Un ‘istante di vita’ del Cretaceo: il dinosauro Martino

di Giovanni Luca Cardello

Sui Monti Volsci, il nostro Appennino a un passo da Latina, nel corso degli ultimi decenni son state rinvenute diverse impronte di dinosauro. Queste sono preservate al di sopra di alcune rarissime superfici di strato del Cretaceo ritrovate in cava (Sezze, Provincia di Latina) o al bordo della strada (Esperia, Provincia di Frosinone):

la loro scoperta può aprire a nuove opportunità per la conservazione della natura attraverso la valorizzazione dei suoi reperti paleontologici.

Da qualche tempo fa parlare di sé un blocco di calcare ad impronte venduto da una cava di Campo Soriano (Terracina) alla provincia di Latina, che lo fece posizionare all’imbocco del porto fluviale di Rio Martino (Latina). Lì fu riconosciuto e rinvenuto come reperto paleontologico. Per capire come siano andate le cose, ripercorriamo indietro nel tempo gli eventi che ne hanno segnato il suo percorso. Le impronte lasciate sul blocco di calcare sono un esempio tangibile della vita di 110 milioni di anni fa quando il sedimento non era ancora roccia.

illustrazione del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Roma La Sapienza

Le impronte furono scoperte in origine dal fotografo Bruno Tamiozzo nel 2014, e poi segnalate dal Geologo Stefano Panigutti che le portò all’attenzione del prof. Umberto Nicosia (Università Sapienza). Le impronte di dinosauro in seguito furono sudiate dai paleontologi del Dipartimento di Scienze della Terra (DST) della Sapienza e i risultati dello studio furono pubblicati in due contributi su riviste scientifiche internazionali (Citton et al., 2015; Romano e Citton, 2016).
Nonostante ciò il blocco continuò a essere utilizzato come parte della barriera frangiflutti. Grazie all’azione di diverse associazioni locali e nazionali, la notizia del Dinosauro di Rio Martino ha infatti valicato infine i confini dell’agro pontino. La questione delle impronte ha attirato negli ultimi mesi l’attenzione perfino del National Geographic (Italia). Nell’intervista Marco Romano, Paleontologo, ha spiegato i risultati della sua ricerca condotta negli ultimi tre anni sul blocco a impronte assieme ai suoi colleghi del DST tra cui il Dottor Paolo Citton e il Prof. Nicosia.
Nel settembre 2016, il DST scrive in merito sul suo sito:

“L’importanza della scoperta e del blocco in questione è stata da subito compresa dall’associazione di Latina “Sempre Verde” (federata a Pro Natura) specialmente nella persona del presidente Luca Cardello, laureato presso il nostro Dipartimento e attualmente ricercatore in Svizzera. L’associazione ha promosso e iniziato una campagna di sensibilizzazione della popolazione e delle autorità locali, per far si che il blocco (che attualmente costituisce parte
del molo di Rio Martino) venga trasportato al sicuro presso una struttura pubblica del Comune di Latina, dove possa essere valorizzato e fruito dalla popolazione. È stata inoltre proposta la progettazione e realizzazione di un apposito impianto ostensivo-didattico come supporto alle impronte, per rendere il significato della scoperta più diretto e intuitivo. I ricercatori coinvolti del Dipartimento hanno dato piena disponibilità per una supervisione scientifica in tutte le fasi di messa in sicurezza e preparazione del blocco per la sua corretta esposizione.”

Illustrazione del dinosauro di Rio Martino
(Struthiomimus, di Davide Bonadonna)

Il DSt nel suo contributo divulgativo “Il dinosauro gattonante di Latina” ha ricordato l’impegno dell’amministrazione comunale di Latina (Damiano Coletta e Fabio D’Achille) e delle Associazioni Sempre Verde, Italia Nostra e della Fondazione Marcello Zei per la salvaguardia immediata e valorizzazione delle impronte. A seguito dell’intervento degli attivisti che seguirono i lavori di modifica del porto canale, il blocco fu spostato in una posizione più riparata dove rimase alle intemperie per ben quattro anni. Da dicembre 2020, il blocco è trasferito a Campo Soriano in una
località dove si ritiene sia stato estratto. Tra il 2016 e il 2017, la questione fu molto dibattuta sui giornali e spesso con entusiasmo ricordando il contributo degli studiosi locali trai quali il prematuramente scomparso Giancarlo Bovina coautore del progetto per la salvaguardia delle impronte.

Rio Martino, Latina. La commissione cultura del Comune di Latina ascolta il Geologo Stefano Panigutti, scopritore delle impronte di dinosauro.
Dicembre 2016.

La vicenda ha interessato le associazioni, i giornalisti e le istituzioni, smuovendo l’immaginario pubblico e aprendo un vero e proprio giallo prima scientifico, sull’origine delle impronte e infine sulla loro attribuzione finale che ha visto un colpo di scena con l’intervento della soprintendenza nella persona di Francesco Di Mario nell’attribuzione della custodia e valorizzazione del blocco al Parco Naturale Regionale Monti Ausoni e Lago di Fondi sotto la supervisione di Diego Mantero (Regione Lazio).
Dato l’interesse mediatico suscitato, anche dalle ultime notizie che vedevano al dicembre 2020, il blocco era ancora in attesa di una sistemazione definitiva che lo valorizzasse e lo risparmiasse dalle intemperie. Un destino simile a quello subito dalle numerose impronte di Sezze.
E’ importante ricordare tra gli altri scienziati il contributo del Prof. Mauro Furlani, Presidente della Federazione Nazionale Pro Natura. In una lettera al Sindaco di Latina, al Soprintendente ai Beni Archeologici e al Direttore dell’Ente Parco Nazionale del Circeo, il presidente ha chiesto la salvaguardia e valorizzazione del patrimonio naturalistico. Affinché ciò avvenga ha auspicato che che contestualmente si proceda alla riprogrammazione – mai finora pienamente applicata – delle aree a tutele decrescenti intorno al Parco come previsto dalla legge quadro aree protette 394 del ’91. Scrisse inoltre Furlani:

“Come ci scrive la nostra federata locale (Sempre Verde ndr), il reperto ha una potenziale valenza identitaria nel riconnettere il territorio Pontino a quello dei Monti Volsci favorendo la decentralizzazione e lo smantellamento della visione antropocentrica della natura che ha caratterizzato la retorica dell’ultimo secolo. Condividiamo che salvare e valorizzare le impronte aggiungendo la collaborazione con i centri di Bassiano, Sezze ed Esperia ricchi di siti fossiliferi, potrebbe aumentare il potenziale divulgativo e immaginifico che contraddistingue i suggestivi reperti di dinosauro. Ciò potrebbe incentivare al contempo l’attività didattica e la curiosità scientifica fin dalla più tenera età, oltre che il lavoro dei paleontologi.”

E ricorda che

“Valorizzare i temi della scoperta naturalistica, dell’estinzione di specie antiche come quelle attuali e delle variazioni climatiche è di fondamentale importanza per insegnare a prendere cura della tutela dell’ambiente.”

Le tracce del dinosauro di Rio Martino, per le quali Sempre Verde, si batté, ci parlano anche di estinzione delle specie e di variazioni climatiche, temi cari alla nostra comunità in quanto ne stiamo vedendo gli effetti nella riduzione drastica della biodiversità ad esempio. A seguito di alcuni rilievi geologici escludo che possa essere stato cavato dalla zona del Monumento Naturale di Campo Soriano, ma abbracciando la scelta della regione, spero che nel suo sito di valorizzazione il blocco sarà salvato dalle intemperie che col tempo portano alla dissoluzione del calcare.

Il blocco a impronte del dinosauro Martino nella nuova collocazione di Campo Soriano nel Parco dei Monti Ausoni e Lago di Fondi.

La salvaguardia di questo reperto rappresenta al contempo un’occasione di valorizzazione moderna del patrimonio naturalistico e una possibilità di unione per i vari enti coinvolti sui temi della lotta ai cambiamenti climatici e dell’estinzione di massa. Il blocco ad impronte, porta con sé questi messaggi che devono veder unito il territorio per rispondere alle sfide globali e a temi generali e più che mai pragmatici come la determinazione delle strategie di adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici.
Riferimenti video https://www.facebook.com/sempreverdepronatura/videos/413183850130708/

Fonti:
http://www.dst.uniroma1.it/Il-dinosauro-gattonante-di-Latina
https://www.latinacorriere.it/rio-martino-sparito-il…/

Giovanni Luca Cardello: Docente Dinamica della Terra Università di Sassari.

Pensieri per la Città – Un’Agorà per Latina è la nuova rubrica-contenitore della nostra rivista blog, LatinaCittà Aperta.
Abbiamo, infatti, voluto affiancare al nostro settimanale, che come sapete tratta di argomenti che potremmo un po’ pomposamente definire di “cultura generale”, uno spazio, un’agorà di riflessione e di approfondimento intergenerazionale su temi della città che ci ospita, Latina, non limitandoci ad essa.
Ci si propone di istituire qualcosa di vivo, un luogo di confronto e di approfondimento, gestito da giovani, donne e uomini, forze fresche e consolidate intelligenze, persuase che la partecipazione e il confronto siano i cardini della buona politica.

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