Ivan Graziani: il poeta della provincia

Personaggio atipico, decisamente “avanti” rispetto ai suoi contemporanei, Ivan Graziani ha portato nella canzone italiana un nuovo approccio rock, senza complessi di inferiorità verso i modelli anglo-americani. Il grande assente nel mondo cantautorale italiano era il rock che, all’alba degli anni 70, era invece conteso fra i reduci della beat generation, per la quale il testo era per lo più accessorio agli scopi musicali.
Questo fino a quando non comparve sulla scena uno strano chitarrista di nome Ivan.

La provincia era il suo mondo e il suo modo di pensare e di agire.
L’amore per i profumi di una terra, di certe storie particolari, perfettamente dipinte nei testi, hanno fatto di lui un cantautore fuori dal coro ed in contrasto coi canoni del mercato. 

Graziani nasce nel 1945 a Teramo. L’amore per la musica è grande, sin da bambino. Nella sua famiglia già il fratello maggiore suona la chitarra e questo il giovane Ivan lo prende come stimolo. Così nel 1956, malgrado la sua giovane età, lascia la batteria per dedicarsi a tempo pieno alla chitarra.
L’abruzzese ha sempre avuto con lo strumento un rapporto molto particolare, fino a considerarlo un prolungamento del suo corpo:

“La chitarra va amata come forma, se non ami questo lascia perdere. E’ come una donna, già il nome è al femminile: la chitarra non è il mandolino, il basso,  il pianoforte, è la chitarra… la chitarra ti prende perché è avvolgente, è calda e poi è comoda. Te la porti al mare, in montagna, in macchina: prova a rimorchiare al mare con un pianoforte, portatelo sulla spiaggia. Voglio vedere come cavolo fai”.

Le sue prime esperienze musicali risalgono al lontano 1960 al fianco del trombettista Nino Dale: qui, nel suo gruppo, Graziani esordirà e a lui dedicherà nel 1983 la canzone “Nino Dale And His Modernist”. 

Ivan Graziani, quarto da sx con la sua chitarra, accanto a Nino Dale
Ivan Graziani: Nino Dale & His Modernists [1983] dal programma “L’orecchiocchio”

Anche l’amore per l’arte lo ha nel sangue, così nel 1963 prende il diploma in arti grafiche all’Accademia delle Belle Arti ad Urbino, sua città adottiva. Questo lo porta a guadagnare anche i suoi primi soldi. I suoi disegni variano molto: da personaggi alla Corto Maltese fino a ritrarre scene di vita quotidiana. Graziani tiene molto alla carriera di disegnatore e le mostre dei suoi disegni lo rendono molto fiero.  

Un bozzetto di Ivan

La prima vera svolta artistica in campo musicale avviene nel 1966 con la fondazione della band Anonima Sound, con la quale raggiunge Milano. Incidono un 45 giri dal titolo “Fuori Piove / Parla Tu” e con esso arriva il primo esame: Il Cantagiro.
Purtroppo per loro il risultato è disastroso: l’ultimo posto, è un duro colpo che tuttavia non ferma le ambizioni della band. L’anno successivo è la volta del secondo 45 “Ombre Vive / Girotondo”, supportato dalla casa discografica di Mogol, la Numero Uno.

E’in questo periodo che l’interesse di Ivan per il rock diventa sempre più grande, l’amore per le sonorità alla Duane Eddy, quelle degli Shadows e di B.B. King e Chuck Berry, lo portano a tentare la carriera solista. 

Ivan e sua moglie Anna

Abbraccia la sua chitarra e nel 1970 realizza il suo vero primo disco, completamente strumentale ed autoprodotto. Il long playing dal titolo “Tato Tomaso’s Guitar”, è dedicato a sua moglie Anna, ma non verrà mai distribuito. 

Bisognerà attendere il 1970 per ascoltare la voce di Ivan, quella che lui ama definire “la voce di una bimba perversa” e in effetti il ricordo che si ha di questo artista viaggia soprattutto sulle onde di quel falsetto che non si sa se sia naturale o forzato.
Il lavoro di cui parliamo prende il titolo di “Desperation” ed è un trentatrè giri cantato in inglese, tutto dedicato al rock degli anni ’50. Nel frattempo, come strumentista collabora a dischi di artisti del calibro di Lucio Battisti, Antonello Venditti, Formula Tre e per poco non entra nella Premiata Forneria Marconi al posto di Mauro Pagani.

Una bozza di Ivan per la copertina di “Desperation” successivamente scartata

Graziani richiama l’attenzione di Lucio Battisti, che lo vuole nella registrazione di “La Batteria, Il Contrabbasso, ecc.”.
Ed è lo stesso Lucio ad incoraggiarlo nel concepimento del nuovo “Ballata Per Quattro Stagioni” uscito poi nel ’76.
La critica applaude, davanti a perle come “E Sei Così Bella”, “Il Campo Della Fiera” e appunto “Ballata Per Quattro Stagioni”.
Nel disco, come ingrediente che insaporisce ulteriormente, c’è una cosa che i lavori di tutti gli altri autori del periodo non contemplano: per la prima volta si sentono canzoni con assoli delle chitarre elettriche.
Al riguardo Ivan rilascia in un’intervista in cui dichiara: 

“La chitarra acustica è uno strumento molto diffuso in Abruzzo, insieme alla fisarmonica a due botte: un’accoppiata usata ad esempio per il saltarello. Ma in queste danze, avendo un ruolo di supporto ritmico per la fisarmonica, la chitarra veniva utilizzata con una tecnica che potrei definire di percussione: si percuotono le corde vicino al ponticello con la parte inferiore della mano, alternando questo movimento con delle battute sulle corde libere e con degli accordi. Questo procedimento, sulla chitarra elettrica, da dei risultati impensabili”.

I testi di Ivan pescano nel quotidiano per raccontare la vita e i problemi di tutti i giorni. Gli anni ’70 sono quelli della del look: ogni artista ha un qualcosa che lo identifica e Ivan, dietro ad un carattere particolare, quasi un orso, non vuol da meno e utilizza la sua passione per gli occhiali colorati. 

Nel 1976 nasce la grande amicizia con Antonello Venditti: Ivan suona la chitarra nel disco “Ullallà” del cantautore romano ed apre i suoi concerti come artista di spalla.
L’esperienza ormai ampiamente accumulata lo porta così ad incidere il bellissimo ‘I Lupi’ nel 1977 ed il successo è totale, e viaggia soprattutto sulle ali della meravigliosa ballata “Lugano Addio”. 

Lo stile è diretto e graffiante e scaturisce anche dai testi. Nel brano che dà il titolo all’intera opera, “I Lupi”, si parla dei fantasmi della guerra e dei suoi orrori. Sostanzialmente è una canzone antimilitarista senza mezzi termini, supportata dal ruvido rock della sua chitarra.

Un’altra caratteristica di Ivan è quella di narrare storie di tutti i giorni, dipingerle come un affresco, come in “Motocross”, in cui una ladra riesce a rubare il motorino di un ragazzo trascinandolo in una sporca imboscata.
Nel disco però viene fuori anche il suo amore per le donne: “Lugano Addio”, il maggior successo di Ivan, è anche il seme di una serie di storie di donne che animeranno spesso i testi delle sue canzoni. In questo caso l’amore è quasi adolescenziale, tenero e nostalgico.

Ivan Graziani – Lugano Addio Live

Nel 1978 esce “Pigro” e il successo commerciale arriva sull’onda di canzoni come “Monna Lisa”, “Paolina”, “Pigro” e “Sabbia Del Deserto”. Il rock vero è sempre presente, “Monna Lisa” apre in questo senso il disco e narra la storia di un furfante che vuole prendersi la Gioconda nella convinzione che gli appartenga.
Il massimo del lirismo Graziani lo raggiunge in “Scappo Di Casa”, una delle sue canzoni più belle. Non mancano ovviamente le ballate dedicate alle donne, in questo caso la dolcissima “Paolina”. Cosa dire poi della breve ed ironica “Pigro” dove l’artista attacca il mondo intellettualoide, quello con la “puzza al naso”, brano sostenuto da un sound rabbioso. 

Ma è nel 1979 che Graziani raggiunge il massimo della sua espressività: il suo Lp “Agnese Dolce Agnese” è un successo nazionale che vola sulle onde dolci della omonima canzone. 

Il brano in questione è anche causa di un malinteso: alcuni giornalisti di settore, all’ascolto di un pezzo di Phil Collins gridano al plagio ai danni dell’italiano. In realtà il brano non è altro che il tema del rondò di una delle “Sonatine Opera 36” di Muzio Clementi del 1797. Anche il nostro è costretto a scrivere nel quarto di copertina “Rielaborazione di Ivan Graziani”.  

Ivan Graziani – Agnese Live Concerto del 1989 a Cesenatico

Il Long playing si apre con “Taglia La Testa Al Gallo” in cui la chitarra è subito protagonista. Nel disco figura anche il brano preferito di Ivan, “Fuoco Sulla Collina”, in cui l’incedere della chitarra diverte Ivan e lo fa sbizzarrire, specialmente in sede live. Quello che oltremodo colpisce è il testo di questo brano, nel quale l’autore, teenager, sogna sè stesso uomo e immagina di assistere ad una guerra epica che si svolge sopra una collina. In verità scopre che i fuochi sono semplici fari di trattori che stanno trebbiando.

La qualità delle sue opere resta elevata in lavori come “Viaggi Ed Intemperie”, il disco del 1980, che include un’altra sfilza di successi fra i quali spicca prepotente “Firenze (Canzone Triste)”.
Con questo disco l’artista raggiunge forse l’apice della carriera. Le storie di donne si susseguono: “Isabella Sul Treno” e “Angelina” parlano delle loro vite ma Ivan tratta anche argomenti difficili come l’amore saffico e la droga. Con “Dada”, ispirata da un fatto realmente accaduto, Graziani ci racconta ancora una volta una storia senza mezzi termini. Anche “Tutto Questo Cosa C’Entra Con Il R & R?” è una denuncia aperta contro un mondo malvagio con le donne.
A completare l’opera figurano le bellissime “Radio Londra” e “Siracusa”. Su questi livelli purtroppo Graziani non tornerà quasi più.

Nel 1981 esce un mini album Q Disc registrato dal vivo dal trio Graziani-Ron-Kuzminac e le canzoni contenute sono piacevolissime da ascoltare.

Nello stesso anno è la volta di “Seni E Coseni”, un lavoro che vede le canzoni ripartite secondo due diversi stati d’animo: il lato A è più lento e delicato, il lato B più aggressivamente rock. 

In generale può considerarsi un buon album ma la critica dopo “Viaggi Ed Intemperie”, si attendeva di più dall’artista.

Il chitarrista abruzzese è soprattutto nei concerti che riesce a dare il meglio di sè, qui la vena rock è più marcata, la sua chitarra grida forte ed i riff sono più taglienti.
E’ il 1982 e Graziani pubblica il live “Parla Tu”, l’unico rappresentato nell’artwork dalle sue matite.

Non se ne capisce il motivo, ma le sue vendite diminuiscono e l’interesse del mercato volta le spalle al nostro artista anche se Ivan continua a scrivere grandi canzoni, come quelle incluse in “Ivan Graziani” l’album del 1983. 

Il lavoro compositivo prosegue senza soste e nel 1984 è pronto il nono sigillo della sua carriera, intitolato appunto “Nove”, ma i momenti degni di nota sono pochi.
L’artista sente che qualcosa si sta scollando fra lui e gli interessi che circolano intorno alla sua musica. Dopo una pausa di riflessione esce “Ivangarage” nel 1989, che per certi versi è un riscatto musicale, con buoni momenti che molto si rifanno al british-rock. 

Il pezzo forte ha il titolo di “Prudenza mai”, sarcastica e dura, e c’è anche un richiamo ai metallari, che Ivan sembra ammirare per la loro perenne fede e l’infantile desiderio d’amore, ma tutto è condito dalla sua immancabile ironia.
Non mancano nemmeno le denunce forti, in questo caso contro la pedofilia, e “Johnny non c’entra” ne è un perfetto esempio.

Nel 1991 esce un nuovo controverso lavoro di Ivan, “Cicli E Tricicli” e per l’ennesima volta la critica ed il pubblico si spaccano. Le canzoni non sono epocali, ma la verità sta nel mezzo, tutto sembra scorrere senza infamia nè lode. C’è però tutta la polemica di Ivan nei confronti di chi vuole tarpare le ali a quelli che nella vita tentano di volare, situazione ben descritta in “Kryptonite”, uno dei momenti più alti dell’intero lavoro. Per il resto si tratta di una manciata di buone canzoni.
Il chitarrista si rende conto del suo difficile momento artistico e nel 1994 tenta la carta San Remo e la canzone portata al festival, la sarcastica “Maledette Malelingue”, produce un discreto successo commerciale.
Intanto il contratto con la Carosello scade e Graziani, grazie all’amicizia con Renato Zero, si accasa con Fonopoli.
Questo connubio porterà alla realizzazione di “Fragili Fiori…Livan” nel 1995, un disco dal vivo con l’inserimento di quattro inediti e con la partecipazione vocale dello stesso Zero. 

Ivan Graziani (@Photo: Contrasto)

Il mestiere di disegnatore lo attrae ancora perché “il disegnatore è libero di fare quello che vuole, a differenza del cantante che è sempre nelle mani di troppa gente”. 

Poco tempo prima di morire accetta volentieri di collaborare alla pubblicazione di “Cartelle di sogni”, un volume di suoi disegni inediti, edito dal Comune di Urbino. 

I soggetti di questi disegni sono ritratti di personaggi misteriosi, donne di tutti i tipi e scene di vita quotidiana, e spesso si riferiscono ai suoi pezzi più famosi.

Dopo una lunga malattia Ivan muore a Novafeltria, vicino alla sua Urbino, il primo Gennaio del 1997. Quel brutto tumore all’intestino ha la meglio su di lui e sulla sua grande caparbietà.
Dopo la sua scomparsa usciranno postumi due album con sue canzoni. 

Alle esequie partecipano pochi amici stretti, Ivan verrà sepolto insieme alla sua inseparabile Gibson, ma c’è anche un’altra storia triste che si ricorda ancora a Novafeltria, quella del pastore tedesco di Ivan. L’animalesi alzava subito non appena sentiva suonare la chitarra del padrone ed accorreva per ascoltare quelle vibrazioni tanto care. 

Ivan e Irko

Un brutto giorno quella chitarra ha smesso di suonare e Irko, il cane, dopo aver vegliato il suo amico per due giorni, impazzisce dal dolore e inizia la ricerca di quel fantasma amato. Non riconosce più nessuno in famiglia, ormai è un randagio che vaga nel paese fino alla fine.
Se pure la gente ha dimenticato Ivan, Irko no, non ha potuto.

A Graziani è stata dedicata la mostra celebrativa “L’arte grafica di un grande chitarrista”, al Romics 2012, mostra in cui sono stati esposti disegni, schizzi, fumetti, collage e dipinti del musicista teramano.

“…Un vero chitarrista muore, deve morire sul palco.” 

Ivan Graziani

Tonino Panino è nato, o meglio è stato covato a Roma negli anni del boom italiano, cioè all’incirca a metà degli anni Cinquanta.
Già da piccolo amava a tal punto i suoi contemporanei che meditava di fondare un Erode Fun Club.
La faccenda si concretizzò solo qualche decennio dopo e Panino, insieme col collega Tarallo, venne nominato membro a vita del sodalizio, percorrendone per intero il cursus honorum.
Figlio unico, per buona sorte dei suoi mancati fratelli e sorelle, da piccolo non era molto studioso, preferendo trascorrere il suo tempo tra le braccia di Euterpe, piuttosto che a scuola, ascoltando musica e suonando: prima il pianoforte, poi il violino, quindi le percussioni e per ultimo il campanello di casa.
Senza musica non vivrebbe, lo sanno anche in casa, luogo nel quale è sottoposto giornalmente ad una flebo di gorgheggi melodici.
La sua musica preferita è il folk jazz sinfonico, ma non gli dispiace neppure la musica elettro-barocca da camera: comunque vista la sua spaventosa apertura mentale in campo musicale si può dire gli piacciano tutti i generi tranne i raga tibetani.
Non è una buona forchetta e non ama stare in tavola più di 35 secondi, e questo solo nel raro caso si senta di buon umore.
Ha la cordialità di un riccio arrabbiato ed è abitudinario al punto di non aver mai cambiato moglie.
Parla fluentemente un po’ di lingue tra cui l’uzbeco e il sezzese. 


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