Tarallo e la Santa Impazienza, parte settima

Quel pomeriggio, proprio mentre la banda Tarallo stava tentando una difficile e illegale digestione di gruppo nella muffitissima stanza n°8 della Pensione La Rossa, il parroco di Santa Abbondanziana Martire si rigirava nel letto.
Il suo tentativo di recuperare con un pisolino pomeridiano le ore di veglia angosciate che da diversi giorni gli dimezzavano la notte, sembrava vicino al fallimento.
Visioni di ogni genere, lampi di ricordi, vecchie nostalgie e odierne preoccupazioni: tutto questo materiale preonirico gli affollava confusamente la mente.
Per un attimo era l’immagine di Santa Lucia dal parrucchiere che lo faceva agitare, l’istante successivo veniva a turbarlo la memoria folgorante di certi suoi clandestini e torridi incontri con Addoloratina, la perpetua tanto villosa quanto sensuale.
Don Oronzo la vedeva come se ce l’avesse davanti, mustacchiuta e disponibile e, ustionato dai sensi, quasi saltava nel letto: come poteva assopirsi se era turbato dal ricordo fin troppo vivo di quegli amplessi, e pizzicato, di conseguenza, da un incipiente senso di colpa?

Addoloratina, la perpetua

Allora scacciava veloce quel pensiero impuro e aggiornava la sua posizione nel letto: magari cambiando lato del cuscino, si sarebbe davvero addormentato, provando così a ritessere il filo di un sonno innocente.
Funzionava, alla fine funzionava davvero: il parroco finalmente imboccò la via per la siesta, con la speranza che fosse visitata da sogni lievi, intrisi di serenità.
Ed ecco che invece di consegnarsi con fiducia a Morfeo, Don Oronzo, sognando, era finito a farsi una bevuta col San Sebastiano ribelle, già sufficientemente brillo: era lui il martire che per primo aveva avuto il ghiribizzo di cambiar posa nel dipinto.
“ Ma che sogno improvvido!”, pensava il parroco, inquietandosi, mentre vi era immerso.
Rifiutò l’ennesimo bicchierino che San Sebastiano, ammiccante e un po’ sconnesso nei gesti, gli aveva messo sotto il naso.
“Gesùmmio, ma guarda in che sogno dovevo infilarmi!”.
Già l’agitazione dei santi martiri gli causava insonnia, ma se quei bravi uomini di fede cominciavano ad invadergli pure il sonno, conquistato così duramente, era finita: in pochi giorni sarebbe impazzito come l’ex ministro Mattia Rozzini ad un Festival della filosofia!

Il San Sebastiano festoso

Al quarto o quinto brindisi propostogli da un San Sebastiano, al quale non pareva vero di star senza freccette addosso e di far bisboccia, Don Oronzo Sardanapali si svegliò mugolando, in preda ad una strana frenesia.
Con un presentimento in corpo si rassettò in fretta, si gettò fuori dal letto e volò in chiesa.
Si diceva: “Vedrai che ti sbagli, non è mai successo niente di pomeriggio, ma sempre e solo di notte. Sei semplicemente stato suggestionato dal sogno, cerca di star lucido”.
In fretta e furia passò in rivista tutte le cappelle.
I martiri che fino a quel giorno erano rimasti tranquilli, continuavano a starsene sereni, inchiodati alle loro posizioni classiche, quelli che si erano invece già agitati si mantenevano fissi nelle pose che avevano assunto di recente.

Don Oronzo, timoroso, sollevò un lembo del pesante panno che aveva steso sopra il quadro che rappresentava i martiri Proto e Giacinto.
Lo aveva coperto perché gli pareva sacrilego che con i due santi fosse esposta in chiesa anche l’immagine di una Doris Day sgambettante e luccicosa.
Sbirciando ebbe la conferma che l’attrice non si era mossa, e nemmeno il duo dei martirizzati.
Il dipinto non era stato ulteriormente alterato, quindi, con un sospiro sollevato, Don Oronzo passò avanti.
Arrivato dinanzi alla cappella del Battista, però, vide qualcosa che, confermando il suo angoscioso presentimento, lo fece inciampare.
Sbilanciato, andò a urtare uno dei due candelabri dorati che facevano ala ad una brutta riproduzione del “Martirio di San Giovanni Battista” di Mattia Preti.
Data la scoperta fatta, fu un miracolo se il parroco riuscì a tenersi in piedi.
Qualcosa, infatti, era cambiato radicalmente in quella rappresentazione artistica: Salomè ora teneva nelle mani un piatto che al posto della testa del martire conteneva una superba porzione di pasta all’amatriciana!
“Oddiiioo!”- strillò Don Oronzo portandosi le mani al viso – Dov’è andata a finire la testa? Oddiiioo: qui va subito richiamato Sua Eccellenza il vescovo”.

Stava per schizzare verso la sacrestia quando intuì, più che vedere, che qualcuno stava uscendo dall’ombra di una colonna, e per un istante sentì i capelli rizzarglisi in testa dal terrore.
Poi riconobbe il becco, sempre più corrucciato, di Donaldo Ducco, il sagrestano.
Il parroco sentì il sangue riprendere il suo normale giro: aveva temuto di incontrare la testa fluttuante del Battista, smarrito ed irritato per essere stato sfrattato dal quadro, sostituito da un piatto di pasta all’amatriciana.
Riavutosi dallo spavento, Don Oronzo disse al nuovo arrivato: “Hai visto, Ducco? E’ terribile: siamo alla rivolta generale! Non li teniamo più! Corro ad aggiornare Sua Eccellenza: qui urgono provvedimenti!”.
Rimasto solo, il sagrestano fotografò Salomè che reggeva quel bel piatto di amatriciana: più che una perfida danzatrice, pareva la cameriera della Trattoria “Da Zì Cesare Ar Rutto”.
Ducco inviò subito l’immagine a Tarallo.

Il sagrestano Donaldo Ducco

Quella foto che permise a Lallo di competere vittoriosamente nella kermesse “Il più alto salto in alto da seduto”, provocò una vivace reazione anche nel resto della banda.
Per cinque minuti in quel buco di camera si tenne il Festival dell’Esclamazione Saporita: perfino Consuelo appariva un po’ sopra le righe.
Solo i due Tressette, in un primo momento, ebbero una reazione laconica, asciutta.
Lisippo non reagì proprio perchè era immerso in una sua fantasia quasi metafisica: fantasticava sulla tecnica da adottare per riuscire ad imbalsamare un pensiero e su quali forme avrebbero assunto i pensieri impagliati: sarebbero state diverse per ogni tipo di pensiero concepito? Sarebbero state peculiari, ognuna diversa dalle altre secondo chi era stato a formularlo?
Suo nonno Omar guardò la foto per un secondo, aggrottando la fronte da par suo, poi, restituendola ad Abdhulafiah, con fare progressivamente sovraeccitato, sentenziò: “Non riesco a capire perchè Salomè, in un dipinto di quell’epoca, tenga in mano un piatto di spaghetti alla amatriciana! Non lo capisco proprio perché io… io… io DETESTO QUEL TIPO DI PASTA, NON LA SOPPORTO, LA ODIOOO, IO NON LA MANG…”
“Fermo Omar, fermo, fermo: si è intuito che non la apprezzi, placati”.
Il tono autorevole del Professor Cervellenstein mise fine allo scatto d’ira di Tressette senior.
Per un po’ ci fu solo brusio, tutti cercavano una spiegazione all’ennesimo scatto di insofferenza di un martire dipinto.

Omar Tressette

Le ipotesi volavano in aria come petardi, una più assurda dell’altra: il Battista era stato forse al ristorante? E come ci era arrivato?
La discussione imperversava, animatissima.
Contemporaneamente, un Don Oronzo sovraeccitato, rendeva conto delle novità a Sua Eccellenza Amalfio Berruti, vescovo della Diocesi di Colle Spaccaberta e Strappoli di Sotto.
Il parroco non poteva vederlo, ma man mano che lui raccontava i fatti, le orecchie del vescovo andavano arroventandosi.
Berruti, come il giorno della sua visita in chiesa, non sembrò reagire bene, anzi non reagì affatto, lasciandosi travolgere dalla notizia e riprendendo a gemere il suo curioso manthra: “Cacchiolino! Cacchiolino! Cacchiolinissimo!!”.

Sua Eccellenza Amalfio Berruti, vescovo della Diocesi di Colle Spaccaberta e Strappoli di Sotto.

Sudando come può fare una persona intonata legata, imbavagliata e portata ad un concerto di Jovanotti, alla fine Sua Eccellenza riuscì comunque a concepire un piano: Caro Don Oronzo, faremo grandi lavori di pulizia e di riordino nella Chiesa di Santa Abbondanziana Martire. La rovesceremo come un guanto: se salta fuori qualcosa che spieghi gli eventi apparentemente inspiegabili che stanno avvenendo, meglio così, altrimenti dovremo passare la mano allo specialista, nostro superiore, Mons. Irsuto Torchemadi, Capo della Congregazione per la dottrina della fede”.

Mons. Irsuto Torchemadi, Capo della Congregazione per la dottrina della fede

Berruti si tamponava inspiegabilmente la fronte con un assorbente femminile, mentre una pozza di sudore andava formandosi ai suoi piedi.
Senza badarci riprese: “Convochi una ditta specializzata nelle pulizie ed eventualmente anche in restauro. Badi che sia gente che sa tenere la bocca chiusa: è chiaro?
Ora la benedico, a risentirci”.
Subito dopo aver riattaccato, Sua Eccellenza Amalfio Berruti, passando oltre il laghetto di sudore che aveva originato, stava per lasciare il suo studio nell’Arcivescovado e recarsi nella sala da pranzo.
A quel punto il suo segretario, il segaligno Padre Azimuth, un sacerdote albino di origini libanesi, gli sbarrò il passo.
Dietro di lui, per nulla imbarazzato dal fasto degli ambienti in cui si trovava, stazionava fiero un carabiniere dall’aria risoluta, con un foglio in mano.

“Eccellenza – fu Padre Azimuth a parlare – questo bravo milite, l’Appuntato Astorre Trebbia, ha qualcosa da riferirLe: nuove disposizioni in materia di sicurezza: sa, quel coronavirus …”:
Il carabiniere non lo lasciò nemmeno finire e, indicando con la mano la pozzetta lasciata dal vescovo, intervenne con tono deciso: “Eccellenza, in virtù del DPCM N° 351, promulgato ventisei secondi orsono, La debbo informare che da oggi, su tutto il territorio nazionale, non è più possibile sudare fino a creare pozzette, in quanto, in ragione del loro alto tasso di liquidità potrebbero far gola al coronavirus.

La debbo pregare quindi, se dovesse capitarLe ancora, di arginare il suo disturbo della sudorazione fluviale con appositi lenzuoli oppure ergendo delle chiuse che gli sbarrino la via.
La mancata osservazione di queste norme comporta in una prima circostanza una multa di 300 euro, in caso di recidiva, prevede un periodo di isolamento presso “l’Istituto delle Pie Friggitrici degli Eresiarchi” di Colle Spaccaberta.
Le porgo i miei devoti rispetti Eccellenza!”.
Uscì con passo marziale, cedendo il posto ad un silenzio denso, rotto solo dopo alcuni secondi dalla voce del Vescovo, che pareva in frantumi.
Guardando con aria depressa l’imperturbabile Don Azimuth, Sua Eccellenza emise infatti una sola parola, e fu un flebile “Cacchiolino…”.

Il segaligno Padre Azimuth

Continua…

Sotto il divertente pseudonimo di Lallo Tarallo si cela lo scrittore,  polemista satirico, storico della filosofia kirghiza e collezionista di barchette fatte con carta di quaderni Pigna, Lallo Tarallo.
Nato da qualche parte in un giorno di settembre a vostra scelta, si dedicò dapprima a studi classici, approfondendo soprattutto i nebulosi rapporti tra Sparta e Pontinia, poi, all’insaputa di tutti, lui stesso incluso, iniziò l’attività di scrittore.
Nel 2017, infilatoci da una muscolosa raccomandazione di uno zio piduista, entrò nella redazione del Fogliaccio Quotidiano, rimanendo però sempre pericolanti i suoi rapporti di lavoro e personali col Direttore, Ognissanti Frangiflutti.
Vinte mille difficoltà, è riuscito infine a conquistare Consuelo, una donna tanto bella da rischiarare il mondo, e a mettersi definitivamente calmo sul piano sentimentale.
Ha frequentazioni con soggetti migranti o bizzarri, o entrambe le cose, e da quando era feto è in cura con l’illustre Psicologo e clinico Samuel Cervellenstein.


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