Il racconto di Tarallo 2

L’aria s’era fatta assai tesa nella camera da letto del Professor Cervellenstein, un alcova che pure ne aveva viste di cotte e di crude in materia di drammi ginnico-sentimentali.
La bella e matura Arethusa, strappata crudamente al sonno, schizzando vapori di fumo dalle narici, saltò su dal letto, tesa come una molla, e cominciò a rivestirsi, sibilando tra i denti termini di assai scarsa eleganza.
Rollo, invece, distrutte le pantofole dello Psicologo e ansando come il comignolo di un vecchio treno, si diede frenetico a cercare nuovi oggetti da sbranare.
Mentre tutto quel caos dispiegava rumorosamente i suoi effetti, Cervellenstein cercava di dissimularlo, parlando al telefono con Tarallo.
Inscalfibile nella sua flemma, seguitò a gettare la colpa di quei proiettili sonori sulla compagnia telefonica, nei confronti della quale spese parole di forte deplorazione.
Lallo, che si era smarrito a sentire rumoracci prima, e quella strana reprimenda poi, aveva perso il filo del discorso, mentre Arethusa, che lui non poteva ovviamente vedere, stava uscendo infuriata.

Mandò con la mano un bacio ironico al Professore, trasformandolo, col dito medio ritto, in qualcosa di differente, muovendosi poi svelta per andarsene, seguita da un Rollo che era passato dalle minacce ad un plateale quanto gelido, disprezzo.
Qualche istante dopo si sentì chiudere con violenza la porta di casa.
Cervellenstein, sorpreso dal botto finale, suppose che fosse stata la donna a sbatterla così, non Rollo.
Tarallo intanto seguitava a raccontare:
“Dunque…dunque… Ah sì, le dicevo, Professore, che mi aspettavo qualche tiro disgustoso da parte di Frangiflutti, che da che era tornato in sella, mi dicono, fingeva malissimo di non essere impegnato in una accanita campagna elettorale a pro delle forze reazionarie…”
“E’ bello sentirla usare ancora questo aggettivo desueto, Tarallo: “reazionarie”! Lei è davvero un catalogo del miglior vintage, sa? Mi conforta.”, lo interruppe per un attimo lo Psicologo.
“Sì, grazie, ma mi stia a sentire. Già il fatto che il lombrico indossasse scopertamente l’elmo di quel partito, lasciava presagire il peggio, tanto meno avevo dubbi sul fatto che volesse mettermi in condizione di non nuocere in un periodo come questo, in cui lui e i suoi capi e commensali sono tesi a riprendersi il potere in città!
Non mi sbagliavo, puntualmente, la botta è arrivata: “Per dimostrarle comunque che non le porto rancore – riprese a sussurrare quella repellente vocetta – le dirò subito che, nonostante il suo contegno in mia assenza, non intendo privarmi della sua collaborazione, licenziandola. Anzi”.

Fuggevolmente pensai che il suo terrore del mio zio piduista ancora riusciva a garantirmi un tozzo di pane.
Frangiflutti a quel punto toccò qualcosa sul suo megaschermo, poi lo girò dalla mia parte.
Era la cartina di un posto di cui non riuscii a decifrare l’ubicazione.
Sulle prime non capii. Col ditino teso, indicò, tra tanti più grandi, un minuscolo puntino: “Guardi Tarallo – disse, nascondendo a stento, ma me ne accorsi benissimo, un moto di ilarità – questa è Putalibazar, nel Distretto di Syangja nel Nepal; è una cittadina che lei, nella sua tipica affettazione radical chic di accanito lettore, affamato di cultura, conoscerà senz’altro.

Tra le quarantamila anime che la abitano, c’è anche quella del nostro illustre concittadino Ermenegildo Spampalon, che si è creato una fortuna in loco, producendo dell’ottimo riso, di una qualità che lui ha battezzato “riso monàda”, che esporta soprattutto in Croazia.
Lei mi chiederà, perché in Croazia? E alla sua cortese domanda io rispondo che il padre di Spampalon, Gelmindo, durante l’ultimo conflitto mondiale si unì agli ustascia croati, che se ho ben capito erano tutti soci di una specie di associazione patriottica in cui si cantava parecchio.
Gelmindo impiantò in quella zona una folta rete di relazioni che si sono consolidate dopo l’uscita di quel paese dall’ex Jugoslavia, e che suo figlio ha ben sfruttato dopo essere emigrato in Nepal, dieci anni fa, al seguito di una ballerina di danze folkloristiche.
Lei Tarallo, insieme col suo amico e collega Taruffi, avrà l’opportunità rara di visitare il Nepal a nostre spese, e di intervistare Ermenegildo Spampalon per conto del giornale della sua città di origine.
E’ evidentissimo che potrete mettere la vostra fantasia malat… sconfinata, al servizio delle domande da fare al grande industriale: non scarseggiano intrigantissimi argomenti da affrontare.

Ermenegildo Spampalon

Ricordate tuttavia di non buttarla in politica, e questo per due ragioni.
La prima è che siamo in periodo elettorale: Spampalon, che segue tutte le vicende della madrepatria e della sua amata città, è un generoso finanziatore dell’area politica alla quale il nostro Fogliaccio occultamente, che piaccia o no a voi comunisti da salotto, fa riferimento.
La seconda è che comunque, essendo stato tirato su da un padre ustascia di idee molto più patriottiche della media, non sopporterebbe vostri riferimenti capziosi a pappine buoniste, soprattutto in materia di immigrazione.
Pur essendo vero che lui stesso è emigrato e che è stato accolto in un altro paese, è altrettanto vero che, come dice lui nel suo strano italiano: “Nialtri ave portà lavoro a ‘ste simmie zalle, i negher vengon da nialtri solo pe spaciar, farse le tose, e rubar banane”.
Un altra sua fissa, ricordatevelo, è quella di sua moglie Aishwarya, una bella ballerina con trent’anni in meno di lui. Assecondatela con giudizio.

Aishwarya

Ermenegildo ne è innamoratissimo e molto orgoglioso, ma, com’è naturale in certe situazioni, ne è anche gelosissimo: state attenti ad eventuali complimenti fuori luogo..”
Mentre il verme parlava io pensavo: “Per chi mi prende questo untuoso personaggio? Non solo mi butta nel Nepal, ma mi crede così cafone da fare avances ad una tizia che non ho neanche visto? E poi, chi dovrebbe fare questa porcheria? Un miracolato come me, che ama riamato, la incarnazione stessa della bellezza? Puah..”.
Frangiflutti nel frattempo seguitava a parlare, sbirciandosi spesso nella superficie riflettente dell’anta di un mobile piazzato a poca distanza dalla scrivania/pista d’aeroporto: era palese quanto si piacesse con quella cazzarola cornuta sulla testolina sale e pepe.

“Naturalmente – riprese – quel servizio che avevate programmato di scrivere in mia assenza, riguardante l’Inceneritore Super Segreto di documenti classificati come top secret, denominato “Cosìvifaretefinalmenteicazzaccivostri”, è stato cancellato: “ubi maior”, del resto…

L’Inceneritore Super Segreto Cosìvifaretefinalmenteicazzaccivostri

Che vuoi che gliene importi ai nostri lettori se qualcuno fa fuori qualche scartoffia: la gente smania di sapere come vive Ermenegildo Spampalon, che tra l’altro è cugino del nostro ex sottosegretario Ciccibon.
Tutti vogliono sapere se mangia italiano, se è ancora in contatto coi cugini di parte materna, gli Sgragnolin, cosa fa nel tempo libero, se gioca a briscola ecc ecc.

La vostra partenza è fissata tra due giorni. Viaggerete con la Nepal Airlines in classe S.E., supereconomica, arrivando a Kathmandù e raggiungendo poi Putalibazar con altri mezzi.
Il vostro albergo si chiama “Lo Yak festoso” ed è dotato di tutti i comfort locali.

L’albergo “Lo Yak festoso” con alcuni membri del personale

Spicciatevi quindi Tarallo, lei e quell’altro bisonte puzzolente: non avete troppo tempo per organizzarvi il viaggio e buttare i vostri quattro stracci, più il dentifricio, dentro le vostre valige, che immagino risalgano ai Favolosi Anni Sessanta. Vada ora, vada, si levi dai piedi”.
E con un gesto infastidito della manina, mi mandò fuori.
Ecco Professore, questo è stato il mio rientro.
Dovrei dormire ma non ci riesco: stasera ho salutato Consuelo e continuerò a salutarla fino al momento di partire, dopodomani.
Mi ha detto Abdhulafiah (notizia di fonte Trudy Taruffi) che Marzio non intende abbandonare la casa della sua bella stanotte, e ha deciso che non la manderà al lavoro domani per non separarsene anzitempo.
Mentre noi due parliamo, nel pieno della notte, lui sta con la finestra aperta a guardare le stelle con Dorothea Santonorè, tanto che da quelle parti non solo non circola una sola zanzara, ma pare anche che il sindacato pipistrelli abbia protestato con le autorità, sostenendo che rispetto all’afrore taruffiano, che così tanto attizza quella donna, il loro guano è Chanel n° 5!

Può darmi un consiglio Professore, o almeno suggerirmi qualcosina per dormire: sono pronto ad assaltare la farmacia di turno ad una sua sola parola: la dica amico mio, mi aiuti!”
“Placangosh, prenda due confetti di Placangosh e mi richiami domani sul tardi. Buonanotte Lallo, quel farmaco funzionerà”.

“Grazie Professore, corro”.
Appena ebbe chiuso la conversazione, Cervellenstein stette un po’ a rimuginare, poi si rese conto di essere più sveglio che mai, accidentaccio.
Non pensò per un solo istante ad accendere la tivvù, prese di nuovo in mano il cellulare e compose rapido un numero.
“Prooonto!! – alla faccia dell’ora, la donna rispose all’istanteCiao Psicoporcone miooo, stavi pensandomi? Sììì? Non ci crederai, anch’io…. Aveva ragione quel vostro Freud, voialtri ce l’avete sempre in testa… Per fortuna”.

Lallo Tarallo, giovane sin dalla nascita, è giornalista maltollerato in un quotidiano di provincia.
Vorrebbe occuparsi di inchieste d’assalto, di scandali finanziari, politici o ambientali, ma viene puntualmente frustrato in queste nobili pulsioni dal mellifluo e compromesso Direttore del giornale, Ognissanti Frangiflutti, che non lo licenzia solo perché il cronista ha, o fa credere di avere, uno zio piduista.
Attorno a Tarallo si è creato nel tempo un circolo assai eterogeneo di esseri grosso modo umani, che vanno dal maleodorante collega Taruffi, con la bella sorella Trudy, al miliardario intollerantissimo Omar Tressette; dall’illustre psicologo Prof. Cervellenstein, analista un po’ di tutti, all’immigrato Abdhulafiah, che fa il consulente finanziario in un parcheggio; dall’eclettico falsario Afid alla Signora Cleofe, segretaria, anziana e sexy, del Professore.
Tarallo è stato inoltre lo scopritore di eventi, tra il sensazionale e lo scandaloso, legati ad una poltrona, la Onyric, in grado di trasportare i sogni nella realtà, facendo luce sulla storia, purtroppo non raccontabile, di prelati lussuriosi e di santi che in un paesino di collina, si staccavano dai quadri in cui erano ritratti, finendo col far danni nel nostro mondo. Da quella faccenda gli è rimasta una sincera amicizia col sagrestano del luogo, Donaldo Ducco, custode della poltrona, di cui fa ampio abuso, intrecciando relazioni amorose con celebri protagoniste della storia e dello spettacolo.
Il giornalista, infine,è legato da fortissimo amore a Consuelo, fotografa professionista, una donna la cui prodigiosa bellezza riesce ad influire sulla materia circostante, modificandola.

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