CONFESSO DI AVERE INSEGNATO. Diario di un viandante tra scuola, cinema e teatro

di Tommaso La Rocca

Un libro che narra la storia di un viaggio da un sogno a una realtà intensamente vissuta dall’autore.
Il messaggio è già tutto affidato all’immagine iniziale della copertina del libro, posizionato aperto in mezzo a una campagna al buio, appena rischiarata da una tenue luce dell’aurora o del tramonto. Al centro di una pagina interna ritagliata si apre una porta  spalancata sull’esterno,  attraverso cui una figura di uomo lascia alle spalle il buio e avanza verso un luce abbagliante. Il simbolo chiaro del passaggio dal buio dell’ignoranza alla luce della conoscenza. Non poteva trovare immagine di copertina così  ben azzeccata e espressivamente così bella Giorgio Maulucci per rappresentare e raccontare il ruolo della scuola e dell’insegnante: diradare le tenebre dell’ignoranza e accedere la luce del sapere. La rappresentazione anche della realizzazione del sogno della  vita dell’autore: il ruolo della scuola vissuta da studente prima e da insegnante poi: Una vita che avesse senso, impegnata da ragazzo sui banchi di scuola, da giovane insegnante dietro la cattedra e da dirigente scolastico nella cabina di comando della Nave Scuola, sulle rotte di mari calmi e tempestosi, sulle strade lineari e tortuose del mondo della cultura e non solo. E  il tutto fatto non tanto per mestiere professionale, primariamente per passione.

L’immagine di copertina è come il sipario di un teatro che si apre per rappresentare scene di vita vissuta. Il teatro era la passione di Giorgio e tale è rimasta anche in questo libro, dove però il  grande teatro è la Scuola, nel quale lui non resta solo spettatore ma prende parte attiva di protagonista, recitandovi, novello Strehler suo dio dell’arte teatrale, nel molteplice ruolo di attore come studente, docente e regista (da Preside). Non per niente nella sua città continuano a chiamarlo “Il Preside Maulucci”. 

 Quello confessato nel libro è l’impegno di insegnante vissuto come sfida ardua, coinvolgente della propria vita, caratterizzata fin dagli inizi da atti di coraggio nell’assumere e nel gestire il destino proprio e quello degli altri. 

Un atto di coraggio anche quest’ultimo di decidere di affidare a questo libro-teatro la narrazione della propria esperienza intrisa di passione, idealità, timori e speranze, rischio, sacrificio, sofferenza, risultati e soddisfazione. Il percorso da un sogno alla realtà. 

Giorgio Maulucci ricorda, riflette e narra, “confessa” pensieri e sentimenti ed emozioni intime, attese e delusioni, entusiasmi e scetticismi, cadute e riprese in questa sorta di “Diario di un viandante”, come lui ama definire il libro. A me pare molto di più di un diario di bordo, più di una cronologica oggettiva registrazione di eventi privati e pubblici. Qui c’è animazione, un rivivere gli eventi, che egli induce a rivivere anche tra i propri lettori, coinvolgendoli con la sua arte del raccontare in prima persona, mettendoci la faccia coram populo.  La sua narrazione non indugia a esaltare solo il ruolo della scuola tradizionale dell’insegnare a “leggere e scrivere e far di conto”. Il suo insegnamento sconfina su terreni poco esplorati dalla didattica canonica: oltre lo studio della letteratura, musica, cinema, teatro dei programmi istituzionali studiati sui banchi, anche concerti, film e commedie, ascoltati e visti in diretta dal vivo sia in Auditori interni della scuola e in sale del ristretto confine della propria città, sia anche oltre confine: particolarmente nelle maggiori capitali culturali italiane, Roma, Milano. Non solo gite scolastiche, soprattutto partecipazioni a eventi culturali programmati e scrupolosamente preparati. Maulucci intendeva impegnarsi per una scuola non solo di trasmissione e apprendimento di contenuti importanti e di alti valori,  ma anche e soprattutto, sulla scia della preoccupazione kantiana, per insegnare un modo critico autonomo di pensare. Lui  acuto critico letterario, teatrale e musicale  ha dato dimostrazione esemplare, anche fuori dell’ambito scolastico, di questo principio e metodo educativo del pensare critico in molte iniziative e incontri culturali, talvolta da lui stesso promossi in prima persona,   e in numerosi interventi su Stampa e Tv e mezzi di comunicazione di massa (non disdegnando neanche di scendere su quella  “piazza grande di cultura popolare, Facebook,  ” espressione del senso comune col quale – come consigliava imperativamente Gramsci – qualsiasi  intellettuale, uomo di cultura, filosofo, letterato o artista deve fare i conti).  Attento osservatore, provocatore culturale, con la sua competenza e grinta critica poteva permettersi puntuali analisi e severi giudizi, dispensando apprezzamenti, elogi o esecrazioni senza appello. Il critico Maulucci era senza mezze misure e tale è rimasto anche ora, anche in questo libro.   

Non tragga in inganno il titolo. Non siamo al cospetto di una solita “confessione” affidata a una sorta di diario personale, registrazione di vicende personali interiori od esteriori a propria consolazione e a futura memoria, ma confessione nel significato alto  e altro del termine, di “confessore- testimone” del proprio percorso di vita contestualizzato nei tempi e negli spazi vissuti. Un libro di grande vitalità certamente personale, espressione del carattere vivace e indomabile dell’aurore, ma anche e soprattutto di una non comune esperienza culturale, acquisita e trasmessa, aperta all’esterno, a confronto con altri operatori culturali della scuola e della città. Perciò una confessione – testimonianza, che conferisce a questo libro il valore di un contributo storico significativo per la conoscenza di “vita e costumi” – non solo sul versante della scuola – anche della società civile del tempo, che lui racconta percorrendolo cronologicamente dal momento del suo venire al mondo al tempo di guerra, sotto le bombe in aperta campagna e salvato dal latte di un’asina, fino ad oggi, tempo della sua operosa pensione. 

Quanto alla scrittura Giorgio Maulucci ne ha una tutta sua, inimitabile. Conferma anche in questo volume quanto in un altro mio breve commento su di lui ebbi a esprimere: “Maulucci ha una modalità tutta propria di scrivere: a volte lui non descrive e interpreta solamente, dipinge liberamente ma fedelmente a pennellate, talvolta dense e a volte delicate, di colori vivi, evocanti a loro volta voci e suoni. Quasi una scrittura tridimensionale. 

Pregio non comune, inimitabile e invidiabile!

Tommaso La Rocca è nato a Sperlonga nel 1943. Dopo aver frequentato la Scuola Primaria nel paese d’origine, le Scuole Medie e Superiori tra Fondi, Gaeta, Nola e Anagni, ha compiuto i suoi studi all’Università di Urbino con una Tesi sulla Filosofia di Emanuele Severino. Ha iniziato il suo lavoro di ricerca scientifica nel 1972 nell’Università di Urbino, trasferendosi successivamente all’Università di Ferrara, dove ha insegnato

Pensieri per la Città – Un’Agorà per Latina è la nuova rubrica-contenitore della nostra rivista blog, LatinaCittà Aperta.
Abbiamo, infatti, voluto affiancare al nostro settimanale, che come sapete tratta di argomenti che potremmo un po’ pomposamente definire di “cultura generale”, uno spazio, un’agorà di riflessione e di approfondimento intergenerazionale su temi della città che ci ospita, Latina, non limitandoci ad essa.
Ci si propone di istituire qualcosa di vivo, un luogo di confronto e di approfondimento, gestito da giovani, donne e uomini, forze fresche e consolidate intelligenze, persuase che la partecipazione e il confronto siano i cardini della buona politica.

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