Taralleide: gli affari di fede di Frangiflutti

Courtesy: © Photo Carlo De Santis

L’interno buio della chiesa era squarciato da suggestive lame di luce che, dall’alto dei finestroni, cadevano di sbieco sui banchi di legno e sulle targhette che vi erano applicate sopra e che, in nome di una modestia felicemente sopraffatta, indicavano al mondo i cognomi delle benemerite famiglie donatrici.
Un ballo di polveri animava frenetico quei fasci luminosi, come capita a quelli emessi dai grossi proiettori dei cinema.
Tremavano appena le quiete fiammelle delle candele delle offerte, in un silenzio largo e potente: nessuno sedeva nei banchi, non era tempo di giaculatorie quell’ora del primo pomeriggio.
Ma all’estremità destra dell’alta navata centrale, dalla grande sacrestia fasciata da solenni armadi colmi di arredi e paramenti sacri, si sentiva vagare, basso e monocorde, il sussurro di due persone.

Padre Benigno Bertoni, un flauto fattosi voce, spandeva su un afflitto Ognissanti Frangiflutti tutto il conforto spirituale di cui era capace.
E si può ben capire che quel paterno intervento non fosse poca cosa: la potenza teologica, morale e diplomatica di cui l’alto prelato si era dotato, dapprima con faticosi studi, arricchendola poi con l’esercizio e la pratica in mille situazioni delicate, ne aveva fatto un perfetto Preposito Provinciale della Compagnia di Gesù.

Padre Benigno Bertoni

Il prelato, un volto tondo dagli occhi vivi ma pronti a dissimularsi in pie occhiate verso il cielo, ed una boccuccia a cuoricino, pronta a corrucciarsi ad ogni contrarietà, era pingue di delicati lardi all’altezza del girovita e di ambizioni di carriera all’interno di una testa povera di carità o di altri slanci umani, ma razionale, gelida ed efficiente ventiquattrore su ventiquattro.
Era stato il Direttore del Fogliaccio a richiedere un colloquio d’urgenza con quello che lui, privatamente ateo, definiva il suo padre spirituale.
Padre Bertoni in realtà era il nume tutelare del giornalista, sua relazione indispensabile presso gli ambienti della Curia e, in definitiva, suo maggior protettore politico.  

“Capisce Padre – la voce di Frangiflutti , già non particolarmente roboante, si era ridotta ad un rigagnolo adenoideo – sono caduto in una trappola: quella dannata poltrona cacasogni mi ha tolto per qualche ora il senso della realtà ed io, subito dopo un mezzo risveglio, ho finito per pubblicare un sogno, capisce?

La poltrona Onyric

Ho fatto stampare per titolo un sogno, quello cioè di vedere in galera questo sindaco e tutta la giunta una volta per tutte! Quando si è scoperto che non era affatto vero, dinanzi ad una bugia che batteva tutte le precedenti, ho dovuto per la prima volta piazzare una mia abiura in prima pagina.
Avrei preferito piuttosto legarmi ad un palo come San Sebastiano ed ascoltare l’opera omnia dei Negramaro e i loro miagolii. Tutto avrei voluto tranne quell’autosconfessione!
E non è neanche bastata, quell’insopportabile penitenza: mi è arrivata pure la querela del sindaco! Evidentemente il negoziante di arredi che mi ha venduto quell’aggeggio infame faceva parte di un complotto”.

“ Figliolo mio benedetto – rispose Padre Bertoni, più flautato che mai, dopo aver emesso un lungo e profondo sospiro, – siamo onesti: non è la prima volta che tu pubblichi del materiale onirico, si può dire che non hai fatto altro da quando i nostri eminenti amici sono stati sciaguratamente defenestrati da questi civici!
E’ chiaro, e te ne va reso merito, che narrare una realtà parallela, parlando delle cose della nostra amata città, era divenuta una necessità assoluta dinanzi alla minaccia costituita da un’amministrazione eversiva.
Ma pubblicare una scemenza simile solo perché ti era stata suggerita da una poltrona, ebbene figliuolo caro, questa è cosa da non potersi sentire! Beninteso, io ti credo, ma ti consiglio di non divulgare questa storia perché è talmente bislacca da far vacillare quella fama di giovane avveduto che ti sei costruito azzeccando tutte le mosse negli ultimi quarant’anni.
Se si venisse a scoprire, mi sarebbe impossibile a quel punto difenderti dinanzi al nostro eminente amico, generoso sostenitore della Nostra Compagnia, proprietario del tuo giornale e di diverse disca…ehm…discopatie, che lo fanno soffrire molto.

Tu ora, caro Direttore, ti rimetterai buono buono a pubblicare solo insinuazioni e piccole notizie fasulle, materiale nebuloso insomma, senza pretesa di spacciarle per verità, e lo farai come sempre con costanza e pazienza: queste sono le virtù in grado di disintegrare chi ci provoca problemi e contrarietà.

Lettore di quotidiano da bar

Un’insinuazione al giorno leva il civico di torno, no?
Senza affollarsi troppo, esse si ammonticchieranno ingorgando la memoria dei tuoi lettori.
Queste anime semplici si passeranno, uno dopo l’altro, la loro brava copia del Fogliaccio, macchiata un po’ di marmellata, nei bar che frequentano, e rimarranno convinti, ad esempio, che l’amministrazione, pur ricchissima di risorse, si ostina per puro dispetto a non riparare le buche che si sono formate in decenni e decenni di noncuranza.
E non disturbarti a scomodare la Storia: quella incuria dovrà apparire “loro”, solo loro, quella degli ultimi arrivati!

Frangiflutti ascoltava la lezione teopolitologica del gesuita con il consueto, reverente rispetto, diciamo pure con scoperta ammirazione: una testa come quella, in tre minuti, era in grado di convincere Gandhi a divorare un abbacchio alla scottadito!

Il Mahatma Gandhi

Certo di essere stato compreso, Padre Bertoni riprese a dare ottimi consigli: “Farai scrivere a qualche tuo giovane di bottega, qualcuno insomma che ancora non abbia necessità di difendere una carriera, e non lo farai mai più di persona, che l’assessore al decoro urbano è stato visto alle tre di notte, vestito da principessina circassa, mentre, lavorando sodo, con una vanga allargava le buche di un intero quartiere, sorridendo vacuo, come un folle.
Quando sarà il momento, di fronte a qualche inevitabile mormorio di protesta, dedicherai alla smentita della notizia falsa lo spazio occupato da una formica giunta al termine di una severa cura dimagrante.

D’altronde, amato figliuolo, non sono certo io a dovere insegnare ad un maestro come te che la Verità è un concetto così volgare e pericoloso che lo dovrebbero maneggiare solo persone che professano la nostra stessa fede, pastori abili nel sedare le contrastanti pulsioni della gente, convogliarle e guidarle verso gli approdi desiderati, quelli che non ci destino alcuna preoccupazione.
Oltre a Nostro Signore, naturalmente, l’unica Verità per noi, caro amico, è il risultato, quel risultato che si è cercato sin dall’inizio.
Null’altro: il resto è eversione.

Tu sta’ tranquillo e riprendi sereno il tuo cammino.
Alla tua età si possono ancora imparare delle lezioni importanti ed io so che tu non mancherai di farlo.
Tutto col tempo si dimentica, figurarsi! Faremo sparire questo tuo scivolone, lo spediremo verso universi ignoti, irrintracciabile come i quarantanove milioni della Lega. 

Ma, figliolo carissimo, che non ti salti in testa di usare ancora la poltrona generasogni! –  A questo punto Padre Bertoni, con le mani aperte in un abbraccio metafisico, strinse le labbruzze in un’espressione virtuosa, mentre gli occhi, levandosi, raggiungevano un punto preciso nell’alto dei cieli – Anzi, diletto amico, fai una cosa: per evitare ogni tentazione, fammela spedire al mio indirizzo presso il vescovado.

Senza la vicinanza dell’oggetto del desiderio, le brame si acquieteranno: da noi quell’oggetto infido starà tra gente di Dio, avvezza a temperarsi, a mortificarsi, a raggiungere il risultato previsto, in nome di un bene superiore.
Ah, figliuolo, a proposito: non dimenticare di accludere la garanzia, il libretto di istruzioni e il telecomando.
E non stare più in ansia, mi farò col tuo padro… col tuo proprietario, una bella e utile chiacchierata su..diciamo.. controverse questioni teologiche, Ah Ah Ah! Funzionano sempre quando si cerca un risultato concreto: cosa infatti può agire sulla materia meglio dello spirito? Va’ fratello, torna in pace al tuo prezioso lavoro”.
Il prelato, con stampato sul volto lo stesso sguardo benevolo che il titolare di un’impresa di pompe funebri rivolge a chi ha avuto il buongusto di diventare salma, accompagnò Frangiflutti fino all’uscita.
Il Direttore del Fogliaccio si incamminò, sentendosi più sollevato, leggero come un venditore ambulante di palloncini.
Fuori, lo spazio del sagrato da anni era stato ristretto con una pesante cancellata che limitava preventivamente le carità esercitate in proprio, anarchicamente, e i giochi che i bambini da tempo non facevano più.



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