Il breve regno di Re Tarallo


Quando quella mattina di Aprile Lallo Tarallo entrò per la prima volta nella sua nuova qualità di Direttore Reggente nella Redazione del Fogliaccio Quotidiano, non trovò nessuno.
Non c’era anima viva, era arrivato troppo presto. Scrivanie silenziose ospitavano carte in disordine, penne, matite e bicchierini di carta.
I cestini, piazzati ai piedi dei tavoli, fermi come cagnetti ubbidienti, in attesa di ordini, rigurgitavano, pieni fino al bordo di fogli appallottolati, alcuni dei quali, tracimati da quei cumuli, giacevano tristemente a terra, muti testimoni di idee scartate.

la redazione

Tarallo ancora doveva riprendersi dalla sorpresa: il giorno prima era stato contattato telefonicamente da Ognissanti Frangiflutti.
La chiamata lo aveva raggiunto nella villa al mare di Omar Tressette, il facoltoso industriale produttore di cimici per spionaggio, famoso per le sue mille spettacolari intolleranze.
Tressette, per l’autorevole tramite del Professor Cervellenstein, suo terapeuta, aveva invitato per un weekend l’intera banda di amici del giornalista, che aveva accettato l’invito con rumorose manifestazioni di contentezza.
Erano quindi tutti in spiaggia quando arrivò la sorprendente comunicazione. 

Villa Tressette

Il cellulare aveva squillato mentre Lallo con Abdhulafiah, Afid, Consuelo, Nadir, il cugino di Afid e Aisha, sua moglie, era impegnato in una combattutissima  partita di tachkount, uno sport tradizionale arabo, una specie di hockey su sabbia giocato con rami di palma al posto delle mazze. La chiamata era arrivata in un frangente delicato della gara, e cioè nel momento in cui Abdhulafiah, più a suo agio con i listini di Borsa che con quel gioco, stava sfilando con cautela un lungo ramo della sua palma dal padiglione auricolare di Nadir.
Il consulente finanziario da parcheggio, rosso in faccia per il sole e per l’imbarazzo, cercava di venirne fuori con cura e pazienza, ben poco aiutato dalla vittima che in preda al dolore e alla paura, ragliava fortissimo, a tutta tonsilla.

Tarallo, ansante e rosso in faccia per lo sforzo, aveva raccattato il cellulare dal taschino del suo giubbotto, appeso ad una sdraio, e un po’ sfiatato aveva detto: “Sii..?”. 

Sulle prime non riconobbe la voce: le parole parevano spezzarsi venendo fuori dalla bocca dell’uomo al telefono.
Il tono era alterato, si sarebbe detto scosso da singhiozzi.
A Lallo sembrò di cogliere un’espressione un po’ strana: che si trattasse di uno scherzo?

“Oo …no.. Ftuttifrutti … è lei Taallo?”

“Eh?? – replicò il giornalista  – Scusi, come ha detto? Tuttifrutti? Cos’è, un quiz?”

“No Taallo, so..no Fran..gi..flutti, il suo Di.. ettore”

“Ah, scusi Direttore, non l’avevo riconosciuta. La sento un po’, come dire, in difficoltà fonetica: sta forse masticando un pezzo di pizza alla lava fusa? Magari sta facendo uno spuntino veloce?”.

Ognissanti Frangiflutti a quel punto sembrò riacquistare un filo di controllo e, arginati in qualche modo i singhiozzi, replicò brusco:
“Sempre quel suo spirito tuberico Tarallo, non riesce proprio a tenerlo a freno?…”

“Ma no Direttore io intendevo…”

“La pianti di tritare nuvole con la bocca e mi ascolti piuttosto: io debbo assentarmi per qualche mese, sa,  ho un periodo di esercizi spirituali che svolgerò a Tashkent in Uzbekistan.
E’ un evento molto importante, così importante che sarà presente anche Sua Eccellenza Monsignor Benigno Bertoni…”

Padre Benigno Bertoni

Tarallo sentì una risata risalire gorgogliante dalle sue trippe: il plico denuncia spedito da lui e soci ai Capi Gesuiti, evidentemente aveva sortito un primo effetto punitivo.

“In riferimento alla mia assenza, la Proprietà del giornale, via telefono, nella persona dell’Amministratore Delegato del Gruppo Immondi e Zia, mi ha comunicato di avere inopinatamente delegato lei, Tarallo, alla reggenza temporanea della Direzione.
Inutile starle a dire che venire a sapere di una micidiale epidemia di vaiolo che si fosse abbattuta sul mio quartiere, mi avrebbe addolorato meno. Biasimo con forza l’eccesso di consumi alcolici nel corso dei Consigli di Amministrazione perché credo infatti che a quelle strabilianti impennate etiliche lei debba l’infausta possibilità che le vie..ne ino.. pi..nata…men..te co..n..ces…sa….Auuuuuuu…”.

Non ce l’aveva fatta il Direttore a tenersi composto: la voce gli si era nuovamente spezzata e all’esitazione sulle ultime parole era seguito un suo lungo, disperato guaito. 

Tarallo sbigottito dalla notizia, aveva interrotto la partita da spiaggia dei suoi amici per comunicarla.
La banda aveva fatto gazzarra, Afid e Abdhulafiah se l’erano caricato sulle spalle per un breve giro di trionfo.
Il bacio di congratulazioni di Consuelo, a dir poco meravigliosa, al suo Lallo, aveva provocato una improvvisa marea: il Tirreno si era ritirato lasciando il fondale scoperto per un paio di chilometri, e subito dei ragazzi avevano preso a giocarci a pallone.
Poco più in la Omar Tressette, preparandosi a dare battaglia, guardava con malcelata ostilità due bagnanti che passeggiavano sull’arenile con i famosi e orridi sandaloni tedeschi ai piedi.
Il Professor Cervellenstein che seduto sulla sua sdraio accanto a Odile, una strepitosa cinquantenne parigina, aveva l’aria regale di un monarca appena deposto, controllava il suo paziente, pronto eventualmente  ad intervenire.

Omar Tressette
Omar Tressette

Ecco detti dunque i fatti per i quali Lallo Tarallo, di mattina presto in quel giorno di Aprile, si trovava nella redazione del Fogliaccio a guardare le scrivanie deserte.
Raggiunse poi l’ufficio del Direttore mentre coi grembiuli addosso e gli attrezzi del mestiere in mano, arrivavano Matilde e Ofelia, le donne che ogni giorno facevano le pulizie.
Poco più tardi Lallo si trovò di fronte a tutti i redattori. Un silenzio densissimo era decorato solo da sporadici colpi di tosse: i giornalisti avevano intuito che stava per scoppiare una bomba.
Quei vecchi mestieranti nel corso di carriere mediamente disonorevoli, ne avevano viste di tutti i colori, ma rendendosi conto che Tarallo, ultima ruota del carro, aveva assunto la Direzione ad interim, assunsero la stessa espressione basita di un tirannosauro a cui venga data per cena una vellutatina di carote.
Ascanio Tripozzi, detto “Linguadifuoco”, notoriamente il più ipocrita e lecchino della redazione, fu il più pronto a reagire: “Congratulazioni vivissime caro Direttore, mille auguri!” disse, versando in terra dieci grammi di bava.

Ascanio Tripozzi, detto “Linguadifuoco”

Gli altri applaudirono fiaccamente.
Tarallo ripassava mentalmente il discorso che aveva preparato, un fiume di parole impetuoso, arroventato di passione civile e che avrebbe segnalato una svolta rivoluzionaria di indipendenza e aggressività giornalistica nella linea editoriale del Fogliaccio, fino a quel momento improntata al più rigoroso servilismo politico.
Stava per aprire bocca, quando nella stanzona della redazione si fece strada Enver Bartolucci, il rappresentante periferico della Proprietà, l’uomo sul quale in prima battuta si appuntava l’odio dei dipendenti  Bartolucci teneva sottobbraccio un tizio sudaticcio, dall’aria tronfia e ottusa. 

Prese il centro della sala (della posizione declamatoria di Tarallo non si era nemmeno accorto), e con la sua voce di celebrata e imitatissima stridulità, disse:
Mi fa piacere vedervi qui, tutti riuniti e puntuali, in quanto la Proprietà ha alcune comunicazioni da darvi.
Il vostro Direttore Frangiflutti sarà assente per qualche mese, per puniz…per svolgere altri importanti incarichi.
Il qui presente Dottor Lello Rapallo, assumerà nel frattempo l’interim della Direzione. Certo del vostro spirito collaborativo nei suoi confronti, vi auguro buon lavoro
”. 

il Dottor Lello Rapallo, Direttore ad interim

Mentre il designato si impegnava in un discorsetto ordinario, saporito quanto un timballo di polistirolo, Lallo ricostruiva mentalmente l’accaduto. Evidentemente Frangiflutti, disperato e poco lucido per la sua temporanea rimozione, a causa della somiglianza tra il suo nome e quello di questo Lello Rapallo, aveva mal compreso chi fosse il prescelto, dandogli quindi il volto del suo peggior incubo, ovvero il suo.
Tarallo, avvezzo agli strapazzi della sorte, limitò la sua delusione solo ai successivi tre minuti. 

Pensò poi alla sua Consuelo e, mentre il nuovo reggente proseguiva il suo discorsetto grigio, il suo mondo interiore riprese i suoi vivacissimi colori, abbacinandolo di gioia.

Consuelo

Sotto il divertente pseudonimo di Lallo Tarallo si cela lo scrittore,  polemista satirico, storico della filosofia kirghiza e collezionista di barchette fatte con carta di quaderni Pigna, Lallo Tarallo.
Nato da qualche parte in un giorno di settembre a vostra scelta, si dedicò dapprima a studi classici, approfondendo soprattutto i nebulosi rapporti tra Sparta e Pontinia, poi, all’insaputa di tutti, lui stesso incluso, iniziò l’attività di scrittore.
Nel 2017, infilatoci da una muscolosa raccomandazione di uno zio piduista, entrò nella redazione del Fogliaccio Quotidiano, rimanendo però sempre pericolanti i suoi rapporti di lavoro e personali col Direttore, Ognissanti Frangiflutti.
Vinte mille difficoltà, è riuscito infine a conquistare Consuelo, una donna tanto bella da rischiarare il mondo, e a mettersi definitivamente calmo sul piano sentimentale.
Ha frequentazioni con soggetti migranti o bizzarri, o entrambe le cose, e da quando era feto è in cura con l’illustre Psicologo e clinico Samuel Cervellenstein.


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