Abbandoni


Spesso ci si riferisce agli abbandoni come atti episodici, generalmente ben collocabili nel tempo. In estate l’abbandono degli animali domestici (cani, gatti, criceti, tartarughe, iguana, pitoni…) è un classico imprescindibile che nessun appello rituale riesce a limitare. Ma anche l’abbandono (temporaneo, per carità) degli anziani nei nosocomi o, quando va meglio, al fresco dei centri commerciali ha una sua costanza, con l’approssimarsi delle ferie. Lo stesso per i più piccini, stavolta causa ferie troppo corte: abbandonati in colonie estive, piscine, o allo stato brado in settimane verdi o di altro colore a piacere.

Altro tema è l’abbandono del partner: una sana educazione affettiva dovrebbe consentire di affrontare queste situazioni civilmente e non tirandosi dietro i piatti o, peggio, armi in pugno. Poi l’abbandono della compagnia o del gruppo di riferimento (associazione, partito politico) che si porta spesso dietro uno strascico di stracci volanti, recriminazioni, accuse di ogni nefandezza, contumelie, guerre e sgarbi più o meno striscianti.

Oggi vorrei però trattare di un altro tipo di abbandono. Un fenomeno progressivo, una lenta ma continua degenerazione, apparentemente inarrestabile: l’abbandono della logica, di un linguaggio comune col quale confrontarsi, ferme restando le diversità di opinione che però, risultando esplicite, dovrebbero essere comprensibili per tutti, o almeno per coloro che mantengono ancora la desueta devozione alla logica.

Quale ragionamento può consentire che un leader politico, Ministro dell’Odio e della Paura, si comporti da Primo Ministro con deleghe a Lavoro, Economia e sviluppo, Esteri, Difesa, Comunicazione, Ambiente, Pensiero Unico Familista e altro (Cultura no, non esageriamo), e contemporaneamente, senza provare vergogna, sostenga che non vuole scavalcare il Premier formalmente in carica? Secondo quale logica crescono i consensi verso lo stesso personaggio anche quando viene beccato a mentire spudoratamente, con tanto di prova al VAR?

Le ultime dirette social sono agghiaccianti: non vuole rendere conto in Parlamento dei suoi rapporti col faccendiere filorusso che prima dice di non conoscere, poi forse ma che c’entra, poi non l’ha invitato lui a Mosca (si deve essere imbucato), poi lo conosce da 25 anni ed è persona degnissima… e alla fine, col solito filmatino autoprodotto, la butta in caciara rivolgendosi direttamente al suo “popolo” e scherzando sui rubli imboscati. Evidentemente è già a buon punto la fase di superamento della democrazia rappresentativa, ma al momento non si vede all’orizzonte un sistema di governo migliore, sicuramente non questo basato su falsità, slogan e pollicioni alzati.

Chi è in grado di seguire questi ribaltamenti della logica, riconoscendoli come tali per evidenziarne l’estrema demenzialità? Chi riesce a dire oggi in modo chiaro che questa deriva porta verso una democrazia solo formale (finché dura) ma illiberale, col continuo appello al popolo visto come massa indistinta depositaria della verità?

Come si fa a dare credito a una persona che straparla dicendo di essere sostenuta da 60 milioni di Italiani quando, al culmine del successo elettorale, ha ottenuto poco più di 9 milioni di voti? Oggi che il Trota (forse interessato) ribadisce che, quando suo padre ha lasciato la leadership della Lega, i 49 milioni erano ancora sui conti del partito, con quale faccia si può sostenere che improvvisamente quella montagna di soldi si sia volatilizzata, migrata verso lidi sconosciuti? È sufficiente ripetere a pappagallo, in ogni occasione, “prima gli italiani” per far diventare digeribili tutte queste menzogne?

A cercare di trovare un filo logico in questo ginepraio si corre il rischio di perdere il lume della ragione. Perché una logica proprio non c’è e chi non vede è perché non vuole vedere. La domanda successiva è: ma perché oggi circa 9 milioni di nostri concittadini fanno finta di non vedere?
Possibile che tutta questa gente sia contigua, o potenzialmente contigua, a queste modalità di comportamento al limite del truffaldino? O forse non ci sarà anche una componente che non possiede gli strumenti adatti a decifrare la situazione e si lascia semplicemente abbindolare dagli slogan? Siamo pur sempre il Paese delle vannemarchi e dei panzironi, dei terrapiattisti e dei no vax.

Sia come sia, senza la complicità degli oltre 20 milioni di italiani che non vanno a votare, anche un consenso comunque cospicuo non risulterebbe così pericoloso per la tenuta democratica delle nostre istituzioni, con il conseguente impatto sul senso di abbandono della logica che invece appare oggi in crescente espansione, fino a farci dubitare che quanto scritto finora risponda ai minimi requisiti aristotelici.

Tanto il vostro Erasmo dal Kurdistan vi doveva, senza nulla a pretendere.

Erasmo dal Kurdistan è persona mutevole, con una spiccata tendenza alla tuttologia.
Vorrebbe affrontare la vita con leggerezza e ironia, ma raramente riesce a mantener fede a un impegno così arduo.
Scioccamente convinto di avere qualche dote letteraria (molto) nascosta, si prodiga nel vano tentativo di esternarla, con evidente scarsa fortuna.
Maniaco dell’editing e dell’interpunzione, segue un insano culto del punto e virgola (per tacere delle parentesi e delle amate virgole).
Tenta di tenere a bada una innata tendenza didascalica e quasi pedagogica pigiando sul pedale della satira di costume, ottenendo di comico solo il suo pio tentativo.
Il più delle volte si limita ad imbastire dimenticabili pipponi infarciti di luoghi comuni.


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