Il caso Missitalia incombe su Tarallo

Nella stanza segreta della Chiesa di Santa Abbondanziana Martire, a Strappoli di Sotto, Marilyn Monroe, mezza spogliata, cercava di rianimare il martire Proto, svenuto per la paura vedendo Monsignor Missitalia, conciato in modo da sembrare Diabolik, che lo apostrofava dopo averlo sorpreso ad amoreggiare con la diva.

La delusione aveva bruciato l’animo del gesuita, che pareva ora combusto come quello di un campione di trangugiamento di hot dogs da una tonnellata di stazza, trascinato a forza dinanzi ad un dietologo livido e segaligno.

Incurante della presenza dell’inanimato martire che stava iniziando appena a sbattere le palpebre e a schioccare le labbra a mo’ di sorseggiatore di orzate, il Monsignore espresse a Marilyn tutto il suo sdegno, e lo fece con un gergo talmente inusuale per un religioso, e così rovente, che San Diomede Archimandrita e Santa Bislacca da Corfù, ritratti in due aggraziati quadretti piazzati sulle pareti, si coprirono la testa con le mani e, cosa mai accaduta al mondo, strabuzzarono le orecchie!
Ci furono momenti di confusione e schiamazzo, tra Missitalia che, rosso in viso, starnazzava come un gallinaceo in procinto di trasformarsi in pranzo, Marilyn che tentava di giustificarsi e gli faceva intanto l’occhiolino, e Proto, che divorato dalla fifa cercava di trovar scampo entrando in un ritratto di Santa Bislacca, che lo respingeva però con foga, usando uno dei sassi avanzati dalla sua lapidazione.

Santa Bislacca mentre tira un sasso a San Proto
Santa Bislacca mentre tira un sasso a San Proto

Poco distante da quella baraonda, l’insonne Ducco percepì i rumori che provenivano dalla chiesa e da attento sacrestano, ma soprattutto da appassionato fruitore della poltrona delle meraviglie, corse a controllare che non fosse accaduto un finimondo con quell’ispettore notturno.
Uscì quindi con tanta di quella fretta da farlo così, come stava in casa quella sera, che nei suoi progetti, saltati poi in aria, avrebbe dovuto essere dedicata alla seduzione di Matilde di Canossa.
Indossava dunque un pigiamino di tessuto cangiante, di un violaceo così acceso che avrebbe fulminato un superstizioso, ed una t-shirt che si era fatto stampare per favorire l’accalappio erotico, con su Matilde che teneva sotto il grazioso piedino la capocciona, dall’espressione incazzata, dell’Imperatore Enrico IV.
Nel suo precipitarsi, non si accorse che la porticina della casa accanto alla sua si era aperta, e che ne era sortito fuori un personaggio intabarrato, di piccola statura, che gli si mise discretamente alle calcagna.

Donaldo Ducco

In paese quel tipo era curiosamente soprannominato “Tanuccio il breve”, nonostante si chiamasse Odoberto Sigismondi della Salamoia, e che di lui si sapesse poco o niente.
Ufficialmente esercitava l’occupazione di riparatore di sommergibili, davvero poco remunerativa in un paese collinare dell’entroterra: era una professione così miserabile che le malelingue sostenevano che per sostentarsi avesse ceduto la figlia Sofronia, nata con tre seni, arrivati poi a raggiungere una buona quinta, vendendola ad un prestigiatore albino, lesto di mano.
In realtà Tanuccio era semplicemente una spia.
In sintesi, si faceva gli affari altrui e, dietro compenso, li spifferava felice, cantando come un merlo con la dissenteria.

Tanuccio il breve

In quei giorni lavorava per un misterioso prelato, che essendo di famiglia benestante, poteva permettersi i suoi servigi, anche se era stato degradato e se momentaneamente si trovava confinato, da semplica prete, nell’Eremo di San Candidino Senzagrilli, un edificio grande e tetro che torreggiava su un isolato picco montano.
Il nome di quel prete era così buffo da sembrare un nome d’arte: Verafé.
Bah, l’importante era che, strano o non strano che fosse, lo pagasse per intero!

Monsignor Verafé
Monsignor Verafé

Il suo compito era quello di tener d’occhio il parroco di Santa Abbondanziana Martire, Don Oronzo, ed il sagrestano, che sapeva molto, ma molto, pareva, di una certa poltrona magica.
Tanuccio il breve, sentendo parlare di poltrone magiche, aveva pensato che questo Don Verafé fosse pazzo come la maionese che gli preparava sua Zia Orbita (il nonno era appassionato di viaggi spaziali),

“ Ma i soldi sono soldi, da chiunque provengano”,

ragionava, tranquillizzandosi.
Se fosse saltato fuori qualcosa di strano da quelle parti, lui lo avrebbe osservato e riferito.
Seguì Ducco fino all’imboccatura di una stanza che chiudeva una navata laterale, un ambiente dal quale proveniva un subbuglio di voci che si sovrapponevano frenetiche.
Nascosto nell’oscurità e quasi fuso a una colonna, tanto vi aderiva, quel che Tanuccio vide, fece quasi svenire uno spione consumato come lui.

Mons. Missitalia vestito da Diabolik

C’era un tipo vestito di nero, un po’ alla Diabolik, ma più cicciottello, che pareva assai incazzato e strillava come un ossesso verso un “coso” assurdo che gli ricordava maledettamente un santo che lui, sempre attento ai dettagli, aveva visto in un quadro appeso in quella stessa chiesa, l’unica volta che c’era stato.
Il tipo strano, in gonnellina, corazza e mantello, pareva impaurito, piagnucolava e cercava di nascondersi dietro la bocca molto pronunciata del sacrestano.
Ma soprattutto, mezza nuda, arruffata ma sensuale, c’era una celeberrima attrice che si pensava scomparsa nel 1962 e che pareva invece in ottima forma, (altroche!!), anche se cercava di rabbonire il tale che urlava e contemporaneamente tentava di scagionarsi da qualcosa col sacrestano.
Tanuccio, ben rintanato, allibì e cercò di riprendersi con una sorsata del buon whiskey irlandese, che teneva in una borraccetta destinata a curare grandi dolori e grandi stupori.
E intanto, pur scosso, tendeva bene gli orecchi.

“Mi voleva portare a letto Duccuccio!”, aveva strillato Marilyn appena il sagrestano si era affacciato nella camera, poi continuò: “Mi voleva saltare addosso: roba che ‘sto coso non lo ha voluto nemmeno Rossella Fiatella!”
“Sentila, – ringhiò Missitalia, umiliato ed infuriato – schifa me la santarellina, dai gusti così ordinari da farsela con un.. un.. un marziano!!”
“Ma lei chi è davvero? – intervenne secco Ducco, rivolto al tizio furente, che pareva il fratello grassottello di Diabolik – mi ha raccontato una colossale stronzata: altro che ispettore della Curia, lei probabilmente è un fornicatore seriale in preda ad un incontenibile prurito!”.
Glielo dico io chi è – frignò Proto che perdeva un filo di vernice rossastra dal mantello – quello è un violento omaccio che senza alcun motivo ha aggredito me e la signora…. !“
“Senza motivo!!?? – e Diabolik quasi esorbitò gli occhi per lo sdegno – quei due stavano facendo le prove generali per una serie porno ambientata nel mondo dei contorsionisti!”.

Proto

“Calma, calma…”, tentò di intervenire Ducco, che stava pensando ad altro, a qualcosa che avrebbe potuto complicare ancor di più la situazione.
Con la poltrona occupata da quei due, come poteva aver fatto Matilde di Canossa a rientrarci dentro, infatti, dopo essere sparita velocemente da casa sua prima che loro due potessero quagliare una bella seratina?
Sicuramente, in tutto quel casino, Maty doveva essersi nascosta in fretta ed ora poteva essere nei dintorni, praticamente ovunque, piazzata in un riparo improvvisato.
“Allora, si può sapere, prima che io chiami i carabinieri, chi accidenti è lei e perché mi ha rifilato la panzana dell’ispezione notturna?”, incalzò Ducco
.“Mi chiamo Leone De Mirtillis e lavoro per lo D.S.A.S.P.S.D.N.! (Dipartimento Segreto Agenti Segretissimi Più Segreti Del Normale).
Non posso fornirle altre spiegazioni, ne va della sicurezza dello Stato”.
La voce del Monsignore, tuttavia, nello sparare un’altra baggianata parve incrinarsi con lo svanire della sua rabbia e l’insorgere della paura.
“Finisca di raccontarmi frottole – insistette perentorio il sagrestano – sto per chiamare il Maresciallo Capo Panzacchioni, uomo pigro come una bocciofila di bradipi, e, data l’ora, lei potrà contare sui cospicui effetti del suo prevedibile malumore! Parli dunque, e dica le cose come stanno!”

Il Maresciallo Capo Panzacchioni

Diabolik si afflosciò come se fosse stato preso da Ginko mentre rubava pelati in offerta dagli scaffali del Carreconad.
Deglutì a vuoto due o tre volte prima di decidersi a dire, con voce sottile e rotta:
“Sono Monsignor Angiolo Missitalia, e non so io stesso cosa mi abbia preso, mannaggia ai Negramaro! So solo che i racconti dell’ex collega Bertoni sulla poltrona mi hanno stregato e che, preso per la prima volta in vita mia da smanie erotiche, avevo pensato in effetti di vivere un momento d’amore con Marilyn… Poi tutto è andato storto”.
“Che ti avevo detto, Duccuccio: ci stava provando!!”, sbottò subito l’attrice.
“Sì, sì, ho capito, ma è pure vero che tu intrallazzavi con Proto”, ribattè il sagrestano.
“Che posso farci tesoro mio? Proto stuzzica il mio lato materno, è così tenero…”
“Che le avevo detto? Fornicavano come una coppia di mandrilli del Gabon!!”, commentò pronto Missitalia.
Ducco, seccato cacciò un urlo e li tacitò.
“Bene, bene, ho compreso tutto, ma ora basta: riportiamo la calma e non ci saranno conseguenze, ve lo prometto.
Tu Proto, rientra immediatamente nel quadro, che Giacinto è nervoso da un pezzo.
Tu Marilyn, fila dentro la poltrona e statti finalmente quieta.

Quanto a lei, Monsignore, vada via e non si faccia più vedere a Strappoli, o in caso contrario spiffererò la sua bravata ai suoi superiori, quindi….
Sono stato chiaro?”
Un brontolio di mugugni d’assenso rispose ai suoi ordini e in qualche minuto appena, la chiesa venne restituita al suo silenzio notturno.
Fu solo allora che Ducco, rimasto solo, o almeno così credeva, piano piano, iniziò a chiamare:
“Maty… Maty… Esci bella di Ducco tuo, ora tutto è tranquillo, vieni fuori”.
Qualche secondo, ed un immenso reliquiario dorato, che presidiava il lato destro dell’ultima navata, tutto un gorgheggio di fregi e svolazzi barocchi, si aprì e la testa fiera di Matilde di Canossa si mostrò, esitante, poi tutto il resto del suo pregevole corpo venne fuori da quel curioso ricovero.

“Le tibie di San Fustagno da Rocciatestona non mandano un buon odore, accidenti!”, sbottò subito la granduchessa arricciando il nasino.
“Mi spiace Maty, davvero, sono desolato, ma qui c’è stato un tale casino…”
“Sì, ho sentito tutto, bel bordello infatti…
Bah, s’è fatto tardi, o troppo presto forse: è già l’alba e devo tornare nella Onyric. Ciao Ducco bello, alla prossima”.

Il sagrestano con un sospiro di rimpianto la lasciò rientrare, poi si allontanò e chiuse la grande porta di Santa Abbondanziana Martire.
Prima che lo facesse, dalla chiesa era sgusciato fuori Tanuccio il breve, portandosi appesso la registrazione bomba delle conversazioni udite.
E mentre, nella sede del Fogliaccio, un Lello Rapallo, gretista ambientalista, e guevarista, proseguiva nella linea rivoluzionaria del giornale, non poteva sapere quali guai erano in arrivo per il suo potente protettore, Monsignor Missitalia.
Su di lui e su Tarallo che insieme ad Afid, ovvero a Ofelio Stupazzoni, falso medico, tramava per la sua liberazione, incombevano quindi spesse nubi nere.


Il reliquiario contenente le tibie di San Fustagno da Rocciatestona

Lallo Tarallo, giovane sin dalla nascita, è giornalista maltollerato in un quotidiano di provincia.
Vorrebbe occuparsi di inchieste d’assalto, di scandali finanziari, politici o ambientali, ma viene puntualmente frustrato in queste nobili pulsioni dal mellifluo e compromesso Direttore del giornale, Ognissanti Frangiflutti, che non lo licenzia solo perché il cronista ha, o fa credere di avere, uno zio piduista.
Attorno a Tarallo si è creato nel tempo un circolo assai eterogeneo di esseri grosso modo umani, che vanno dal maleodorante collega Taruffi, con la bella sorella Trudy, al miliardario intollerantissimo Omar Tressette; dall’illustre psicologo Prof. Cervellenstein, analista un po’ di tutti, all’immigrato Abdhulafiah, che fa il consulente finanziario in un parcheggio; dall’eclettico falsario Afid alla Signora Cleofe, segretaria, anziana e sexy, del Professore.
Tarallo è stato inoltre lo scopritore di eventi, tra il sensazionale e lo scandaloso, legati ad una poltrona, la Onyric, in grado di trasportare i sogni nella realtà, facendo luce sulla storia, purtroppo non raccontabile, di prelati lussuriosi e di santi che in un paesino di collina, si staccavano dai quadri in cui erano ritratti, finendo col far danni nel nostro mondo. Da quella faccenda gli è rimasta una sincera amicizia col sagrestano del luogo, Donaldo Ducco, custode della poltrona, di cui fa ampio abuso, intrecciando relazioni amorose con celebri protagoniste della storia e dello spettacolo.
Il giornalista, infine,è legato da fortissimo amore a Consuelo, fotografa professionista, una donna la cui prodigiosa bellezza riesce ad influire sulla materia circostante, modificandola.

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