Smart Commando. Parte seconda

                                                     

Il cervello del Professor Cervellenstein si era messo ormai in moto e la sua forza deduttiva, lavorando a tutto spiano, fino a sudare, non era più controllabile.
Chi altri poteva essere lo squarciatore di gomme solitario se non il suo superintollerante paziente Omar Tressette?
La sua preoccupazione a riguardo gli pareva così fondata da riuscire a mandare in ansia perfino una vecchia pellaccia dell’autocontrollo qual’era lui.

Il professor Cervellenstein
Il professor Cervellenstein

Nonostante le sedute settimanali col re delle idiosincrasie, sentiva che stava perdendo contatto con la sua coscienza profonda: l’ometto sembrava distante dall’idea di poter sbagliare e si riparava, anzi, dietro una solenne faccia tosta, negando spesso l’evidenza.
La storia di Antonacci e dei buddisti tibetani lo dimostrava ampiamente.
Turbato, Cervellenstein cercò di ritrovare un po’ di freddezza e di equilibrio usando un piccolo espediente psicologico, ricorrere cioè a pensieri dalla tale valenza positiva da controbilanciare quelli negativi e ansiogeni.
Si diede a frugare nella sua memoria a breve termine e finalmente riuscì a  ripescare il ritornello dell’ammaliante canto rituale d’amore dei Pukapuka, il dolce coro che aveva fatto da colonna sonora al suo incontro intimo con Carmen, la bella antropologa.

Carmen, la bella antropologa

Scoprì di aver vissuto quei caldissimi momenti con tutti i pori della percezione bene aperti, spalancati come la bocca di Giletti quando ride alle sue stesse battute: ricordava addirittura ogni parola del ritornello di quel canto, dal testo abbastanza ripetitivo:

Kapa
Kapa kapa
Kapa kapa kapa
Ata
Ata ata
Ata ata ata
Ata ata ata ata
Ata ata ata ata ata
Waka au
Waka-ya
Bo-na gaba

Spi-cia spi-cia 

Batto le mani a tempo
e piango forte
nel mio angolo perché
forte mi emoziona
la tua dolce ombra
nel tramonto
cangiante di colori
e mi fa star bene
sia pace a te
che vedo sacra
ma vedo anche che accidenti di gambe che hai
e allora diamoci da fare

Lo psicologo, completamente rapito dai ricordi, accennò qualche passo di danza.

I pensieri scuri per il momento erano stati messi da parte, sconfitti da quella seducente fantasia e dal fermo proposito di incontrare di nuovo Carmen.
Fu Cleofe, la sua senescente segretaria, a rompere l’incanto faticosamente ritrovato: preceduta da una salva pirotecnica di colpi di tosse, scelse quel momento per bussare alla porta.
Fece capolino con la curatissima testa canuta circondata da un’aura di fumo puzzolente, come se si fosse appena tolta il casco a novemila volt di una sedia elettrica, ed introdusse il primo paziente della giornata.
Lallo Tarallo, esitante nel suo perenne atteggiamento da fuori posto, entrò e si distese sul divano, beccandosi subito un primo morso dalle molle acuminate di quest’ultimo che evidentemente stava di luna storta: a volte capita anche alle cose.
Come sempre Cervellenstein lo lasciò parlare a briglia sciolta dei suoi rapporti col capo, l’immarcescibile e oleoso Frangiflutti, problema dei problemi, intervenendo solo con poche opportune osservazioni nei momenti topici dello sfogo taralliano.
Gli si drizzarono le orecchie, però, quando Lallo si lamentò del fatto che il Direttore, non solo non gli aveva concesso il via libera per pubblicare l’inchiesta sul burraco e i rifiuti, ma aveva affidato all’aromatico collega Taruffi quella sul misterioso commando anti Smart.

Marzio Taruffi cronista provinciale

Roba che non si capiva come il cronista più maleodorante del mondo potesse accostare eventuali testimoni! Roba da pazzi!
Di solito le interviste fatte da Taruffi erano di una brevità fulminea, soprattutto se le domande che faceva venivano formulate a favore di vento.
Gli intervistati, dopo essere impalliditi come dei sommelier davanti al vino della casa servito nella trattoria “Er buco der Trucido”, volavano via grigi in faccia, tenendosi il naso tappato.
Al registratore del cronista restavano solo le imprecazioni veloci dei poveretti ed i rumori del traffico.
“Saprei io come muovermi per scovare il tizio antiSmart e tagliatore di gomme! Io so come si fanno queste indagini!”, disse con calore Tarallo, rammaricatissimo.

Il giornalista Lallo Tarallo

Cervellenstein fu sul punto di confidare a Lallo i suoi sospetti, ma per il momento si trattenne, in attesa di eventuali, ulteriori sviluppi.
Congedato il suo paziente-amico, riordinò per un po’ i pensieri, poi decise di telefonare a Tressette con un pretesto: non si sa mai…
L’ometto rispose subito alla chiamata.
“Professore carissimo! Qual buon vento? Ah, sì, ricordavo perfettamente che la nostra seduta era fissata per giovedì alle 18,30, non c’era davvero bisogno che vi disturbaste, grazie.
Come mi va? Mah, qualche problema c’è, inutile nasconderlo proprio a lei.
Ero in giro con mia moglie ieri, in tarda serata, e lei ha insistito per andare a prendere un aperitivo in un grande caffè del centro. Ora, io voglio bene a quella signora, così generosa da sopportarmi, ma lei sa benissimo che portarmi in un bar per infliggermi una di quelle cerimonie leziosette del cavolo che chiamano apericene, è come piazzare Marco Mengoni al centro di una riunione tra ruvidi tenori georgiani…”

“Sì, la capisco Tressette, anch’io ho una certa antipatia per le apericene…”
“Ecco, mi fa piacere che per una volta lei, Professore, condivida il mio punto di vista!
Tutte quelle robettine insulse, le centinaia di tartine maionesate, le migliaia di involtolotti con brandellini di prosciutti, le micropizze quattrostagioni, e poi ancora, i cracker sminuzzati, quei cosetti di polistirolo che sembrano riso al sugo secco, quei bocconcini a zattera con una zucchina allarmata a reggercisi sopra e quei boschetti di stuzzicadenti: ma come possono pensare che quell’imbandimento per criceti allocchi, solo perché allegato ad un calicetto tossico di Birobiro del 2016, possa sostituire un pasto decente?

Ma come si fa ad essere così conformisti, così rifluenti, così di collo felice da…”
“Di collo felice? Che vuol dire Omar?”
“Non pensa anche lei Professore, che un collo che non ha da portar su alcun peso, sia un collo lieto, felice?
E mi creda: la stragrande maggioranza di chi si arrampica su quegli sgabelli scomodissimi per ingozzarsi di quella sciocca minutaglia guardando vacuamente in giro per controllare che i coglioni ci siano proprio tutti, ha dei colli felicissimi, addirittura esultanti! Sì, perché…”
“Ho capito, ho capito, si calmi ora!”- Cervellenstein, avvertendo l’impennata del tono di Tressette, si sbrigò ad interromperlo – lei estremizza sempre!

Omar Tressette
Omar Tressette

Piuttosto, già che ci siamo, come va il suo riposo notturno? Riesce a dormire meglio ora?”
La domanda, formulata dallo psicologo in maniera innocente, era ovviamente volta a sondare i bioritmi del suo difficile paziente, per sapere se in quel periodo potesse essere così insonne da gettarsi in delinquenziali imprese notturne fuori casa.
“Ah Professore, da quel punto di vista sto benone! Dopo che quella mezza fattucchiera della sua segretaria, Cleofe, mi ha consigliato una particolare tisana composta in parte da rosmarino di Bitonto ed in parte da semi di canapa islandese decorticati, dormo come il più puro degli idioti, senza un pensiero al mondo.

La signora Cleofe

Me la ringrazi, anzi, le sono più che riconoscente: prima passavo le notti a digrignare pensando ai sandalacci teutonici, alle canottiere con le scritte dell’Università di Chattanooga, ai ruotatori di tazzine di caffé ed ad altre dozzine di cose insopportabili!”:
Il Professore, basito, abbassò la mascella inferiore: non avrebbe mai immaginato che Cleofe andasse prescrivendo farmaci naturali ai suoi pazienti!
Dominando tuttavia lo stupore, proseguì:” Benissimo, sono lieto che lei abbia più facilità di sonno, è un fatto sicuramente consolante: meno pensieri in testa e più positività”
“Mah, Professore, certo è un vantaggio, ma solo un miracolo potrebbe liberare noialtri uomini da tutte le preoccupazioni!
Io e mia moglie, per dirgliene una, da un mese ospitiamo mio nipote Lisippo, primogenito di quel mio figlio giudice.
Sta da noi perché sta seguendo un corso per il restauro di antichi registratori di cassa organizzato dalla Confacciosoldi cittadina.

Il giovane Lisippo Tressette

Dovrebbe vedere che tipo è! Da bambino era socievole: non risparmiava a nessuno generosi sputazzamenti di pappetta, e rideva sempre, soprattutto quando mi vedeva incazzatissimo dare i numeri.
Ora è un solitario, isolato quanto una nota azzeccata di Jovanotti: pare un marziano.
E’ chiuso, e fin troppo legato a me, addirittura mi adora, pende dalle mie labbra.
Mio figlio, impegnato a ficcar dentro mezzo mondo, è stato forse un padre troppo assente..
Lisippo dovrebbe uscire, divertirsi, vedere i suoi coetanei, ma lui non li sopporta, di più: li detesta. E sa perché? Perché sono quasi tutti tatuati.
Non posso certo dargli tutti i torti, figurarsi,  ma resta il fatto che siamo un po’ preoccupati per lui.
Mah, magari uno di questi giorni glielo porto Professore, così gli da un’occhiatina e, se serve, anche una piccola messa a punto!”.
Il Professore decise di stare ben alla larga da un altro membro della tribù Tressette, ma diplomaticamente rispose: “D’accordo Omar, ora la saluto, stia bene, ci vediamo giovedì pomeriggio”:
“Arrivederci Professor Cervellenstein”.
 

FINE SECONDA PARTE. 

Continua…

Lallo Tarallo, giovane sin dalla nascita, è giornalista maltollerato in un quotidiano di provincia.
Vorrebbe occuparsi di inchieste d’assalto, di scandali finanziari, politici o ambientali, ma viene puntualmente frustrato in queste nobili pulsioni dal mellifluo e compromesso Direttore del giornale, Ognissanti Frangiflutti, che non lo licenzia solo perché il cronista ha, o fa credere di avere, uno zio piduista.
Attorno a Tarallo si è creato nel tempo un circolo assai eterogeneo di esseri grosso modo umani, che vanno dal maleodorante collega Taruffi, con la bella sorella Trudy, al miliardario intollerantissimo Omar Tressette; dall’illustre psicologo Prof. Cervellenstein, analista un po’ di tutti, all’immigrato Abdhulafiah, che fa il consulente finanziario in un parcheggio; dall’eclettico falsario Afid alla Signora Cleofe, segretaria, anziana e sexy, del Professore.
Tarallo è stato inoltre lo scopritore di eventi, tra il sensazionale e lo scandaloso, legati ad una poltrona, la Onyric, in grado di trasportare i sogni nella realtà, facendo luce sulla storia, purtroppo non raccontabile, di prelati lussuriosi e di santi che in un paesino di collina, si staccavano dai quadri in cui erano ritratti, finendo col far danni nel nostro mondo. Da quella faccenda gli è rimasta una sincera amicizia col sagrestano del luogo, Donaldo Ducco, custode della poltrona, di cui fa ampio abuso, intrecciando relazioni amorose con celebri protagoniste della storia e dello spettacolo.
Il giornalista, infine,è legato da fortissimo amore a Consuelo, fotografa professionista, una donna la cui prodigiosa bellezza riesce ad influire sulla materia circostante, modificandola.

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