse 2) Submarine Capt. 3) Pip Pyle, 3½) Sam il figlio di Robert Wyatt 4) Bert Camembert 5) Venux De-Luxe 6) Shakti Yoni

Il retro della copertina fornisce elementi molto interessanti.
Come prima cosa ci notifica che questo è il primo album della band dei Gong & Family che sia stato realizzato in Francia, nel 1971.
Le note ci rivelano anche che questo album è stato registrato presso la “Honky Chateau”, lo studio di registrazione di Michel Magne, situato nelle campagne della Normandia, lavorando solo nelle notti di luna piena del Maggio, Giugno e Settembre del 1971.

Daevid Allen, la mente dei Gong, nacque a Melbourne in Australia nel 1938.
Dopo varie esperienze nella sua terra d’origine nel 1960 decise di partire per l’Europa, alla volta della Gran Bretagna, in autostop, e di dedicarsi alla sua grande passione, la poesia, con l’intenzione di diventare così un poeta della beat generation.

Robert Wyatt – 1967 –

A Canterbury iniziò il suo sodalizio con Robert Wyatt, unione che li vedrà collaborare in svariate formazioni, la più famosa delle quali fu certamente quella dei “Soft Machine”.
Daevid e Robert si conobbero in una maniera piuttosto curiosa: Allen, in cerca di un alloggio, si rivolse alla famiglia di Wyatt che gli affittò una stanza.
Si dice che Daevid Allen si presentò a Robert, allora quindicenne, vestito in maniera strampalata, con una chitarra, una montagna di dischi e una busta piena di marijuana.
La loro avventura musicale, fra alti e bassi, continuò nel tempo fin agli anni ’70.
Il 1º giugno 1973, durante la festa di compleanno di Gilli Smyth, la nuova compagna di Daevid Allen, Wyatt cadde in circostanze misteriose dal terzo piano della casa che li ospitava, rimanendo paralizzato dalla vita in giù.
In seguito all’incidente fu costretto su una sedia a rotelle.
Non poteva più suonare la batteria e finì per cimentarsi su piccole batterie prive di charleston e grancassa.
I Soft Machine ed i Pink Floyd gli dedicarono un concerto, devolvendogliene i proventi.

Intorno al 1968, con la sua nuova musa Gilli Smyth, una poetessa inglese che insegnava alla Sorbona di Parigi, Daevid formò il primo nucleo dei Gong.
Gilli inventò una maniera di cantare sussurrata e filtrata da effetti eco che fu definita “space whisper”.

Daevid Allen e Gilli Smyth – 1971 –

Dopo la pubblicazione di un primo album, “Magick Brother, Mystic Sister” che, pur incuriosendo rimase lontano dalla successiva produzione musicale di più alto livello, nel 1971 finalmente si arrivò all’incisione di “Camembert Electrique”.

I musicisti di questa formazione dei Gong, coi loro curiosi soprannomi, erano:

  • Daevid Allen (“Bert Camembert”) – Voce e Chitarra
  • Gilli Smyth (“Shakti Yoni”) – Space Whisper
  • Didier Malherbe (“Bloomdido Bad De Grass”) – Sassofono, Flauto
  • Christian Tritsch (“Submarine Captain”) – Basso
  • Pip Pyle (“Pip the Heep”) – Batteria
Signore e signori, attenzione! Prima ero sconvolto…

Il disco, pubblicato inizialmente dalla casa discografica francese BYG Actuel, fu ristampato nel 1974 dalla Virgin, che all’epoca non era così grande, e venduto a soli 59 pences (il prezzo di un 45 giri) per dare visibilità al gruppo.

Camembert Electrique è stato il punto di partenza e il precursore di quella che sarà la fatica più conosciuta ed apprezzata dello stravagante gruppo, la Trilogia di “Radio Gnome Invisible”, composta dai tre dischi successivi:
Flying Teapot
Angel’s Egg
You
che decretarono un successo indiscutibile per il bizzarro Daevid e per la sua psichedelica band.
L’argomento di questa trilogia è molto complesso e magari, in futuro, potrò parlarne più approfonditamente.

Daevid Allen
Un brano dove si può apprezzare particolarmente lo space whisper di Shakti Yoni

Grazie per avermi letto fin qui.

Klaus Tröfobien ha un solo motto nella vita:

Rimanere chiusi nell’ascensore quando si scende è da emeriti coglioni.

Nato lo scorso millennio in quel luogo che, anche da Jovanotti, è definito l’ombelico del Mondo, Klaus Troföbien è ritenuto un vero cultore ed esperto di filosofia e costume degli anni 70/80.
È un ardente tifoso della squadra di calcio della Roma, ma non di questa odierna semiamericana e magari presto cinese, ma di quella di Bruno Conti, Ancellotti, Di Bartolomei, di quella Roma insomma che allo stadio ti teneva 90 minuti in piedi e 15 minuti seduto; è inoltre un collezionista seriale di oggetti vintage che vanno dalle cartoline alle pipe, dalle lamette da barba ai dischi in vinile.
I suoi interessi sono la musica pop rock blues psichedelica anni ’70/’80, la fotografia, la cultura hippie, i viaggi, la moto, il micromondo circostante.
Grazie ad una sua fantasmagorica visione è nata Latina Città Aperta, della quale è il padre, il meccanico e il trovarobe.
Politicamente è stato sempre schierato contro.
Spiritualmente, umilmente, si colloca come seguace di Shakty Yoni, space wisper di Radio Gnome Invisible.
Odia rimanere chiuso nell’ascensore.
È stato visto scendere i 1576 gradini dell’Empire State Building in 13h e 13′, incurante degli amici che lo invitavano ad usare almeno il montacarichi.
Un pensiero criticabile ma libero, una mente aperta a 359 gradi.
Ma su quel grado è intransigente.


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