Anticorpi, tra necessità e virtù

di Enrico Maria Forte

Credo che la pandemia sia uno spartiacque nella Storia, e che possa diventarlo anche sotto il profilo personale. Durante il lockdown è aumentata la sete di contatti con il mondo – sublimati in gran parte attraverso l’uso dei social network – e il forzato distanziamento ha certamente alimentato una serie di riflessioni sia intime, sia di carattere generale.
Questi pensieri ho cercato di trasferirli nel libro “Anticorpi, pensando fosse utile cristallizzare sentimenti e stati d’animo di un momento che dura anche adesso. E questo, certamente, nessuno di noi se lo aspettava.

Il ricavato del libro sarà devoluto all’AVIS provinciale di Latina

Ho pensato che un libro come questo, che non ha l’ambizione di essere un saggio e nemmeno un instant book per cavalcare il tema dell’epidemia, potesse avere un “vestito” pop, con illustrazioni artistiche che ne mettessero a luce una delle chiavi di lettura, ovvero la necessità di curare, oltre alle relazioni interpersonali, gli aspetti in apparenza accessori ma che in realtà ci possono salvare nei momenti di crisi: arte, poesia, cultura, musica, pittura. Tutto ciò, in sintesi, che fa bene all’anima.
Non potevo, infine, tralasciare la solidarietà: i proventi di ‘Anticorpi’ andranno all’Avis di Latina. Un’associazione meritoria e sempre in prima linea nei momenti in cui una comunità ha bisogno.

Oggi siamo liberi. È un’affermazione, certo. Ma basta poco, un semplice punto interrogativo per trasformarla in una delle domande più complesse cui un uomo possa rispondere.

Rispetto ai drammatici mesi del lockdown, certamente lo siamo un po’ di più: liberi di muoverci, di incontrare amici, affetti, svagarci. Ma in qualche modo restiamo avvinghiati a quel momento di clausura forzata, quello che secondo studiosi e osservatori di ogni ordine e grado, viene accompagnato da un lapidario “nulla sarà come prima”.
Ancora metaforicamente convalescente, rileggo le riflessioni scaturite nella quarantena, suggellate nella forma che oggi ha sostituito il taccuino, gli appunti nervosi e casuali scritto ovunque una penna una matita possono lasciare traccia. Il diario moderno sta sui social, sulle timeline che inevitabilmente contengono le testimonianze di vita pubblica, e che comunque possono conservare tratti intimi, anche se mai del tutto autentici, per dire al mondo della nostra esistenza, i nostri pensieri. “Pubblico ergo sum”, si potrebbe dire cartesianamente. E questo è stato ancor più vero con l’avvento del covid: per lunghe settimane, la finestra sul mondo, e la fonte maggiormente compulsata, sono stati la rete e nello specifico e social media. […] Cerco, posteriori, di comprendere cosa è stato questo ultimo periodo, scandito appunto dalle notizie, dal controllo dei social facendo attenzione a distinguere chi è più autorevole da quanti si autoproclamano esperti in ogni cosa, agli appuntamenti di lavoro che ci hanno tenuti incollati a schermi e telefoni cercando di ricreare il clima delle relazioni in presenza. Una modalità utile Certamente, ma con i dovuti distinguo. Se da un lato una videochiamata può servire per contenere il decadimento cognitivo di un anziano, per altri soggetti può risultare, alla lunga, decisamente stancante. […]

Nella pandemia abbiamo vissuto più o meno tutti, con varie intensità, l’effetto Hikikomori1 che colpisce Purtroppo molte adolescenti nel mondo, isolati nelle loro camerette con il computer come unica interfaccia con l’esterno. Un portato della Moderna società competitiva ed Iper- performante che spinge i soggetti più fragili a non avere relazioni, se non quelle virtuali. Si è parlato, in maniera più prosaica, della sindrome del nido per giustificare la paura di uscire una volta terminata la mia, ma questa è solo successiva ad una propensione ad isolarsi che già fa parte della nostra società, serpeggia silenziosa in molti contesti sociali e tante insospettabili famiglie.
Con la maturità raggiunta di persone che, per propensione o per cultura, la società l’ha sempre osservata provando ad interpretarla, ho immaginato da subito la necessità di trovare anticorpi, strumenti interiori che non fossero il ripiegamento o la contemplazione, bensì semi da far germogliare e riscoprire una volta tornati alla “quasi normalità”.
Per questo ho fatto una cosa tanto semplice quanto rivoluzionaria: un viaggio nella mia camera leggermente diverso da quello compiuto da Maistre a fine ‘800, perché non mi sono messo di indugiare sugli oggetti, ma sui libri, la musica, i quadri che fanno parte delle mie stanze interiori. Li ho letteralmente usati per costruire una fuga, per riscoprirli, per andare oltre all’inevitabile sconforto che ha colpito anche le persone più fortunate. Anche quelle che non hanno perso lavoro o salute, ma hanno dovuto fare i conti con le proprie vite. Riscrivendole, tornandoci sopra. Rivalutandole o cercando una strada per renderle migliori.

Enrico Maria Forte

Note:

1 Hikikomori è una parola giapponese che significa letteralmente “stare in disparte” e viene utilizzata in riferimento a chi decide di ritirarsi dalla vita sociale per lunghi periodi, rinchiudendosi nella propria abitazione, senza aver nessun tipo di contatto diretto con il mondo esterno, talvolta nemmeno con i propri genitori. Il fenomeno che riguarda soprattutto i giovani dai 14 ai 30 anni, principalmente maschi (tra il 70% e il 90%), anche se il numero delle ragazze isolate potrebbe essere sottostimato dai sondaggi effettuati finora.

Enrico Maria Forte: funzionario pubblico nel settore cultura, è nato a Priverno il 30 luglio 1960. Da giovane con la sua famiglia si è trasferito a Latina dove attualmente vive. La sua passione per la politica nasce da lontano, è stato assessore comunale a Latina e da due legislature è consigliere regionale del Lazio. Ha una figlia, Ilaria, la sua emozione più grande.

Pensieri per la Città – Un’Agorà per Latina è la nuova rubrica-contenitore della nostra rivista blog, LatinaCittà Aperta.
Abbiamo, infatti, voluto affiancare al nostro settimanale, che come sapete tratta di argomenti che potremmo un po’ pomposamente definire di “cultura generale”, uno spazio, un’agorà di riflessione e di approfondimento intergenerazionale su temi della città che ci ospita, Latina, non limitandoci ad essa.
Ci si propone di istituire qualcosa di vivo, un luogo di confronto e di approfondimento, gestito da giovani, donne e uomini, forze fresche e consolidate intelligenze, persuase che la partecipazione e il confronto siano i cardini della buona politica.


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