La principessa di Caracupa 3° puntata

24 Giugno 2017 

Secondo evento: l’incontro con il Professore – prima parte

Da quando era in pensione, le giornate del Vecchio erano scandite dai ritmi antichi della campagna, con il susseguirsi delle stagioni a cadenzare le attività da svolgere. Il pezzo di terra che possedeva sotto Sermoneta lo teneva impegnato tutto l’anno tra potature, raccolte, tagli, nuove piantumazioni, sradicamenti, dissodamenti e smadonnamenti vari.

Uno dei pochi svaghi che si concedeva era andare al bar vicino casa, a Sermoneta Scalo.
Al bar della Filomena beveva una birretta, faceva due chiacchere (sport e politica gli unici argomenti sui quali oramai risultava preparato), guardava giocare a carte, nella speranza che lo invitassero a partecipare (pessimo compagno) e incontrava il Professore.

Il Professore era oramai anche lui da una vita in pensione e aveva fatto del bar il suo “salotto letterario”. Si sedeva sempre al solito posto e guai al povero avventore che inavvertitamente, ignaro di questa consuetudine acquisita, si fosse accomodato sulla sedia di fronte all’ultimo tavolino, in fondo al bar.
Con le buone o le cattive, la Filomena faceva sloggiare l’intruso per ristabilire l’armonia nel suo bar.

Il Professore dibatteva e conversava sugli argomenti più vari, dispensava consigli e pillole di saggezza. Per ogni domanda aveva una risposta, ma non una risposta semplice e banale: ogni suo intervento era circonstanziato, preciso, volto a raccontare la rava e la fava (descrivere le cose per filo e per segno, spesso con l’abuso di particolari non richiesti e ridondanti, per chi non masticasse le lingue nordiche).

Non si sa che studi avesse fatto da ragazzo e a lui, sorridendo, non dispiaceva alimentare certe storie sul suo passato, lasciando e lanciando indizi a chi gli chiedeva di cosa si fosse occupato da giovane.

Se si dovesse dare retta a tutti i suoi racconti verrebbe francamente il dubbio di trovarsi di fronte ad un highlander, all’ultimo dei… “contaballe, ecco quello che sei. È proprio vero quello che si dice: per conoscere la verità bisogna ascoltare due bugiardi, uno non basta!”, disse una volta il Roscio facendo ridere tutto il bar, Professore compreso.

Dopo essere stato dal barbiere, il Vecchio si recò nel locale di Filomena. Già cominciava a fare caldo e la prospettiva di farsi una birra fredda lo allettava sicuramente più che andare in campagna a seminare porri, zucche e cavolfiori. 

Vide il Professore seduto al solito tavolo, da solo, e non si fece sfuggire l’occasione per fare due chiacchere con l’unica persona che conosceva in grado di fornire approfondimenti sull’articolo letto e sul ritrovamento di antichi tesori. 

Fece portare da bere, per rompere il ghiaccio, e subito notò, mentre raccontava quanto aveva letto dal barbiere, che l’argomento interessava non poco il suo interlocutore.

“Mi hanno sempre affascinato le antiche civiltà”, attaccò subito in maniera forbita il Professore, “e di conseguenza mi sono sempre sentito attratto dall’archeologia che, come ben sai, è quella scienza che studia proprio le civiltà e le culture umane del passato, attraverso la raccolta e l’analisi delle tracce che hanno lasciato.

Ma da giovane più che lavorare sul campo lavoravo di fantasia.

Da ragazzo infatti – continuò il Professore – mi sono imbattuto nei dipinti del pittore inglese David Roberts, che mi ha fatto scoprire un Egitto esotico e avventuroso. Nella prima metà dell’800 Roberts si recò in oriente, lungo la valle del Nilo e attraverso il Sinai, per raccogliere materiale per i suoi futuri dipinti, proprio quando in Egitto si stavano facendo le più grosse scoperte archeologiche; quello che puoi vedere attraverso i suoi dipinti e i suoi acquarelli è qualcosa di magico. David Roberts ha illustrato templi e colonnati quasi sommersi dalla sabbia, ha disegnato portici e sfingi tra accampamenti di beduini e oasi misteriose; vedendo quelle opere mi sono emozionato non poco immaginandomi lì, di fonte ai colossi di Abu Simbel o sotto le colonne del tempio di Luxor, come se fossi stato il primo a scoprirli.”

Il grande Tempio di Abu Simbel (David Roberts)


continua…

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A Renzo Rossi piace creare.
Disegna chiassose e sgargianti foreste abitate da animali antropomorfi, a volte miti ed amichevoli, a volte irosi e dispettosi.
Raccoglie tronchi e legni in riva al mare per inventarsi strane sculture.
Rovescia vasi per dipingerli e colorarli.
Quando, con grande fatica, si mette a scrivere, vuole stupire, meravigliare, per raccontare storie che pensa siano poco note, di posti a noi vicini.


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