Tarallo e la Santa Impazienza, parte quinta

“Allora Tarallo, che va combinando? Come spende la diaria giornaliera che le passiamo per fare un pezzo di colore sul presunto mistero di Strappoli di Sotto?”.
La voce, sottile ed incolore di Ognissanti Frangiflutti, direttore del Fogliaccio Quotidiano, il giornale per il quale Lallo lavorava, tollerato solo in virtù della leggenda che fosse nipote di un piduista, gli arrivava venata dal rivolo di antipatia repressa nei suoi confronti, ben radicata in quell’uomo mellifluo.
Tarallo per captare qualcosa di intellegibile da quel vocino fesso, dovette concentrarsi molto sulla telefonata, il cui volume doveva competere coi mille strilli che si levavano dalle altre stanze della movimentata Pensione La Rossa.

Berenice Passalà, proprietaria della Pensione “La Rossa”

Consuelo, che teneva il meraviglioso volto appoggiato così delicatamente sul cuscino di tela grezza da sembrarvi sospeso, era probabilmente l’unico essere umano in grado di dormire in quel rumorosissimo albergaccio.
“Guardi Direttore che qui davvero accadono cose inspiegabili: i martiri si spostano all’interno dei quadri della chiesa più importante del paese, e in base a chissà quale attività notturna, la mattina li si trova in posizioni cambiate rispetto a come sono stati dipinti e…”
“Lei è in stato di veglia Tarallo -Frangiflutti lo interruppe seccamente- o queste enormità me le sta biascicando, privo di coscienza durante uno spettacolare attacco di sonnambulismo?
Si rende conto di quello che mi ha appena detto?”
“Certo che mi rendo conto Direttore, se non mi crede venga pure a constatare questi fatti prodigiosi di persona.
Le dico addirittura che un santo martire decollato, non ricordo bene chi fosse, dopo che qualcosa si era mosso nel suo quadro, teneva in mano la propria testa, e aveva un occhio tumefatto, come per un pugno ricevuto, ed un cerottino sulla fronte.
Ieri mattina il sagrestano, che è la nostra fonte occulta, ha trovato separati due martiri inscindibili: uno di loro stava in piedi fuori del quadro, mentre il suo posto nel dipinto era stato occupato da Doris Day!!”.

Che razza di nocino fanno in quel paese, Tarallo? Ci mettono forse cherosene e cocaina oltre allo sciroppino di noci?
Mi crede un pazzo pensando che mi beva queste scemenze?”.
“Chiami pure Donaldo Ducco se crede, Direttore: le confermerà tutto punto per punto.
Posso anche spedirle delle foto dei martiri prima e dopo i loro exploit notturni, vedrà che le sto dicendo il vero.
Resto quindi ad indagare: ne vale la pena, mi creda.”
“Sì, d’accordo, ma non la stia a tirare tanto per le lunghe, e soprattutto non mi butti giù il solito pezzo irriguardoso e sensazionalistico, da anticlericale quale lei è Tarallo, perché in quel caso glielo cestinerò e farò pagare a lei le spese di vitto e alloggio che stiamo sostenendo per lei. La saluto”.
“Certo,-pensò Lallo- spese di rappresentanza come quella della Pensione La Rossa potrei permettermele perfino io!”.
Dopo una mezz’oretta dal risveglio di Consuelo, i due innamorati fecero una passeggiatina per il paese semideserto, incontrando gente un tempo cordiale, ma ridotta ora, al tempo del covid 19, ad una sorda diffidenza dal terrore medioevale del contagio, che aveva preso forme vistose.

C’erano infatti più mascherine in giro che nel martedì grasso.
Andarono a sedersi da “Medardo”.
Tre quarti d’ora e svariate brioche dopo, Tarallo e Consuelo incontrarono Donaldo Ducco che gli fece compagnia sedendosi con loro ad uno dei tavoli martoriati di quel locale, che fungeva da suo quartier generale.
Dopo aver sparso la solita manciata di sguardi furtivi a chi gli stava intorno, Ducco, col becco più corrucciato del solito, allungò ai suoi due interlocutori il suo cellulare, mostrandogli una serie di foto.
“Stamattina”, disse solo, illustrando con un’unica parola la situazione trovata quel giorno in chiesa.
Aggiunse poi: “La situazione va precipitando”.
Tarallo e Consuelo si trovarono più volte a sgranare gli occhi: quella che nei giorni precedenti era stata una progressione di fatti misteriosi, dal primo di essi, certo sconvolgente, fino agli ultimi, sempre più spettacolari, dimostrava ora la completa anarchia nella condotta dei santi martiri ospitati nei dipinti di Santa Abbondanziana Martire.
I due inviati, dando una scorsa veloce alle opere d’arte fotografate quel mattino da Ducco, videro nell’ordine.
a) Cleopatra, bella e sexy, al posto della Vergine accanto a San Pietro martire, un po’ smarrito a causa di una scure piantata in testa;

b) un corteo di protomartiri recanti palloni da calcio al posto delle originarie corone, immortalati in un mosaico in stile bizantino;

c) Santa Lucia, inginocchiata a braccia conserte mentre un parrucchiere, standole alle spalle, troneggiava su di lei;

d) Una versione modificata della lapidazione di Santo Stefano con gli aguzzini impegnati nel lancio di krapfen al posto delle pietre.

“Santo cielo!!”
A Tarallo e Consuelo, colpiti da una specie di scossa, scappò uno strillo all’unisono, ma, accorgendosi di aver destato l’attenzione dei maratoneti della briscola accampati nei tavoli vicini, riportarono il loro volume di voce sull’opportuno registro del “pianissimo”.
Ducco assentiva energicamente con la testa: “Sì, vero, è un casino: non li teniamo più! Sa solo Iddio perché ‘sti martiri proprio ora se siano messi in capo tutta ‘sta robba strana, ma mo che so partiti, nun se fermano più!
E poi il macello che combineno loro va a sommasse cor macello de ‘sta mezza pestilenza.
Per via der coronavirus Don Oronzo, da ieri ha sospeso puro le confessioni, ma la gente nun ce voleva stà: pe la paura der contaggio tutti se la fanno addosso de dovè morì da peccatori, senza essese smacchiati. S’era fatta ‘na fila lunga ‘na quaresima, e tutti baccagliavano.
Tutti a dì: “Avemo peccato Don Orò, e manco poco: nun ce po’ lascià senza l’assoluzione.
Ce peseno le coscienze: e se er colonavirus ce se pijia, che famo? Che je dimo a Satana? Je dimo : “E’ stato Don Oronzo, quello …s … sciocchino?””.
Ce n’è stato uno che addirittura s’è messo a strillà forte li peccati sua, pe fregà gli altri sul tempo e ripulisse ar volo.
E urlava: “Ho dato apposta le gocce sbagliate a mi’ socera, quelle pe’ sbloccà le mucche. Dopo tre ggiorni ancora sta ar bagno e canta, canta, canta..”

Poi ha confessato molta altra robaccia de ‘sto genere. ? ‘No schifo!
Prima de riuscì a mannà via tutti ‘sti matti c’è voluto un sacco de tempo, s’è fatto tardi.
In ogni caso Don Oronzo nun è riuscito a dormì.
Quando poi ha visto er casino fatto da li santi martiri, una volta rinvenuto, è stato costretto ad avvertì er vescovo.
Sua Eccellenza è venuto subbito, oggi, presto, de mattina.
La prima cosa che ha visto è stato quer mosaico co li martiri calciatori.
Come c’è rimasto! Pensavo che svenisse puro lui, come er prete.
Ha perso tutte le parole, tutte dico, tranne una: “cacchiolino!”, che s’è messo a ripete come ‘na cantilena, ‘na preghiera: “Cacchiolino! Cacchiolino! Cacchiolino..”.
E così via.
L’autista l’ha riportato in città: pareva n’matto e nun s’era ancora azzittato: “Cacchiolino, cacchiolino…”.

Sua Eccellenza il Vescovo

Consuelo, che non aveva ancora parlato, gli chiese: “Si possono fare delle foto ai quadri?
“No, pe’ carità, mo nun se po’: Ve dirò io che decideranno de fà, ma ar momento stateve fermi, evitate er virus e ricreateve fora da quà!”.
Uscirono dalla chiesa ancora scossi.
Tarallo pensava alla struttura da dare all’inchiesta, Consuelo fotografava la vita del paese, il cui andazzo mostrava già l’impronta della regia del virus.
Le strade erano semideserte e molti dei negozi avevano le serrande abbassate.
Al “Bar Centrale -Alè Wombati” i tavolini si erano diradati per rispettare la distanza di legge, che ora, calcolandone la gittata media, era misurata in sternuti.
I clienti erano tenuti a mantenere tra di loro la distanza minima di sicurezza di due sternuti, così le fitte conversazioni di una volta, quando in un metro quadrato di bar stavano stipati in dieci, ora venivano tenute urlando da tavolino a tavolino, con una conseguenza grave: non potendo più veicolare succosi pettegolezzi, i discorsi rimanevano esageratamente ancorati al generale.

Consuelo e Lallo, infatti, passando davanti al Bar Centrale sentirono distintamente il Dott. Franto Tonazzo, compuntamente seduto al suo tavolino dinanzi ad un fernettino, urlare al Ragioniere Ampelio Miccichè: “Sembra che oggi le Eurovomit siano le uniche azioni uscite indenni dal crollo virale del listino: non a caso tra i loro possessori si è registrato il tasso minimo di suicidi. Lei che ne dice Miccichè?”
E l’altro rispose: “Mah, io, ricorrendo all’ipnosi profonda, avevo appena venduto un grosso quantitativo delle Spazzasterco Privilegiate ad un anziano pensionato di Saltuzzo, così posso dire di essermi salvato: quelle azioni sono scese fino a salutare Belzebù e ho saputo che il tipo che me l’ha comprate l’ha fatta finita”
“Addirittura Ragioniere? S’è ammazzato?”, chiese ancora Tonazzo, strillando.
“Sì, si è chiuso in casa con dieci cd, tutta roba dei Negramaro, di Jovanotti, di Antonacci e Gigi D’Alessio.
La domestica, che aveva le chiavi di casa, ha trovato il corpo due giorni dopo, pare che avesse una smorfia di orrore stampata in volto”, aggiunse il Rag. Miccichè.

“Lo credo bene, che fine orribile ha scelto di fare!”, commentò il farmacista a gran voce.
Tarallo e Consuelo repressero un brivido sentendo quel racconto raccapricciante e tirarono dritto procedendo per il corso principale di Strappoli di Sotto, ridotto a passeggiata per pochi passanti.
D’un tratto però, dinanzi a loro, avanti d’una cinquantina di metri, videro un assembramento di gente.
Un simile addensarsi di persone era divenuto una specie di reato, così i due si chiesero quale potesse essere la causa di un fenomeno che si era fatto così raro.
Man mano che si avvicinavano, tra quella piccola folla distinsero la sagoma di una sorta di baracchino che aveva un’insegna a grandi lettere gialle.
La scritta infine si delineò ai loro occhi:

Lallo stava per chiamare i carabinieri, ma quando vide l’uomo che aveva organizzato quella pagliacciata ripose il cellulare nella tasca.
L’individuo stava in equilibrio incerto su quel baracchino improvvisato, e pareva che per riuscire a passare il presunto tampone alla notevole folla di clienti che lo bramava, usasse tante braccia quante ne aveva la Dea Khalì.
Tarallo e Consuelo conoscevano quell’uomo, che in quel frangente mostrava una faccia assorta quanto soddisfatta: era, manco a dirlo, il loro vecchio amico falsario Afid!

Continua…

Sotto il divertente pseudonimo di Lallo Tarallo si cela lo scrittore,  polemista satirico, storico della filosofia kirghiza e collezionista di barchette fatte con carta di quaderni Pigna, Lallo Tarallo.
Nato da qualche parte in un giorno di settembre a vostra scelta, si dedicò dapprima a studi classici, approfondendo soprattutto i nebulosi rapporti tra Sparta e Pontinia, poi, all’insaputa di tutti, lui stesso incluso, iniziò l’attività di scrittore.
Nel 2017, infilatoci da una muscolosa raccomandazione di uno zio piduista, entrò nella redazione del Fogliaccio Quotidiano, rimanendo però sempre pericolanti i suoi rapporti di lavoro e personali col Direttore, Ognissanti Frangiflutti.
Vinte mille difficoltà, è riuscito infine a conquistare Consuelo, una donna tanto bella da rischiarare il mondo, e a mettersi definitivamente calmo sul piano sentimentale.
Ha frequentazioni con soggetti migranti o bizzarri, o entrambe le cose, e da quando era feto è in cura con l’illustre Psicologo e clinico Samuel Cervellenstein.


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