Parte da Latina la cura con anticorpi monoclonali per il Covid19

di Matteo Massaro

Il 2021 è stato fino a qui caratterizzato dalla scoperta e dalla distribuzione dei vaccini.

A velocità diverse, quasi tutti i Paesi stanno affrontando il piano di vaccinazioni con la speranza di raggiungere quanto prima quella tanto desiderata immunità di gregge

È tuttavia innegabile, però, che quel momento è ancora molto lontano e che, senza fare alcun tipo di allarmismo, nuove varianti virali stanno comparendo e affermandosi.
Parlando di virus, tutto ciò è molto comune: la velocità con cui i virus infettano e replicano è talmente alta che le mutazioni del genoma possono estinguersi o affermarsi in tempi brevissimi.
Tali varianti fino ad oggi caratterizzate non fanno preoccupare la comunità scientifica riguardo la continua efficacia dei vaccini, che ad oggi restano ancora la prima arma di difesa contro lo spread del virus.
Va comunque ricordato che, però, i vaccini non rappresentano la cura per il Covid19 e che non nascono con questo intento.

Il vaccino rappresenta una potentissima strategia di profilassi, ovvero un farmaco che attraverso la reazione che scaturisce nell’organismo permette di essere pronti fin dall’inizio a una futura eventuale infezione da parte del virus stesso

Pertanto, quei pazienti che soffrono di un’infezione in corso non possono essere curati con il vaccino, poiché sarebbe concettualmente errato e inefficace. Ciò di cui questi pazienti hanno bisogno è un farmaco non profilattico, ma terapeutico, ovvero un medicinale che sia in grado di bloccare la replicazione del virus fin da subito quando questa è già in atto.
Fortunatamente il 2021 non ha portato alla ribalta solamente i vaccini, ma ha portato all’attenzione anche una cura sperimentale che permette di contrastare l’infezione da SARS-CoV-2 ai suoi primi stadi: gli anticorpi monoclonali.
Già approvati per uso in via di emergenza dalla FDA negli Stati Uniti nel novembre 2020, gli anticorpi monoclonali dell’americana Eli Lilly hanno finalmente riscosso il consenso anche dell’AIFA il recente 3 febbraio. Quegli stessi anticorpi che il nostro organismo impiega 14 giorni per produrre a seguito dell’infezione, possono essere creati in maniera sicura, ripetitiva e scalabile in laboratorio e somministrati a coloro che sono stati trovati positivi al test per la presenza di SARS-CoV-2 e che presentino dei sintomi lievi o moderati, con l’intento di placare il diffondersi dell’infezione ed evitare sintomi più gravi e la conseguente ospedalizzazione di questi pazienti. Il nome ufficiale di questa categoria di anticorpi è bamlanivimab (LY-CoV555). Si tratta di farmaci che hanno un’alta affinità di legame con la proteina Spike di SARS-CoV-2, la responsabile della messa in atto dell’ingresso del virus nelle cellule umane.

Meccanismo d’azione degli anticorpi monoclonali anti-SARS-CoV-2. Gli anticorpi, in verde, riconoscono e legano la proteina virale Spike, in rosso, e la nascondono ai recettori delle nostre cellule, impedendone l’ingresso.
Fonte: National Institute of Health, Lisa Donoue, CoVPN.

Molto incoraggianti sono stati i risultati del trial clinico. 452 persone che fossero risultate positive al test nasofaringeo per la presenza del virus con manifestazione di sintomi non da più di 4 giorni, sono state suddivise in due gruppi: 309 pazienti hanno ricevuto la cura di anticorpi monoclonali, le altre 143 hanno invece ricevuto un placebo. Una significativa riduzione nei livelli di RNA nasofaringeo virale erano riscontrabili già dopo 3 giorni tra le persone che avessero ricevuto gli anticorpi. 29 giorni dopo, l’ospedalizzazione è avvenuta in 14 delle 452 persone partecipanti allo studio. 5 di loro (solo l’1.6% del gruppo) aveva ricevuto gli anticorpi monoclonali, gli altri 9 erano tutti appartenenti al gruppo placebo (il 6.3% dei 143). Un risultato evidentemente positivo e non isolato, ma in accordo con i risultati di altri trial condotti su diversi farmaci afferenti alla stessa categoria.

C’è una nota di orgoglio tutto pontino in questo traguardo scientifico che vale la pena sottolineare

La gran parte degli anticorpi monoclonali della Eli Lilly sono prodotti a Latina, nella sede di Latina scalo di B.S.P Pharmaceuticals, un fiore all’occhiello della città per innovazione ed eccellenza. Da qui ogni mese centomila dosi iniziano il loro viaggio verso l’Europa e gli Stati Uniti.

La sede di B.S.P Pharmaceuticals a Latina. È qui che ogni mese vengono prodotte centomila dosi di anticorpi monoclonali destinate ai pazienti di tutto il mondo. Fonte: LATINA TODAY

È fonte di grande vanto che un’azienda delle dimensioni di Eli Lilly abbia scelto B.S.P nella propria filiera di produzione, produzione che richiede competenze e regole particolarmente stringenti. Come è stato anche spiegato dall’amministratore delegato Aldo Braca:

La sintesi e la purificazione degli anticorpi monoclonali sono contraddistinte dall’uso di materie prime complesse e da passaggi che non possono essere completamente caratterizzati dai principi fondamentali della chimica e della fisica. La qualità delle materie prime, la temperatura o il pH possono modificare in modo imprevedibile il prodotto finale. Ogni passaggio produttivo deve quindi essere sottoposto a controlli analitici per valutare la presenza di eventuali proteine contaminanti causa di immunogenicità e garantire l’eventuale rimozione. I test di controllo qualità devono anche determinarne identità, qualità e purezza”

Pertanto la produzione di anticorpi monoclonali, che appartengono alla categoria di farmaci biologi, non è realizzabile attraverso tradizionali processi di sintesi chimica, ma richiede invece attrezzature all’avanguardia e conoscenze biotecnologiche avanzate.

Insomma, nella lotta alla pandemia che è solo all’inizio, ci sono tante premesse per ben sperare.

Nel frattempo la nostra città non fa mancare il proprio contributo.

Matteo Massaro è laureato in Biotecnologie presso la Sapienza di Roma. Durante la specializzazione in Nanobiotecnologie Mediche presso l’Università di Trieste si è trasferito a Houston, TX, dove adesso svolge il suo dottorato di ricerca presso il dipartimento di Nanomedicina dello Houston Methodist Research Institute. Il suo interesse coinvolge il ripristino delle attività mitocondriali delle cellule del sistema immunitario come strategia in campo oncologico.

Pensieri per la Città – Un’Agorà per Latina è la nuova rubrica-contenitore della nostra rivista blog, LatinaCittà Aperta.
Abbiamo, infatti, voluto affiancare al nostro settimanale, che come sapete tratta di argomenti che potremmo un po’ pomposamente definire di “cultura generale”, uno spazio, un’agorà di riflessione e di approfondimento intergenerazionale su temi della città che ci ospita, Latina, non limitandoci ad essa.
Ci si propone di istituire qualcosa di vivo, un luogo di confronto e di approfondimento, gestito da giovani, donne e uomini, forze fresche e consolidate intelligenze, persuase che la partecipazione e il confronto siano i cardini della buona politica.

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