Sicurezza sul Lavoro, una questione di Civiltà

Si continua a morire sul posto di lavoro come e più di 50 anni fa.
Nel 2017 l’assurda conta è giunta a 1.350 morti e nei primi mesi di questo 2018 siamo già a 230 secondo i dati Inail che l’Osservatorio indipendente di Bologna ritocca drammaticamente al rialzo, aggiungendo anche le vittime prive di assicurazione.
Ciò significa quasi 2 morti al giorno e va da se che non dovrebbe essere così. Non si dovrebbe morire di lavoro. E quando questo accade è perché la sicurezza è ormai un optional per le imprese.

Il primo bilancio dell’Ispettorato nazionale del lavoro è deludente: in l’Italia ci sono solo 2.100 ispettori a controllare 4 milioni e 300 mila aziende, impedire loro di assumere in nero e di violare le norme di sicurezza. Dal primo gennaio 2017 è operativo, dopo una lunga gestazione, il nuovo Ispettorato nazionale del lavoro (Inl) istituito dal Jobs Act nel 2015.
L’obiettivo di mettere sotto un unico ombrello ispettori del lavoro, dell’Inps e dell’Inail – sacrosanto, visto che in nessun paese europeo esistono tre ispettorati – per ora si è scontrato con una serie di limiti.
Le banche dati ancora non dialogano.
Gli ispettori del ministero non hanno l’indennità percepita dai colleghi di Inps e Inail, sebbene le mansioni siano ora identiche.
La formazione per i nuovi compiti non è partita.
Le 150 assunzioni promesse, complice anche lo stallo politico, ancora non si vedono.
E i risultati sono agghiaccianti: su 160.347 aziende ispezionate nel 2017 (il 16% in meno dell’anno precedente) il 65% presentava irregolarità, oltre 103 mila.
Con 253 mila lavoratori fuori dalle regole, 48 mila totalmente in nero e ben 1 miliardo e 100 milioni di euro recuperati dai contributi evasi.
Solo il 4% delle aziende viene ispezionato, 4 su 100 sottoposte a controlli, dunque con 106 mila aziende ispezionate su 4,3 milioni (il 3,7%)

la maggior parte degli imprenditori possono dormire sonni tranquilli.

Soluzioni all’orizzonte?

Lavorare in sicurezza conviene alle imprese non soltanto per il rispetto della vita e della salute dei lavoratori, ma anche sotto il profilo specificatamente economico.
Ricerche internazionali hanno infatti dimostrato che gli investimenti in prevenzione garantiscono un ritorno su tutti i fronti, da quello produttivo a quello dell’immagine, dalla soddisfazione del personale alla sua efficienza sul lavoro.
Si calcola che per ogni euro investito in prevenzione ogni anno per ciascun dipendente, le imprese possano puntare a un ritorno economico potenziale pari a oltre il doppio.

Tutto questo lo sa bene l’Inail che infatti, anche quest’anno (siamo all’ottava edizione), ha indetto il bando ISI, mettendo direttamente a disposizione delle imprese oltre 249 milioni di euro di contributi a fondo perduto per sostenere progetti di miglioramento di salute e sicurezza negli ambienti di lavoro.
Dal 2010 l’Ente ha già erogato, in tal senso, 1,8 miliardi di euro.
I requisiti per poter accedere ai contributi sono suddivisi in cinque assi di finanziamento, differenziati in base ai destinatari e alla tipologia degli interventi da realizzare:
100 milioni di euro sono destinati a progetti di investimento e per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale,
44.406.358 euro per la riduzione del rischio da movimentazione manuale dei carichi,
ben 60 milioni sono a disposizione per la bonifica da materiali contenenti amianto,
10 milioni per progetti per micro e piccole imprese operanti nei settori del legno e della ceramica,
ed infine 35 milioni per progetti per le micro e piccole imprese del settore agricolo.

Gli incentivi, ripartiti su base regionale, saranno assegnati fino a esaurimento secondo l’ordine cronologico di ricezione delle domande che saranno indirizzate all’Inail fino al 31 maggio.

 


 

 

 

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