Una Pianura Blu: la nuova bonifica dell’Agro pontino all’insegna della sostenibilità 

di Marcello Ciccarelli  

“Allo spuntar del giorno ci trovammo nelle paludi Pontine, che non hanno quel triste aspetto comunemente descritto dai romani”

Così scriveva quasi 200 anni fa Goethe, mostrando di non disprezzare il paesaggio. Un paesaggio forse romantico, ma scarsamente produttivo, per non dire della zanzara malarica che imperversava seminando morte e desolazione. 

Bisognerà attendere gli anni trenta del ‘900 per assistere, con la Bonifica, alla modernizzazione economica della zona. Una Bonifica definita integrale perché intervenne su tre livelli: quello sanitario, con la lotta alla malaria; quello l’idraulico, con il prosciugamento di 72000 ettari; e infine quello agricolo, con l’appoderamento di circa 26.000 ettari.   
Le paludi tanto romantiche quanto mefitiche lasciarono il posto a una città-territorio, composta da cinque nuove realtà urbane, quattordici borgate rurali, cinquemila nuovi poderi e dagli antichi insediamenti dei Comuni nei monti Lepini.  Una sorta di cittàpontinache solo le convenienze politiche hanno, negli anni, sempre diviso 

Dopo la guerra tutto cambiò. Fu necessario spostarsi verso una nuova agricoltura non più intensiva. E soprattutto fu necessario ridefinire la vocazione del territorio, favorendo lo sviluppo industriale indotto dall’intervento della Cassa per il Mezzogiorno. La Cassa sulla matrice della bonifica innestò le necessarie infrastrutture per uno sviluppo impetuoso. Ebbe termine negli anni ottanta e sancito nel 1992 con la chiusura della Cassa. Il declino del comparto industriale non fu però compensato dall’incremento del terziario e dell’artigianato, che si rivelò a basso valore aggiunto. A mantenere alto il valore rimase il solo comparto chimico-farmaceutico e l’agricoltura di qualità. Nel frattempo il risparmio dei cittadini si riversò nel settore dell’edilizia che consumò tutta la possibile cubatura, e anche oltre, tanto che fu riversata sul mercato un’offerta superiore alla domanda. Tutto ciò ha portato a una crisi sistemica, a tutt’oggi irrisolta nonostante gli importanti investimenti pubblici degli ultimi 30 anni, indirizzati, dal centrodestra, verso obiettivi sbagliati. 
Sarà dunque il caso di interrogarsi per bene su cosa fare degli importanti finanziamenti europei in arrivo. Una risposta c’è già pronta, confezionata e per di più all’insegna della sostenibilità: poiché tutte le analisi indicano un futuro nel turismo e nell’agricoltura, quello che occorre è una progettazione che dia gambe forti e solide a questa prospettiva. I singoli interventi, ieri terme o intermodale oggi porto, ospedale, aeroporto non risolvono la crisi sistemica.
Per centrare l’obiettivo della ripresa bisognerà fare come nel ’29: pensare in grande. Se all’epoca si dotò il territorio di una matrice agricola e di infrastrutture che vennero poi buone come base per lo sviluppo industriale, oggi un’operazione analoga va fatta per supportare agricoltura e turismo e le sue possibili, future varianti. Due settori che, per aggiungere valore alla produzione, dovrebbero poter contare su un surplus di quantità e sulla qualità dell’acqua. Quale meglio di quella dei canali che solcano la Piana?
Canali che, collegati tra loro e resi navigabili, insieme a nuovi percorsi ciclabili darebbero vita a una rete di opportunità turistiche, quali la possibilità di andare canoa, di fare escursionismo e ipotizzare percorsi  enogastronomici, etc.
Inoltre, una migliore qualità delle acque comporterebbe il miglioramento delle condizioni del litorale pontino, presupposto fondamentale per competere nel turismo marino. Il tutto poi configurerebbe un inedito paesaggio dal forte impatto per un turismo, fra l’altro, anche non stagionale. Indispensabile per valorizzare gli immobili della cittàpontinacon attività di accoglienza diffusa. Un patrimonio immobiliare che in questi ultimi dieci anni si è fortemente depauperato dopo il trasferimento del risparmio dei cittadini nelle tasche dei costruttori. Insomma, tutto potrebbe essere davvero predisposto perché la cittàpontina si doti di una Pianura blu che l’autore del bestseller “Canale Mussolini” Antonio Pennacchi e altri attenti studiosi di cose pontine vagheggiano da anni.

Marcello Ciccarelli, in pensione, attivo solo cerebralmente. Una volta docente e amministratore. Ancora appassionato di matematica e politica.

Pensieri per la Città – Un’Agorà per Latina è la nuova rubrica-contenitore della nostra rivista blog, LatinaCittà Aperta.
Abbiamo, infatti, voluto affiancare al nostro settimanale, che come sapete tratta di argomenti che potremmo un po’ pomposamente definire di “cultura generale”, uno spazio, un’agorà di riflessione e di approfondimento intergenerazionale su temi della città che ci ospita, Latina, non limitandoci ad essa.
Ci si propone di istituire qualcosa di vivo, un luogo di confronto e di approfondimento, gestito da giovani, donne e uomini, forze fresche e consolidate intelligenze, persuase che la partecipazione e il confronto siano i cardini della buona politica.

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