Duri e puri

“Erasmo che fai, ti nascondi dietro al giornale?”

“Ma che dici, Adelmo, sto solo leggendo i risultati del campionato di serie B di pallamano.”

“Perché, c’è qualche squadra di tuo interesse, conosci qualcuno?”

“Ma no, solo per mantenermi informato.”

In realtà ha ragione lui, il prof di ginnastica col vizio della politica: l’ho visto arrivare con la coda dell’occhio e ho tentato una mimetizzazione istintiva, come fanno i polpi quando si sentono in pericolo. Solo che mi sono fatto beccare.

“Non hai letto le liste dei candidati alle elezioni amministrative della nostra città?”

“Perché, già si vota un’altra volta?”

“Certo, mio caro Erasmo con la testa tra le nuvole, e anche in ritardo causa Covid. Abbiamo 9 candidati a sindaco. Semplificando molto le aree politiche, 3 di centrodestra-destra e 6 di centrosinistra-sinistra, incluso nei 6, con qualche forzatura, il M5S.”

“A prima vista, pare che viviamo in una città saldamente orientata a sinistra.”

“Lo storico dei risultati non dice questo, visto il ventennio di governo delle destre, interrotto solo da un paio di commissariamenti. Anche alle ultime elezioni, perse contro i civici, al primo turno i partiti di centrodestra-destra avevano raccolto oltre il 50% dei consensi, pur se divisi su due candidati sindaco principali più altri 6 d’area. Stavolta, tutti insieme appassionatamente o quasi. A sinistra, invece, tutto il contrario. Te, da profano, ci vedi una logica?”

“Forse, dopo 5 anni di digiuno, i problemi che in passato avevano portato alla frantumazione della destra sono stati superati di slancio al grido “mai più all’opposizione”, che i maligni potrebbero tradurre come “mai più senza poltrone”. Dall’altra parte, invece, mi sembra che sia tornato lo storico istinto a dividersi, senza curarsi delle conseguenze.”

“Eppure, basterebbe far di conto. Un movimento che piazza una coppia di propri candidati, su cui far confluire i voti, in una lista che ha la certezza di superare il quorum, ha una probabilità estremamente più elevata di vedersi rappresentato in Consiglio rispetto alla mission impossible di superare il quorum con la propria lista. Infatti, ad esempio a Roma, Casapound ha inserito propri candidati nella lista della Lega, e non è detto che anche qui da noi non sia successo qualcosa di simile, visto che tale organizzazione non ha presentato una propria candidatura, contrariamente al 2016.”

“Te però applichi l’arida contabilità a una materia che si basa sugli ideali, almeno in alcuni casi.”

“E che differenza di ideali può esserci tra le tre proposte di sinistra-sinistra? Ti ricordo che, alle ultime elezioni, l’area non aveva presentato liste, o meglio chi ci aveva provato era stato bocciato dalla Prefettura; nel 2011, invece, ci furono due candidati sindaco della medesima area, che raccolsero complessivamente poco più dell’1% dei consensi.”

“Secondo me sbagli l’analisi. Ti approcci al fenomeno usando la chiave dell’utilitarismo. Niente di più lontano dalla realtà. Qui si tratta di testimonianza. Sventolare la bandiera, far vedere che si è ancora attivi. Anch’io, senza vessilli da esibire in quanto vittima del pensiero debole e tormentato dai dubbi, faccio un po’ fatica a mettermi nei loro panni. Ma se ciascuno di loro è convinto di aver ragione, di portare l’unica proposta politica “giusta”, perché mai dovrebbe fare un passo di lato e accordarsi per appoggiare la proposta di un altro che, in quanto diversa, per definizione non è quella giusta?”

“Duri e puri, insomma. Però in questo modo indirettamente favoriscono il candidato di destra, quanto di più lontano dalla propria visione politica.”

“Forse per loro il problema non è risolvibile misurando le distanze. Se così fosse, si sarebbero messi d’accordo i tre aspiranti sindaci per una candidatura unica, con l’obiettivo comunque ambizioso di cercare di raggiungere il quorum. Ho il sospetto invece che, per ciascuno di loro, se non passa la propria proposta, qualunque altra sia ugualmente sbagliata, senza possibilità di fare graduatorie. Un approccio in apparenza manicheo, ma che nei fatti mi sembra l’unica spiegazione con un minimo di logica.”

“Quindi, se non divento sindaco io, chiunque altro va ugualmente male. Ma siamo sicuri che ciò risponda alle aspettative di coloro che intendono rappresentare? E te, come voti?”

“Non ci provare che tanto non ti dirò mai chi ho votato né tantomeno chi voterò. Parlando in linea generale, nei criteri di scelta sono passato per varie fasi: mi sono basato sulla mia valutazione della persona, indipendentemente dalla collocazione; ho usato il voto come pagella, attribuendo premi e castighi disinteressandomi delle conseguenze; infine sono approdato alla scelta geografica.”

“In base al luogo di nascita del candidato? Ma non ti sembra una modalità casuale troppo scombiccherata?”

“Non il luogo di nascita, piuttosto in base alla direzione da prendere. Io ho grossomodo una mia idea, che tra l’altro evolve nel tempo. Fai conto che voglia andare a nord. Però non c’è nessun candidato sindaco con qualche possibilità anche minima di successo che abbia esattamente lo stesso obiettivo, e questo accade a parecchi elettori. Allora sostengo colui che più si avvicina alla mia meta e mi oppongo a chi voglia invece andare in direzione opposta. Come per il lato di bolina delle regate a vela, non potendo andare direttamente alla boa che indica la provenienza del vento, bordeggio virando a destra e a sinistra, purché la direzione sia quella giusta e mi avvicini alla meta. Faccio più strada, certo, ma sempre meglio che restare fermo con la prua controvento o, peggio, farmi portare in direzione opposta senza tentare un’adeguata resistenza.”

“Ho capito, una versione nobilitata del meno peggio. Esattamente il contrario delle candidature di testimonianza, come le hai chiamate tu. A me fanno solo venire in mente Tafazzi…”

E con l’immagine negli occhi di quella maschera falsamente allegra che si martella con entusiasmo gli zebedei, che a me ha sempre evocato solo una gran tristezza in quanto metafora calzante, congedo mestamente il mio stalker con un gesto della mano.

Erasmo dal Kurdistan è persona mutevole, con una spiccata tendenza alla tuttologia.
Vorrebbe affrontare la vita con leggerezza e ironia, ma raramente riesce a mantener fede a un impegno così arduo.
Scioccamente convinto di avere qualche dote letteraria (molto) nascosta, si prodiga nel vano tentativo di esternarla, con evidente scarsa fortuna.
Maniaco dell’editing e dell’interpunzione, segue un insano culto del punto e virgola (per tacere delle parentesi e delle amate virgole).
Tenta di tenere a bada una innata tendenza didascalica e quasi pedagogica pigiando sul pedale della satira di costume, ottenendo di comico solo il suo pio tentativo.
Il più delle volte si limita ad imbastire dimenticabili pipponi infarciti di luoghi comuni.

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